Per approfondimenti: http://www.classicfm.com/artists/dmitri-hvorostovsky/dmitri-hvorostovsky-dies/
Rassegna di Musica - Recensioni, presentazioni, interviste, anticipazioni dal mondo della musica classica, antica e lirica
Musica
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mercoledì 22 novembre 2017
+++ FLASH / Morto il baritono Dmitri Hvorostovsky +++
Il grande baritono Dmitri Hvorostovsky è deceduto oggi, 22 novembre 2017, nella sua casa di Londra. A darne il triste annuncio i famigliari sul suo profilo facebook. Aveva 55 anni ed era malato di tumore al cervello.
Per approfondimenti: http://www.classicfm.com/artists/dmitri-hvorostovsky/dmitri-hvorostovsky-dies/
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mercoledì 7 dicembre 2016
JESI (AN) - Al Pergolesi arriva la prima esecuzione moderna per "La Scuola de’ Gelosi” di Salieri
La prima rappresentazione in tempi moderni de “La Scuola de’ Gelosi” di Antonio Salieri in scena al Teatro Pergolesi di Jesi venerdì 13 gennaio alle ore 20,30 con replica domenica 15 alle ore 16 con la direzione di Giovanni Battista Rigon e la regia di Italo Nunziata, per la 49ª Stagione Lirica di Tradizione
JESI (AN) - “La Scuola de’ Gelosi”, dramma giocoso in due atti su libretto di Caterino Mazzolà e musica di Antonio Salieri, va in scena venerdì 13 gennaio alle ore 20,30 con replica domenica 15 alle ore 16 al Teatro Pergolesi di Jesi nella prima rappresentazione in tempi moderni dell’opera che tributò il maggior successo in vita del musicista legnaghese. Mercoledì 11 gennaio alle ore 16 è invece in programma un’Anteprima Giovani dell’opera di Salieri.
Rappresentata per la prima volta al Teatro San Moisé di Venezia nel 1778, l’opera comica ottenne subito un grande successo e si diffuse rapidamente in tutta Europa. Il libretto di Caterino Mazzolà fu revisionato nel 1783 da Lorenzo Da Ponte, per una seconda versione che andò in scena al Burgtheater di Vienna.
È la proposta della 49ª Stagione Lirica di Tradizione del Teatro G.B. Pergolesi di Jesi, nell’ambito della Stagione Lirica unica “Opera Ancona Jesi”, con titoli del grande repertorio e preziose rarità musicali nei palcoscenici delle due città, sotto il comune tema “Amore, gelosia, tradimento, follia: ritratti di donna”.
Lo spettacolo è stata realizzato su iniziativa della Fondazione culturale Antonio Salieri di Legnago, in coproduzione tra Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, Teatro Ristori di Verona, Deputazione Teatrale Teatro Marrucino di Chieti, Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, con l’adesione di Fondazione Teatri delle Dolomiti di Belluno, la partecipazione di Accademia del Maggio Musicale Fiorentino e il sostegno della Fondazione Cariverona.
“La Scuola de’ Gelosi” in programma al Teatro Pergolesi vede come direttore Giovanni Battista Rigon, la regia di Italo Nunziata, le scene di Andrea Belli, i costumi di Valeria Donata Bettella, disegno luci di Marco Giusti e l’orchestra “I Virtuosi Italiani”. Scene e costumi sono stati costruiti a Jesi, presso il Laboratorio Scenografico della Fondazione Pergolesi Spontini e la Sartoria del Teatro Pergolesi.
In scena un cast di giovani interpreti con i Solisti dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino: il Conte Bandiera è interpretato dal tenore Patrick Kabongo, la Contessa Bandiera dal soprano Francesca Longari, Blasio dal baritono Benjamin Cho, Ernestina dal soprano Eleonora Bellocci, Lumaca dal baritono Qianming Dou, Carlotta dal mezzosoprano Ana Victoria Pitts e il Tenente dal tenore Manuel Amati.
La vicenda, al di là delle consuete, divertenti schermaglie amorose tra i protagonisti tipiche del melodramma giocoso, è interessante perché coinvolge personaggi di diversa estrazione sociale – aristocratici, borghesi e servitori – anticipando situazioni drammaturgiche che ritroveremo nella trilogia Mozart-Da Ponte.
Un caleidoscopico succedersi di situazioni è proprio ciò di cui necessita la trama di una buona commedia in musica, per attirare l’attenzione dello spettatore ed è proprio quello che troviamo nella vicenda de “La Scuola dei Gelosi”. Dopo aver analizzato, quasi come al microcopio, attraverso il susseguirsi delle scene, le diverse manifestazioni e reazione che il sentimento della gelosia provoca trasversalmente nelle differenti classi sociali, i sospetti, che si credono ben fondati, preparano i mariti, le mogli o gli amanti gelosi alla loro disgrazia: hanno dei dubbi, ma non quella certezza che fornisce una confessione, la quale è quasi sempre al disopra di ogni immaginazione.
Equivoci, fraintendimenti, piccoli sotterfugi, travestimenti portano ineluttabilmente a quel vertiginoso caleidoscopio in cui non distinguiamo più nulla. Come commentò Goethe, dopo aver assistito a “La Scuola de’ Gelosi”, “il tutto è trattato con un gusto molto delicato”.
Biglietti da 15 a 70 euro.
Il cartellone Lirico prosegue sabato 14 gennaio alle ore 21, al Teatro Moriconi. I Virtuosi Italiani diretti da Alberto Martini, ed il soprano Valeria Esposito sono i protagonisti del concerto “Per la recuperata salute di Ofelia. Mozart vs Salieri”, una coproduzione tra Fondazione Pergolesi Spontini, Fondazione Culturale Antonio Salieri di Legnago e Teatro Ristori di Verona. In programma, le pagine della cantata Per la recuperata salute di Ofelia riscoperte qualche mese fa nella Biblioteca di Praga, con musiche di Wolfgang Amadeus Mozart e Antonio Salieri scritte per una grande interprete mozartiana, Nancy Storace, incluse in una nuova composizione del compositore aquilano Marco Taralli, in prima esecuzione assoluta, che intona il testo di Lorenzo Da Ponte. Il concerto è dedicato alla memoria del giornalista Alberto Pierucci, spettatore appassionato ed amico del Teatro di Jesi.
Chiude la Stagione “La Traviata” di Giuseppe Verdi, al Teatro Pergolesi venerdì 3 febbraio 2017 alle ore 20.30 e domenica 5 febbraio alle ore 16 (anteprima giovani il 1 febbraio ore 16), in un nuovo allestimento della Fondazione Pergolesi Spontini con la direzione di Giuseppe Montesano sul podio dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini. La regia è dell’italo francese Franco Dragone - creatore di eventi conosciuti in tutto il mondo tra cui le regie per il Cirque du Soleil, e la cerimonia di inaugurazione dei Mondiali di Calcio del Brasile del 2014 – che torna a Jesi dopo aver firmato, lo scorso settembre, l’inaugurazione del XVI Festival Pergolesi Spontini, in una grande festa teatrale seguita da 2500 persone. Violetta Valéry è interpretata dal giovane soprano georgiano Salome Jicia, che questa estate ha riscosso un grandissimo successo di pubblica e di critica nella Donna del lago al Rossini Opera Festival. Nel ruolo di Alfredo Germont è il tenore romeno Florin Guzgă, Giorgio Germont è Giovanni Meoni, Flora Bervoix è Mariangela Marini, Annina è Teresa Stagno, Gastone Visconte di Létorières è Riccardo Gatto, Il barone Douphol è Omar Kamata, Il marchese d’Obigny è Cuneyt Unsal, Il dottor Grenvil è Enrico Marchesini.
INFO:
www.operanconajesi.it
www.fondazionepergolesispontini.com
Biglietteria Teatro Pergolesi tel. 0731. 206888
Fondazione Pergolesi Spontini Tel. 0731.202944
JESI (AN) - “La Scuola de’ Gelosi”, dramma giocoso in due atti su libretto di Caterino Mazzolà e musica di Antonio Salieri, va in scena venerdì 13 gennaio alle ore 20,30 con replica domenica 15 alle ore 16 al Teatro Pergolesi di Jesi nella prima rappresentazione in tempi moderni dell’opera che tributò il maggior successo in vita del musicista legnaghese. Mercoledì 11 gennaio alle ore 16 è invece in programma un’Anteprima Giovani dell’opera di Salieri.
Rappresentata per la prima volta al Teatro San Moisé di Venezia nel 1778, l’opera comica ottenne subito un grande successo e si diffuse rapidamente in tutta Europa. Il libretto di Caterino Mazzolà fu revisionato nel 1783 da Lorenzo Da Ponte, per una seconda versione che andò in scena al Burgtheater di Vienna.
È la proposta della 49ª Stagione Lirica di Tradizione del Teatro G.B. Pergolesi di Jesi, nell’ambito della Stagione Lirica unica “Opera Ancona Jesi”, con titoli del grande repertorio e preziose rarità musicali nei palcoscenici delle due città, sotto il comune tema “Amore, gelosia, tradimento, follia: ritratti di donna”.
Lo spettacolo è stata realizzato su iniziativa della Fondazione culturale Antonio Salieri di Legnago, in coproduzione tra Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, Teatro Ristori di Verona, Deputazione Teatrale Teatro Marrucino di Chieti, Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, con l’adesione di Fondazione Teatri delle Dolomiti di Belluno, la partecipazione di Accademia del Maggio Musicale Fiorentino e il sostegno della Fondazione Cariverona.
“La Scuola de’ Gelosi” in programma al Teatro Pergolesi vede come direttore Giovanni Battista Rigon, la regia di Italo Nunziata, le scene di Andrea Belli, i costumi di Valeria Donata Bettella, disegno luci di Marco Giusti e l’orchestra “I Virtuosi Italiani”. Scene e costumi sono stati costruiti a Jesi, presso il Laboratorio Scenografico della Fondazione Pergolesi Spontini e la Sartoria del Teatro Pergolesi.
In scena un cast di giovani interpreti con i Solisti dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino: il Conte Bandiera è interpretato dal tenore Patrick Kabongo, la Contessa Bandiera dal soprano Francesca Longari, Blasio dal baritono Benjamin Cho, Ernestina dal soprano Eleonora Bellocci, Lumaca dal baritono Qianming Dou, Carlotta dal mezzosoprano Ana Victoria Pitts e il Tenente dal tenore Manuel Amati.
La vicenda, al di là delle consuete, divertenti schermaglie amorose tra i protagonisti tipiche del melodramma giocoso, è interessante perché coinvolge personaggi di diversa estrazione sociale – aristocratici, borghesi e servitori – anticipando situazioni drammaturgiche che ritroveremo nella trilogia Mozart-Da Ponte.
Un caleidoscopico succedersi di situazioni è proprio ciò di cui necessita la trama di una buona commedia in musica, per attirare l’attenzione dello spettatore ed è proprio quello che troviamo nella vicenda de “La Scuola dei Gelosi”. Dopo aver analizzato, quasi come al microcopio, attraverso il susseguirsi delle scene, le diverse manifestazioni e reazione che il sentimento della gelosia provoca trasversalmente nelle differenti classi sociali, i sospetti, che si credono ben fondati, preparano i mariti, le mogli o gli amanti gelosi alla loro disgrazia: hanno dei dubbi, ma non quella certezza che fornisce una confessione, la quale è quasi sempre al disopra di ogni immaginazione.
Equivoci, fraintendimenti, piccoli sotterfugi, travestimenti portano ineluttabilmente a quel vertiginoso caleidoscopio in cui non distinguiamo più nulla. Come commentò Goethe, dopo aver assistito a “La Scuola de’ Gelosi”, “il tutto è trattato con un gusto molto delicato”.
Biglietti da 15 a 70 euro.
Il cartellone Lirico prosegue sabato 14 gennaio alle ore 21, al Teatro Moriconi. I Virtuosi Italiani diretti da Alberto Martini, ed il soprano Valeria Esposito sono i protagonisti del concerto “Per la recuperata salute di Ofelia. Mozart vs Salieri”, una coproduzione tra Fondazione Pergolesi Spontini, Fondazione Culturale Antonio Salieri di Legnago e Teatro Ristori di Verona. In programma, le pagine della cantata Per la recuperata salute di Ofelia riscoperte qualche mese fa nella Biblioteca di Praga, con musiche di Wolfgang Amadeus Mozart e Antonio Salieri scritte per una grande interprete mozartiana, Nancy Storace, incluse in una nuova composizione del compositore aquilano Marco Taralli, in prima esecuzione assoluta, che intona il testo di Lorenzo Da Ponte. Il concerto è dedicato alla memoria del giornalista Alberto Pierucci, spettatore appassionato ed amico del Teatro di Jesi.
Chiude la Stagione “La Traviata” di Giuseppe Verdi, al Teatro Pergolesi venerdì 3 febbraio 2017 alle ore 20.30 e domenica 5 febbraio alle ore 16 (anteprima giovani il 1 febbraio ore 16), in un nuovo allestimento della Fondazione Pergolesi Spontini con la direzione di Giuseppe Montesano sul podio dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini. La regia è dell’italo francese Franco Dragone - creatore di eventi conosciuti in tutto il mondo tra cui le regie per il Cirque du Soleil, e la cerimonia di inaugurazione dei Mondiali di Calcio del Brasile del 2014 – che torna a Jesi dopo aver firmato, lo scorso settembre, l’inaugurazione del XVI Festival Pergolesi Spontini, in una grande festa teatrale seguita da 2500 persone. Violetta Valéry è interpretata dal giovane soprano georgiano Salome Jicia, che questa estate ha riscosso un grandissimo successo di pubblica e di critica nella Donna del lago al Rossini Opera Festival. Nel ruolo di Alfredo Germont è il tenore romeno Florin Guzgă, Giorgio Germont è Giovanni Meoni, Flora Bervoix è Mariangela Marini, Annina è Teresa Stagno, Gastone Visconte di Létorières è Riccardo Gatto, Il barone Douphol è Omar Kamata, Il marchese d’Obigny è Cuneyt Unsal, Il dottor Grenvil è Enrico Marchesini.
INFO:
www.operanconajesi.it
www.fondazionepergolesispontini.com
Biglietteria Teatro Pergolesi tel. 0731. 206888
Fondazione Pergolesi Spontini Tel. 0731.202944
Etichette:
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I Virtuosi Italiani,
Jesi,
opera,
stagioni 2016-2017,
Teatro G.B. Pergolesi di Jesi
Ubicazione:
60035 Jesi AN, Italia
mercoledì 5 ottobre 2016
COMO / “Così fan tutte” inaugura la stagione del Teatro Sociale
![]() |
| "Così fan tutte" - Teatro Sociale di Como / OperaLombardia, Ph. Alessia Santambrogio. |
COMO - Sul palcoscenico dove aveva debuttato vent’anni fa, quello del Teatro Sociale di Como, Francesco Micheli firma la regia per il titolo inaugurale, “Così fan tutte” di Mozart (6 e 8 ottobre, poi in replica a Pavia, Brescia e Cremona), imperniata sulla partecipazione di 40 ragazzi non professionisti (diversi in ognuna delle città toccate dalla produzione di OperaLombardia), che per mesi hanno seguito un laboratorio teatrale “La scuola degli amanti”, grazie al quale i giovanissimi appassionati o curiosi del teatro stanno avendo la possibilità di confrontarsi direttamente col mondo della lirica. Sul podio dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali Gianluca Capuano.
Il regista Francesco Micheli ha deciso di creare uno spettacolo fresco, giovane, ovviamente tutto incentrato sull’amore e sulle sue sfaccettature, mettendo in scena un’opera ma anche una “scuola” di teatro e di vita: a questo scopo ha selezionato 40 ragazzi tra i 14 e i 30 anni che, dalla fine del marzo scorso, hanno seguito i laboratori teatrali condotti da Eleonora Moro che gli hanno permesso di andare in scena come figuranti, vivendo così un’esperienza che non li vedrà più soltanto spettatori ma parte integrante dell’allestimento e partecipi di quel che accade anche dietro le quinte.
COSÌ FAN TUTTE ossia La scuola degli amanti
Dramma giocoso in due atti KV 588. Musica di Wolfgang Amadeus Mozart.
Libretto di Lorenzo Da Ponte.
Prima rappresentazione: Vienna, Burgtheater, 26 gennaio 1790
Direttore Gianluca Capuano / Francesco Pasqualetti
Regia Francesco Micheli
Scene e luci Nicolas Bovey
Costumi Giada Masi
Training e Laboratori teatrali Eleonora Moro
Maestro del coro Giuseppe Califano
Fiordiligi Gioia Crepaldi
Dorabella Victoria Yarovaya
Guglielmo Pablo Gálvez
Ferrando Matteo Mezzaro
Despina Barbara Massaro
Don Alfonso Andrea Porta
La Scuola degli Amanti
Coro OperaLombardia
Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano
Coproduzione Teatri di OperaLombardia
Nuovo allestimento
Info
Biglietteria Piazza Verdi, 22100 Como
tel. +39. 031.270170
biglietteria@teatrosocialecomo.it - www.teatrosocialecomo.it
TUTTE LE RECITE LOMBARDE
Como, Teatro Sociale: 6 e 8 ottobre 2016
Pavia, Teatro Fraschini: 14 e 16 ottobre 2016
Brescia, Teatro Grande: 21 e 23 ottobre 2016
Cremona, Teatro Ponchielli: 28 e 30 ottobre, 1 novembre 2016
Etichette:
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Mozart,
opera,
stagioni 2016-2017,
Teatro Sociale di Como
Ubicazione:
22100 Como CO, Italia
domenica 2 ottobre 2016
Addio a Neville Marriner, il grande direttore d'orchestra si è spento a 92 anni
E' morto a 92 anni sir Neville Marriner, celebre violinista e direttore d'orchestra britannico, fondatore e a lungo guida dell'Academy of St Martin in the Fields Orchestra di Londra, tra i più grandi direttori del mondo. Nato a Lincoln il 15 aprile 1924, Marriner aveva iniziato la sua carriera concertistica come virtuoso del violino, dopo aver studiato al Royal College of Music e al Conservatorio di Parigi. Già componente della London Symphony Orchestra, volle creare alla fine degli anni '50 una nuova orchestra da camera che raccogliesse i migliori giovani talenti della musica classica del regno. L'avventura cominciò con un gruppo di amici e l'ensemble prese il nome dalla storica chiesa londinese in cui fu tenuta la prima esibizione, nel 1959. L'orchestra avrebbe poi avuto fama internazionale. Solo giovedì scorso, 29 settembre, aveva diretto l'Orchestra di Padova e del Veneto al Teatro Verdi di Padova nelle ultime 3 Sinfonie di Wolfgang Amadeus Mozart, in occasione dei 50 anni dell'Orchestra veneta.
Al grande pubblico il Maestro divenne noto per aver interpretato e inciso la colonna sonora del film "Amadeus" di Milos Forman (1984), un disco che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo vincendo Grammy Award al miglior album di musica classica nel 1985. Ma la sua opera immensa, immortalata per diverse etichette discografiche tra le quali Argo, L'Oiseau Lyre, Philips Classics e EMI Classic, spazia dal Barocco al XX secolo della musica britannica, da Bach e Handel a Benjamin Britten.
venerdì 11 marzo 2016
MILANO / Due Foscari, il Leone ruggisce ancora
Trionfo per Plácido
Domingo, un Francesco Foscari monumentale nella sua fragilità umana.
Ottimo anche lo Jacopo di Meli, sul podio un Mariotti in grande
forma
DUE
FOSCARI, IL LEONE RUGGISCE ANCORA
di ELENA PERCIVALDI
(da Classicaonline)
La
ripresa dei Due Foscari di Giuseppe Verdi alla Scala è stata
annunciata con grande enfasi anche per la presenza eccezionale di Plácido
Domingo. Ma nonostante l'affollatissima conferenza stampa di lancio e il
sold out, le recensioni della “prima” sono state a dir poco
discordi, con lo stesso pubblico che ha fischiato alcuni interpreti
alternando al dissenso imbarazzanti silenzi. Non eravamo presenti alla
prima rappresentazione ma abbiamo assistito alla recita del 9 marzo,
suggellata invece da applausi scroscianti. E non possiamo che essere
d'accordo con questi ultimi.
D'accordo:
Plácido Domingo non è un baritono e non lo sarà mai. Ma il suo
accostarsi in età avanzata a complessi ruoli verdiani di tessitura
baritonale (Conte di Luna, Simon Boccanegra, Rigoletto, ora dopo Londra
di nuovo Francesco Foscari) è senza dubbio coraggioso e si giustifica
di per sé vista l'enorme passione musicale che ha questo artista
immenso, longevo come pochi e dotato di una sensibilità sopraffina. In
alcuni casi (Trovatore) il risultato è stato dubbio. Ma qui come
Francesco il grande madrileno, a 75 anni suonati, dimostra di avere
ancora molto da dire e da regalare al pubblico. Il volume vocale è
ancora ragguardevole, ma è la sua presenza scenica imponente a fare la
differenza insieme alla capacità di immedesimarsi completamente nel
dramma umano di un uomo conteso tra affetto paterno e ruolo politico. Il
suo Francesco trema, piange, soffre e resta grande e monumentale nella
sua fragilità umana, senza mai perdere neppure per un istante la dignità.
Prestazione maiuscola e applausi scroscianti per il Leone che ruggisce
ancora.
Splendida
anche la prova di Francesco Meli, che dopo qualche incertezza
iniziale ha deliziato il pubblico con la sua voce chiara, il fraseggio
impeccabile, la purezza del timbro adamantino. Per lui e il suo Jacopo
ovazione strameritata. Così come gli applausi convinti ad Anna
Pirozzi e alla sua Lucrezia Contarini hanno messo a tacere i fischi
che ingiustamente le sono stati tributati alla prima (e che si è capito
che erano preconcetti ed eterodiretti). La Pirozzi ha dimostrato di
possedere volume e agilità e ha dato al ruolo lo spessore drammatico
richiesto, confermandosi interessante voce verdiana non a caso contesa
un po' ovunque. Solido il Loredano di Andrea Concetti, buoni gli
altri ruoli: Edoardo Milletti (Barbarigo), Chiara Isotton
(Pisana), Azer Rza–Zade
(Fante) e Till von Orlowsky (Servo), questi ultimi solisti
dell’Accademia di Perfezionamento per cantanti Lirici.
Michele
Mariotti si conferma uno dei più interessanti giovani direttori in
circolazione. La sua lettura dell'opera è stata meticolosa e brillante
e ha saputo integrare con maestria le lacune drammatiche di una messa in
scena monocorde per limiti intrinseci, rivestendola di inediti colori.
Un lavoro ben riuscito grazie all'ottima performance dell'Orchestra e
del Coro.
Quanto
alla regia e alle scene, ci permettiamo di dissentire dalle pur
autorevoli stroncature che abbiamo letto in questi giorni. Alvis
Hermanis, che già apprezzammo moltissimo in occasione del Die
Soldaten di Zimmermann, ha recuperato le atmosfere veneziane
romantiche evocate da Francesco Hayez riconoscendo umilmente che non può
esistere il Verdi dei Due Foscari senza il grande pittore
lagunare (e milanese d'adozione). Le proiezioni di Ineta Sipunova
sui pannelli che salivano e scendevano durante i vari quadri
trasportavano lo spettatore in una Venezia
nebbiosa, rarefatta e sognante
e sottolineavano la solitudine dei personaggi nel loro dramma
umano che si compie in nome della ragione (cinica, e sbagliata) di
Stato. Azzeccata la trovata di ambientare la scena delle prigioni in
mezzo a tante statue diverse del Leone di San Marco: essi si
materializzavano intorno al povero Jacopo in delirio come un incubo
goyano, trasformandosi da solare e anaforico simbolo della patria amata
a tremenda, ossessiva prefigurazione onirica della prossima fine, sua e
della Repubblica stessa travolta dalla decadenza. Abbondanti ovunque le
citazioni visuali, da Carpaccio a Tintoretto,
da Giovanni a Gentile Bellini, oltre all'onnipresente e
inarrivabile Hayez. Bellissimi poi i costumi di Kristìne Jurjàne,
un tripudio lussureggiante di stoffe rinascimentali ispirate al più
puro colorismo veneto.
Abbiamo
sentito critiche urticanti, sogghigni di sufficienza, sarcasmo a go-go
sulla “regia demenziale” e la “pallosa pinacoteca” (frasi
sentite in platea!) proposta sul palco. Beh, personalmente preferiamo
mille volte una lettura estetizzante, sognante ed evocativa di questo
tipo agli eccessi inutilmente provocatori e finto dissacranti, oltre che
esteticamente deprecabili, di quel Regietheatre tanto apprezzato dagli
pseudo-intellettuali radical-chic à la page. Qualche critica si può
fare al massimo ai mimi che qua e là apparivano un po' artefatti e
meccanici (ma va sottolineato anche qui il debito nei confronti, tanto
per dire, del gondolieri del Carpaccio, che forse non è stato nemmeno
colto: un ripasso di storia dell'arte sarebbe auspicabile prima di
sentenziare a vuoto...). Ma è tutto. Dopo gli immotivati fischi della
prima, il riscatto del pubblico che ha applaudito fragorosamente è più
eloquente di qualunque alzata di sopraccigli snob.
Foto
Brescia/Amisano – Teatro alla Scala
giovedì 10 marzo 2016
FANO / La Rete Lirica delle Marche presenta il "Barbiere" di Rossini
FANO - Debutta al Teatro della Fortuna di Fano, questa sera alle ore 20.30, Il barbiere di Siviglia, una coproduzione della Rete Lirica delle Marche, con la regia di Francesco Calcagnini, direttore d'orchestra Matteo Beltrami. L'opera più famosa e longeva di Gioachino Rossini, che quest'anno festeggia il suo duecentesimo anniversario, verrà riproposta in replica nel medesimo orario, sabato 12 marzo. Grandissime le aspettative, visti i risultati già palesati sul palco durante le prove generali di martedì pomeriggio, riservate alle scuole, con un teatro entusiasta, gremito di ragazzi.
Di caratura internazionale, il cast degli artisti in scena: Giulio Pelligra (Conte d'Almaviva), Bruno Praticò (Bartolo), Josè Maria Lo Monaco (Rosina), Rodion Pogossov (Figaro), Alessandro Spina (Don Basilio), Felicia Bongiovanni (Berta) e Daniele Terenzi (Fiorello). Con loro sul palco, il Coro del Teatro della Fortuna di Fano “Mezio Agostini”, in questo 2016 ai suoi primi dieci anni di attività, diretto dal Maestro Mirca Rosciani. Coinvolgente l'esecuzione musicale della FORM, Orchestra Filarmonica Marchigiana, che, diretta dal Maestro Beltrami, ha come sempre dato prova di grandi capacità.
Questo allestimento, nato al Rossini Opera Festival del 2014, ha visto l'attivo e fruttuoso coinvolgimento dei ragazzi dell'Accademia di Bella Arti di Urbino, che hanno saputo ideare e progettare, con entusiasmo e competenza, scene, costumi e video dell'opera. Addirittura videomappando l'intero Teatro della Fortuna di Fano per offrire al pubblico affascinanti proiezioni tra ordini e platea. Per rendere, secondo l'idea del regista, “la sala e il palcoscenico come un'enorme scenografia precostituita dentro la quale far accedere l'opera. Un teatro che sogna il Barbiere”.
Per biglietti e informazioni: 0721.800750; botteghino@teatrodellafortuna.it
Vivaticket e Liveticket. I biglietti di loggione sono in vendita nei giorni di spettacolo, ossia giovedì e sabato, dalle ore 10.30 alle 12.30 e dalle 17.30 sino a inizio spettacolo alle 20.30.
Di caratura internazionale, il cast degli artisti in scena: Giulio Pelligra (Conte d'Almaviva), Bruno Praticò (Bartolo), Josè Maria Lo Monaco (Rosina), Rodion Pogossov (Figaro), Alessandro Spina (Don Basilio), Felicia Bongiovanni (Berta) e Daniele Terenzi (Fiorello). Con loro sul palco, il Coro del Teatro della Fortuna di Fano “Mezio Agostini”, in questo 2016 ai suoi primi dieci anni di attività, diretto dal Maestro Mirca Rosciani. Coinvolgente l'esecuzione musicale della FORM, Orchestra Filarmonica Marchigiana, che, diretta dal Maestro Beltrami, ha come sempre dato prova di grandi capacità.
Questo allestimento, nato al Rossini Opera Festival del 2014, ha visto l'attivo e fruttuoso coinvolgimento dei ragazzi dell'Accademia di Bella Arti di Urbino, che hanno saputo ideare e progettare, con entusiasmo e competenza, scene, costumi e video dell'opera. Addirittura videomappando l'intero Teatro della Fortuna di Fano per offrire al pubblico affascinanti proiezioni tra ordini e platea. Per rendere, secondo l'idea del regista, “la sala e il palcoscenico come un'enorme scenografia precostituita dentro la quale far accedere l'opera. Un teatro che sogna il Barbiere”.
Per biglietti e informazioni: 0721.800750; botteghino@teatrodellafortuna.it
Vivaticket e Liveticket. I biglietti di loggione sono in vendita nei giorni di spettacolo, ossia giovedì e sabato, dalle ore 10.30 alle 12.30 e dalle 17.30 sino a inizio spettacolo alle 20.30.
martedì 9 febbraio 2016
TORINO / Da stasera al Regio la nuova "Tosca" di Palumbo e Abbado in prima europea
![]() |
| Daniele Abbado |
Renato Palumbo dirige l’Orchestra e il Coro del Teatro Regio, la regia è di Daniele Abbado. Il melodramma di ambientazione storica, dalle forti tinte drammatiche, vanta un cast di solisti di fama internazionale: María José Siri, Roberto Aronica e Carlos Álvarez. Questa produzione è realizzata con il contributo della Società Reale Mutua di Assicurazioni.
La Prima dell’opera è trasmessa in diretta da Rai-Radio3 alle 20, trasmissione inserita anche all’interno del circuito Euroradio. Come di consueto si potrà seguire il backstage, nonché scoprire divertenti curiosità sugli interpreti e sull’allestimento, guardando le Pillole di Passione di Paola Giunti, visibili sul sito del Regio www.teatroregio.torino.it e sul canale YouTube.com/TeatroRegioTorino.
Biglietti in vendita presso la Biglietteria del Teatro Regio, piazza Castello 215
Tel. 011.8815.241/242
presso Infopiemonte-Torinocultura
alla Biglietteria del Teatro Stabile
on line su www.teatroregio.torino.it e telefonicamente con carta di credito al n. 011.8815.270.
Info: tel. 011.8815.557.
Teatro Regio, martedì 9 febbraio 2016, ore 20
lunedì 8 febbraio 2016
SCALA / Tutt’altro che Vanità: il Trionfo di Handel (e del Barocco)
Applausi convinti per la messa in scena scaligera del “Trionfo del Tempo e del Disinganno”, oratorio scritto dal ventiduenne compositore sassone durante il suo soggiorno romano
di Elena Percivaldi
di Elena Percivaldi
Il trionfo, l’altra sera alla Scala, oltre che del Tempo e del Disinganno è stato di Handel e della musica barocca in generale. A onta dei numerosi posti vuoti (ci riferiamo alla recita del 30 gennaio), il successo di questo lavoro poco conosciuto e poco rappresentato del grande sassone (a parte la sensualissima e sublime “Lascia la spina”, già sarabanda nell’Almira del 1705, riutilizzata a Londra nel Rinaldo come “Lascia ch’io pianga” e destinata a fama imperitura come aria di baule per innumerevoli interpreti) è stato infatti notevole: a riprova che anche Milano ha il suo pubblico fedele al genere, magari non così numeroso come quello che solitamente accorre al repertorio romantico e ottocentesco, ma di certo dotato al solito di gusto e capacità di apprezzare le cose belle quando le vede e le ascolta. E questa messa in scena dell’oratorio che Handel giovinetto compose nel 1707 per Roma una cosa bella lo è. E molto.
Come di consueto in questo genere di lavori a stampo moraleggiante – giacché l’opera era vietata nell’Urbe dei Papi -, l’azione praticamente non esiste. Il libretto composto dal cardinale Benedetto Pamphilj si basa su un classico topos dell’epoca, le variazioni sul tema (con ammiccamenti macabri annessi) della Vanitas e del Memento Mori. Quattro i personaggi in scena: Bellezza e Piacere (soprani), Tempo e Disinganno (contralto il secondo, tenore il primo contrariamente alla prassi di conferire il ruolo a un basso: la scelta fu dettata ad Handel probabilmente dai cantanti che aveva a disposizione). Trama: Bellezza è felice perché crede d’esser bella in eterno, sorretta in questa convinzione da Piacere suo alleato; Disinganno le mostra la cruda Verità: il Tempo inesorabile farà sfiorire le rose e tutto finirà in cenere. Conclusione: Bellezza si spaventa, si pente, abbandona Piacere e si converte, accolta da un Angelo della redenzione mandatole direttamente dal Cielo.
Senza praticamente dinamica alcuna, né colpi di scena roboanti, né clamorosi deus ex machinacome si possono proporre in teatro quasi due ore e mezza di musica, per quanto sublime, senza risultare noiosi? Il modo scelto dai registi Jürgen Flimm e Gudrun Hartmann anche grazie alle scene di Erich Wonder è semplice ma geniale: calare le quattro Allegorie (che di ciò alla fine si tratta) nel mondo umano e quindi nel tempo, lasciandole contemporaneamente fuori dal tempo stesso. La scena viene posta in un grande locale Déco (ispirato, ci dicono le note di sala, alla brasserie La Coupole di Boulevard Montparnasse a Parigi, inaugurata nel 1927). Siamo alla fine di una serata qualunque, con avventori qualunque che ciacolano e brindano forse un po’ annoiati dal rito mondano tutto borghese di frequentarsi, parlottare, corteggiarsi, stretti nei loro bellissimi abiti alla moda (firmati da Florence von Cerkan). Il loro brulicare, andare e venire, sbevazzare e ridacchiare circoscritto nel tempo e nello spazio, allietato da trovate simpatiche come gli avventori che entrano nel locale per sfuggire alla tempesta di neve o la sfilata di moda sul bancone, o intervallato da presenze meno coerenti come due bimbi vestiti da chierichetti o un gruppo di suore.
Esso fa da sfondo al dramma eterno che si consuma sul proscenio, dove Bellezza, una giovane donna proprompente dalla chioma biondo platino, si guarda allo specchio e medita: Oggi sono così, “ma pur un dì mi cangerò”. E se Piacere si affanna a convincerla del contrario, a guastare la festa ci pensano Tempo e Disinganno con la loro risposta ineluttabile: tutto è caduco, meglio redimersi fin che si è in tempo. A fare da trait d’union tra tempi moderni e assenza di tempo, oltre agli avventori che comunque a tratti interagiscono con le Allegorie, è lui, Handel in persona, che compare in abiti settecenteschi e parruccone suonando l’organo (che proviene invero dal golfo mistico) durante l’omaggio (allusione erotica?) che il cardinale Pamphilij, forse invaghitosi del giovane compositore, gli dedicò sui versi “Un leggiadro giovinetto, / bel diletto / desta i suono lusinghier”. Abbattute e normalizzate le barriere, unico appiglio resta la Musica, con la sua scultorea ed eterna bellezza, a ricordarci “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” e l’infinita vanità del tutto.
Esso fa da sfondo al dramma eterno che si consuma sul proscenio, dove Bellezza, una giovane donna proprompente dalla chioma biondo platino, si guarda allo specchio e medita: Oggi sono così, “ma pur un dì mi cangerò”. E se Piacere si affanna a convincerla del contrario, a guastare la festa ci pensano Tempo e Disinganno con la loro risposta ineluttabile: tutto è caduco, meglio redimersi fin che si è in tempo. A fare da trait d’union tra tempi moderni e assenza di tempo, oltre agli avventori che comunque a tratti interagiscono con le Allegorie, è lui, Handel in persona, che compare in abiti settecenteschi e parruccone suonando l’organo (che proviene invero dal golfo mistico) durante l’omaggio (allusione erotica?) che il cardinale Pamphilij, forse invaghitosi del giovane compositore, gli dedicò sui versi “Un leggiadro giovinetto, / bel diletto / desta i suono lusinghier”. Abbattute e normalizzate le barriere, unico appiglio resta la Musica, con la sua scultorea ed eterna bellezza, a ricordarci “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” e l’infinita vanità del tutto.
Sul piano musicale, l’esecuzione scaligera si segnala per almeno due ragioni. La prima: la creazione da parte di Diego Fasolis, appositamente per questa occasione, di un’orchestra su strumenti storici che sarà destinata, da qui ai prossimi anni, a portare al Piermarini almeno un’opera barocca a stagione (finalmente!). La seconda: l’esecuzione stessa, pregevole per la varietà del timbro e la qualità dell’organico, capace di esaltare i variegati e multiformi colori di una partitura non facile e sicuramente geniale sia per qualità, sia per inventiva, sia per la stupefacente (e rapidissima) assimiliazione di tutti i registri compositivi in uso nell’Italia del tempo.
Nel complesso si sono dimostrati all’altezza della situazione anche i solisti, salutati alla fine con una vera e propria ovazione. Martina Jankovà, soprano svizzero di origine ceca, ha saputo interpretare molto bene la trasformazione progressiva di Bellezza da Marilyn a Maddalena penitente, cogliendone tutte le sfaccettature grazie anche ad un mezzo vocale corposo, duttile e agile. Un po’ più in difficoltà è sembrata Lucia Cirillo: il suo Piacere è stato tratteggiato in maniera elegante ed efficace, ma quanto a volume non ha retto in maniera omogenea il grande sforzo richiesto dalla partitura, tanto che nell’ultima terribile aria di tempesta, “Come nembo”, è parsa in difficoltà con la tenuta dei fiati e imprecisa in alcune colorature. Apprezzabilissima come sempre è stata Sara Mingardo, voce magnetica dai gravi rotondi e bruniti, che ha confermato ancora una volta (semmai ce ne fosse bisogno) la sua statura di interprete barocca di riferimento. Chiude il quartetto Leonardo Cortellazzi, un Tempo sicuramente corretto ma forse un po’ algido per risultare appieno coinvolgente.
Da Classicaonline.
Nel complesso si sono dimostrati all’altezza della situazione anche i solisti, salutati alla fine con una vera e propria ovazione. Martina Jankovà, soprano svizzero di origine ceca, ha saputo interpretare molto bene la trasformazione progressiva di Bellezza da Marilyn a Maddalena penitente, cogliendone tutte le sfaccettature grazie anche ad un mezzo vocale corposo, duttile e agile. Un po’ più in difficoltà è sembrata Lucia Cirillo: il suo Piacere è stato tratteggiato in maniera elegante ed efficace, ma quanto a volume non ha retto in maniera omogenea il grande sforzo richiesto dalla partitura, tanto che nell’ultima terribile aria di tempesta, “Come nembo”, è parsa in difficoltà con la tenuta dei fiati e imprecisa in alcune colorature. Apprezzabilissima come sempre è stata Sara Mingardo, voce magnetica dai gravi rotondi e bruniti, che ha confermato ancora una volta (semmai ce ne fosse bisogno) la sua statura di interprete barocca di riferimento. Chiude il quartetto Leonardo Cortellazzi, un Tempo sicuramente corretto ma forse un po’ algido per risultare appieno coinvolgente.
Da Classicaonline.
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Trionfo del Tempo e del Disinganno
Ubicazione:
Milano, Italia
lunedì 16 novembre 2015
TORRE DEL LAGO / A Jonas Kaufmann il 44° Premio Puccini
TORRE DEL LAGO - E' il tenore bavarese Jonas Kaufmann ad aggiudicarsi il Premio Puccini 2015, il riconoscimento che la
Fondazione Festival Pucciniano attribuisce ogni anno ad artisti del
mondo del melodramma la cui carriera segna memorabili interpretazioni
dei capolavori di Giacomo Puccini.La consegna del Premio avverrà nel corso di una cerimonia in programma il prossimo 18 dicembre a Torre del Lago Puccini (Auditorium Enrico Caruso, ore 19.30) in occasione della quale interagirà con i giovani artisti del Festival stesso.
Il Mese Pucciniano prenderà il via il 29 novembre con la commemorazione della scomparsa del Maestro e vedrà numerosi appuntamenti musicali che si svolgeranno sino al Puccini Day del 22 dicembre.
Info: www.puccinifestival.it
venerdì 23 ottobre 2015
MILANO / Alla Scala un Falstaff irresistibile e di gran classe
Ovazioni per il capolavoro verdiano, penultimo titolo della maxi stagione Expo.
Sul podio Gatti, mattatore assoluto il baritono Nicola Alaimo
di Elena Percivaldi
(da Classicaonline)
Applausi e ovazioni per tutti e un trionfo meritato per il “Falstaff” di Giuseppe Verdi, penultimo titolo della gigantesca stagione Expo del Teatro alla Scala. E un grande ritorno per Daniele Gatti che, dopo la contestata Traviata che aveva aperto due stagioni fa, si è riconciliato con pubblico e critica con una prestazione davvero maiuscola. Ha contribuito al successo, e non poco, la messa in scena di Robert Carsen, che riprende quella già proposta nel 2013 (allora sul podio c’era Daniel Harding: questa è una coproduzione Scala, Royal Opera House di Londra, Canadian Opera Company di Toronto, Metropolitan di New York e De Nationale Opera di Amsterdam) in maniera assolutamente irresistibile. La vicenda è nota. Falstaff, anziano e grasso esponente della nobiltà inglese in piena decadenza, cerca di sedurre le borghesi arricchite Alice Ford e Meg Page ma viene scoperto e alla fine gabbato. La vicenda, tratta da Shakespeare (Le allegri comari di Windsor e in misura minore Enrico IV) è liberamente adattata da un Arrigo Boito in stato di grazia con un libretto di debordante ironia e comicità. Queste doti sono a loro volta esaltate da una partitura incalzante, energica, frizzante: il miracolo estremo di un compositore che a ottant’anni suonati (la prima è alla Scala, nel febbraio 1893) non ha timore di mettersi in gioco e anzi si dimostra straordinariamente capace di sperimentare e di innovare più e meglio di tanti altri con meno primavere sulle spalle.
Carsen sceglie di ambientare la vicenda, originariamente collocata nel XV secolo, nella Londra degli Anni Cinquanta. Alla nobiltà ormai vetusta e in irreversibile declino è contrapposta (anche grazie agli splendidi costumi di Brigitte Reiffenstuel) l’arrembante Middle Class, dotata di scarsa classe ma in fase di poderosa ascesa dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. A entrambi importa solo il denaro. E sullo sfondo delle scene (magnifiche) di Paul Steinberg che richiamano per gli esterni gli ambienti di caccia (Windsor è, appunto, tenuta di caccia) e per gli interni i tipici salotti inglesi, si consuma una commedia frizzante e irresistibile che punta molto sulle capacità attoriali dei protagonisti, esaltate dal pubblico che risponde con frequenti risate. Né mancano anche momenti di profonda e malinconica meditazione, come l’inizio del terzo atto, in cui Falstaff rampogna sul cinismo del mondo in compagnia di un cavallo che rumina la sua biada. La morale, comunque, resta sempre quella: «Tutto nel mondo è burla. / L’uom è nato burlone», e quindi tutti quanti, spettatori compresi, risultano gabbati dalla vita: l’unica cosa da fare è riderci sopra e stare al gioco.
Lo spettacolo è, sotto tutti gli aspetti, pienamente riuscito. Se sul piano teatrale è risultato come detto di grande godibilità ed efficacia, su quello musicale non ha deluso le aspettative. Gatti ha dato della partitura una lettura dinamica, trasparente e pulita, dipingendo in maniera eccellente tanto i momenti energici e frizzanti quanto quelli più notturni e meditativi. All’ottima prestazione di direttore e orchestra ha corrisposto un’altrettanto esaltante interpretazione da parte dei cantanti, tutti perfetti e a loro agio nelle rispettive parti. Nicola Alaimo è stato un Falstaff monumentale. Dotato di presenza scenica strabordante, il baritono palermitano ha confermato di possedere mezzi vocali di tutto rispetto e una capacità attoriale di primissimo ordine, tratteggiando un Sir John opulento, ironico, spiritoso ma mai grottesco, e riuscendo a dare rara profondità e credibilità ai momenti meditativi e di rampogna. Il pubblico lo ha premiato con una vera e propria ovazione. Altrettanto efficaci, sia singolarmente che nei momenti di insieme, le comari di Windsor: Eva Mei (Alice), Laura Polverelli (Meg) e soprattuttoMarie-Nicole Lemieux (Mrs. Quickly). Di quest’ultima non si può non sottolineare, oltre alla voce piena e possente, la verve comica che si esalta soprattutto nei dialoghi con Sir John (esilaranti le riverenze e gli ammiccamenti) e nella scena corale del Quadro II, quella della cesta. Da segnalare anche la Nannetta di Eva Liebau, tanto graziosa e leggera quanto appassionato e accorato è il “suo” Fenton interpretato da Francesco Demuro. Notevole il Ford di Massimo Cavalletti, dotato di voce piena, garbo (ed eleganza, anche quando finge di essere il grottesco signor Fontana) e ottima presenza scenica. Corretti, briosi e divertenti sia il Bardolfo di Patrizio Saudelli che il Pistola di Giovanni Battista Parodi, e pedante il giusto (ma risulta comunque simpatico) il Dottor Cajus di Carlo Bosi. Ottimo, ma non è certo una novità soprattutto trattandosi di Verdi, il coro diretto da Bruno Casoni. Alla fine, strameritati applausi per tutti.
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martedì 20 ottobre 2015
MILANO / “Apollo et Hyacinthus”, il candore (malizioso) del giovane Mozart
Al Teatro Litta di Milano, Coin du Roi porta in scena la “prima” filologica dell’opera giovanile del genio salisburghese
di Elena Percivaldi
(da Classicaonline)
Quando “Apollo et Hyacinthus”, intermezzo in un prologo e due cori, andò per la prima volta in scena a Salisburgo, il 13 maggio 1767, Wolfgang Amadeus Mozart aveva 11 anni. Era un ragazzino prodigio, conosciuto ormai in mezza Europa non solo come straordinario esecutore ma sempre più anche come compositore. Insomma, un’autentica promessa. A commissionare il lavoro era stato il ginnasio dei benedettini di Salisburgo: tradizionalmente il loro anno scolastico si chiudeva con la rappresentazione di un testo in prosa, rigorosamente in latino, mentre i giovani cantori (avevano tra i 12 e i 17 anni) potevano mettere in mostra le loro doti musicali in un apposito intermezzo anch’esso in latino. Il libretto dell’operina, come dell’intero testo drammatico (titolo: Clementia Cresi, la Clemenza di Creso) fu scritto da padre Rufinus Widl. Le musiche invece furono affidate al giovanissimo prodigio, forse su segnalazione dell’arcivescovo di Salisburgo Sigismund III Christoph, che aveva a servizio il padre Leopold ma mostrava di proteggere e apprezzare molto anche il piccolo Wolferl.
Il lavoro, di stampo moraleggiante, è fortemente educlorato rispetto ai contenuti del mito. La ben nota relazione amorosa tra Apollo e il bellissimo giovinetto Giacinto – e tormentata dal vento Zefiro, anch’esso invaghitosi di lui – è “neutralizzata” con l’inserimento della figura di Melia, sorella di Giacinto e vero obiettivo degli spasimi sia del dio che del vento (né poteva essere altrimenti, data la destinazione dell’opera ad un pubblico giovanile). La gelosia di Zefiro per Apollo, che ha deciso di sposare la fanciulla, provoca la morte di Giacinto, la sua stessa scomparsa e, alla fine, la sublimazione del giovane morto nell’omonimo fiore e la catarsi finale. Ma se il libretto è scolastico e stilisticamente monotono, spumeggiante e variegata è invece la musica di Mozart, che nonostante la giovane età riversa nella partitura tutto quello che ha fino a quel momento imparato: non solo musicalmente, frequentando i ben più anziani colleghi e studiando in giro per l’Europa, ma anche dalla vita, primi fremiti dell’adolescenza compresi. Dimostrando così una tanto precoce quanto sorprendente dimestichezza con il complesso universo che riguarda i sentimenti dell’animo umano.
Elina Shimkus (Melia) – Foto di Ernesto Casareto
“Apollo et Hyacinthus” KV 38 è una vera e propria rarità. Scarsissime le rappresentazioni e poche anche le incisioni. Per questo la messa in scena proposta da Coin du Roi nei giorni 16,17 e 18 ottobre presso il Teatro Litta di Milano rappresentava un’occasione da non perdere per musicofili e addetti ai lavori, tanto più che il M° Christian Frattima, direttore dell’Orchestra, ha dichiarato di voler proporre una lettura filologica dell’opera condotta, come lui stesso da scritto nel saggio pubblicato sul libretto di sala, «sul manoscritto mozartiano della Staatsbibliothek di Berlino e quello della Westdeutschen Bibliothek in Marburg/Lahn». Lo scopo? Capire fin dove si è spinta effettivamente la creatività del giovane Mozart e dove invece ci ha messo la mano il padre Leopold. Risultato: confermato l’intervento (anche grafico) del padre sulla partitura, «ma solo nella correzione di ingenuità e di piccole dimenticanze venali. Tutto il resto è visibilmente vergato dal genio undicenne». Quindi farina del suo sacco.
Il lavoro di Frattima ci è sembrato molto interessante per come ha saputo ricostruire con cura non solo il testo musicale (stabilendo, come si diceva, i confini degli interventi padre-figlio) ma anche alcuni dettagli importanti della prassi esecutiva del tempo, a cominciare dalla pronuncia del latino “alla tedesca”, scelta da lui motivata dal fatto che Mozart aveva finora viaggiato nel Centro e Nord Europa e non ancora in Italia e dunque doveva conocerlo con questo accento e non secondo la lezione ecclesiastica che invece avrebbe utilizzato nella maturità. La sua direzione è stata brillante e coinvolgente, restituendo a questa partitura sicuramente poco nota al grande pubblico tutta la freschezza e l’originalità del giovane Wolfgang. Rieccola quindi musica palpitante e viva.
Analoga operazione-brio è stata condotta visivamente, ma con risultati alterni, da Alessio Pizzech e Davide Amadei. La regia del primo ha puntato tutto, almeno nella prima parte, sull’elemento erotico di cui il mito è cosparso recuperando gli elementi (omosessualità, triangoli amorosi, ecc.) che erano stati “censurati” dal Widl, che quindi si vedono chiaramente sul palco. Tuttavia proprio tenenedo presente il contesto in cui l’opera è nata, la carnalità con cui i personaggi di continuo si toccano e fanno effusioni risulta forse un pochino eccessiva. Quanto ai costumi di Amadei (autore anche delle minimaliste scenografie), non ci sembra particolarmente originale la scelta, ispirata alle passerelle più trendy del momento, del total white per abiti e parrucche a richiamare la deità e la classicità dell’ambientazione (unitamente a inserti di oro qua e là). Intrigante l’idea dei completi sportivi, come se i cantanti stessero in piscina o palestra e fossero impegnati nel fitness (per gli antichi greci, si sa, corpo e spirito erano tuttuno…). Per alcuni (Melia soprattutto) la scelta e azzeccata e persino elegante. Non per il povero Apollo. Infagottato in un improbabile completo bianco da rapper con tanto di inguardabile cappellino e catenazza dorata, modello boss di un ghetto de noaltri… E’ pur sempre un dio, che diamine, e sarebbe pure il dio più bello e fine di tutti! Così agghindato invece sarà pure simpatico, “uno di noi” che canta le canzoni di J-Ax, ma è davvero troppo prosaico. Truzzo e coatto.
Alessandro Giangrande (Apollo) e Elina Shimkus (Melia)
Veniamo agli interpreti vocali. Graziano Schiavone ha tratteggiato un Oebalus nobile e distinto, la voce ha un bel timbro ed è chiara e musicale, ma il peso vocale ci è sembrato un po’ leggero. I passaggi virtuosistici le note non erano chiaramente udibili e distinte, il volume insomma era un po’ basso. Ma speriamo si sia trattato di un problema passeggero. La parte di Apollo è stata affidata al brillante controtenore Alessandro Giangrande. In barba all’orribile outfit di cui sopra, non ha però tradito le aspettative né sul piano vocale né scenico, confermandosi interprete sensibile e dotato (in questo caso ci voleva proprio) di grande ironia. Buone le prove di Vilija Mikstaite come Hyacinthus, e soprattutto di Valeria Girardello, che ha reso sicuramente credibile il personaggio di Zephyrus (sensuale malvagio e sfrontato) prestandogli una voce di contralto di tutto rispetto. Ma la mattatrice della serata è stata sicuramente Elina Shimkus, splendida in tutti i sensi. La sua Melia è sensuale e conturbante (complice la regia, che l’ha letteralmente spogliata…), ma la sua vocalità è notevolissima e sembra fatta su misura per questo tipo di repertorio. Pulita, intonata, bellissima e solida in zona acuta ma ben tenuta anche nel registro centrale, la Shimkus domina il palco con la sua personalità e presenza scenica e alla fine ottiene un meritato trionfo. Menzione per il coro e anche per i due spettacolari modelli che hanno fatto da comparsa intervenendo soprattutto nell’ultima parte: si perdona loro il vestito da nuotatore con tanto di occhialini e ciabatte, si fa un bel sorriso e ci si riempie gli occhi di tanta grazia. Anche questo, in fondo, è spettacolo. O no?
Surge Hyacinthe – Foto di Ernesto Casareto
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mercoledì 14 ottobre 2015
PISA / “Il Trionfo dell’Onore” di Alessandro Scarlatti "parla" contemporaneo (e fa tutto esaurito)
PISA - “II trionfo dell’onore”, ovvero “Il dissoluto pentito” opera comica in tre atti di Alessandro Scarlatti su libretto di Francesco Antonio Tullio, ispirata alla figura di Don Giovanni e ambientata a Pisa, rivivrà nella nuova produzione firmata da Opera Network e Ensemble San Felice, venerdì 16 ottobre alle ore 20.30 presso il Teatro Verdi (Sala “Titta Ruffo”, Pisa). Capolavoro appartenente al genere comico di Scarlatti, l’opera andrà in scena in una versione originale e contemporanea, per la regia di Mario Setti dei NEM - Nuovi Eventi Musicali, il cast e gli strumentisti dell’Ensemble San Felice diretti dal M° Federico Bardazzi. La produzione è di Opera Network, nata con lo scopo di valorizzare i giovani artisti e tecnici al termine di percorsi di alta formazione, dando loro la possibilità di esibirsi accanto ad artisti e professionisti già affermati. Il coordinamento artistico è di Paolo Bellocci. L’evento fa parte del Don Giovanni Festival a Pisa, in collaborazione con Teatro Metastasio di Prato e con il sostegno dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
Gli abiti di scena sono stati ideati e creati da Enrico Coveri: ciò ha contribuito a creare una contemporaneità ricca di colori, grazie alla maison di alta moda che ha aperto il suo atelier, mettendo le sue maestranze a disposizione dell’iniziativa. I gioielli sono a cura di Le Arti Orafe - Contemporary Jewellery School. Le proiezioni video sono di Simone Cinelli.
Alessandro Scarlatti (Palermo 1660 – Napoli 1725) con il trionfo dell’onore firmò un’opera innovativa, in cui volle che tutti i personaggi facessero uso della lingua italiana invece di quella napoletana. Già messa in scena nel Seicento da Tirso de Molina e da Molière, l’opera fu rappresentata per la prima volta al Teatro dei Fiorentini di Napoli il 26 novembre 1718. La regia svela l’attualità dell’opera, fatta di contrasti, prendendo spunto dalla vicenda del Don Giovanni, tema universale che varca i confini della storia.
La scena si svolge alla fine del Seicento presso le ville di Flaminio e di Cornelia, poco lontano da Pisa. Sul palco a pianta circolare, circondato dal pubblico, si intrecceranno le vicende amorose degli otto protagonisti: Riccardo Albenori, un impenitente giovane dongiovanni, interpretato dal soprano Maria Costanza Nocentini, tenta Dolarice (il soprano Laura Andreini) dopo aver sedotto Leonora (il soprano Susanne Ekberg), sorella del suo amico Flaminio (il tenore Moises Salazar), a sua volta fidanzato dell'altra e che per questo vuol vendicare nel sangue il doppio affronto. Personaggi secondari costruiscono le situazioni comiche tutte basate sugli equivoci amorosi: il goffo Erminio (il tenore Kentaro Kitaya), zio di Riccardo, che vorrebbe sciogliersi dall'impegno di sposare la ricca ma brutta Cornelia (l’alto Francesco Ghelardini) e corre dietro alla cameriera Rosina (il mezzosoprano Floriano d’Auria), che già amoreggia con Rodimarte (il baritono Andrea Sari), tipico capitano smargiasso di commedia. Solo il pentimento finale di Riccardo ristabilisce le giuste coppie come previsto dai canoni dello spettacolo di corte.
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| backstage dell'opera |
Dice il regista Mario Setti: “La regia si basa su un gioco di contrasti perché trovo che questa sia la specifica di quest’opera buffa del ‘700 napoletano classico, che ha come caratteristica fondamentale il fatto di prendere spunto dalla vicenda di Don Giovanni. Il tema di Don Giovanni è un tema universale, e per questo ho inserito anche il lato oscuro e morboso della vicenda. 8 personaggi e 4 coppie rappresenteranno si i loro sentimenti sulla scena, ma anche l’opposto del loro ruolo e della loro funzione drammaturgica, il tutto in un’ottica contemporanea. Le proiezioni di Simone Cinelli rappresenteranno lo stato d’animo delle varie situazioni che si alterneranno al centro della scena, con il pubblico tutto intorno al perimetro della scena circolare”.
Francesco Martini Coveri, direttore Artistico della Maison Enrico Coveri, stilista eclettico dalla spiccata curiosità per l’arte, fra cui la musica (realizza in prima persona la colonna sonora delle sue sfilate), ha accettato con entusiasmo la proposta fatta dal M° Bardazzi di creare e realizzare gli abiti di scena, in epoca attuale, per l’opera di Scarlatti. DIce: “Disegnare e eseguire abiti per il teatro è un lavoro importante e pieno di interessi, comporta non solo la conoscenza dell’opera ma uno studio particolare di epoche, abitudine, mode, costumi, movimenti e praticità d’applicare con rigore in modo che le proposte artistiche realizzate si possano integrare totalmente con la regia , le scene e le luci. Rispettando lo stile della maison nello spettacolo propongo abiti eleganti e moderni, dando al colore un valore narrativo in modo che abbiano un ruolo importante nella trama della rappresentazione. Una occasione perfetta per dare alla moda corrente, attraverso la creatività, la giusta dimensione per vivere nell’arte scenica della musica classica”.
Lo spettacolo è in abbonamento nel ciclo di Opere da Camera. I biglietti sono esauriti. Costo del biglietto posto unico 15 euro. Biglietti al Botteghino del Teatro Verdi via Palestro 40. Informazioni tel 050 941111 www.teatrodipisa.pi.it
(fonte: comunicato stampa)
TEATRO VERDI PISA
Festival Don Giovanni
venerdì 16 ottobre 2015, ore 20.30
IL TRIONFO DELL’ONORE
ovvero il dissoluto pentito
Alessandro Scarlatti (Palermo 1660 – Napoli 1725)
ENSEMBLE SAN FELICE
Direttore Federico Bardazzi
Regia MARIO SETTI
Coordinamento artistico Paolo Bellocci
Abiti di scena ideati e realizzati da ENRICO COVERI
Coordinamento trucco, parrucco, sartoria teatrale Annamaria Biagini
Gioielli a cura di LE ARTI ORAFE Contemporary Jewellery School coordinamento Anna Balatti e Gio Carbone. Team:, Sophie Beer, Luigi Piantanida, Eduardo Vega Ribeiro, Debora Eidt Ebert e Matteo Carbone
Videoscenografia Simone Cinelli
Direttore dell’allestimento Saverio Cona
Lighting designer Charlotte Landini, Elena vastano
Stage manager Juri Ciocca
Make-aup artist Francesca Attanasio
assistente alla regia Diletta Vannucchi
stage manager Juri Ciocca
PERSONAGGI E INTERPRETI
Ricardo Albenori Maria Costanza Nocentini soprano
Leonora Dorini Susanne Ekberg soprano
Erminio Rossetti, fratello di Eleonora, Kentaro Kitaya tenore
Doralice Rossetti Laura Andreini soprano
Flaminio Castravacca Moises Salazar tenore
Cornelia Buffacci Francesco Ghelardini alto
Rosina Caruccia Floriano d’Auria mezzosoprano
Capitano Rodimarte Bombarda Andrea Sari Baritono
ORCHESTRA
oboe barocco Marco Di Manno
violini I Eleonora Turtur, Giacomo Granchi, Tommaso Bruno
violini II Angela Tomei, Alessia Di Palma
viola Giulia Ermirio
violoncello Veronica Lapiccirella
contrabbasso Mario Crociani
tiorba e chitarra barocca Andrea Benucci
clavicembalo Dimitri Betti
maestro collaboratore Giacomo Benedetti
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