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mercoledì 5 ottobre 2016

COMO / “Così fan tutte” inaugura la stagione del Teatro Sociale

"Così fan tutte" - Teatro Sociale di Como / OperaLombardia, Ph. Alessia Santambrogio.

COMO - Sul palcoscenico dove aveva debuttato vent’anni fa, quello del Teatro Sociale di Como, Francesco Micheli firma la regia per il titolo inaugurale, “Così fan tutte” di Mozart (6 e 8 ottobre, poi in replica a Pavia, Brescia e Cremona), imperniata sulla partecipazione di 40 ragazzi non professionisti (diversi in ognuna delle città toccate dalla produzione di OperaLombardia), che per mesi hanno seguito un laboratorio teatrale “La scuola degli amanti”, grazie al quale i giovanissimi appassionati o curiosi del teatro stanno avendo la possibilità di confrontarsi direttamente col mondo della lirica. Sul podio dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali Gianluca Capuano.
Il regista Francesco Micheli ha deciso di creare uno spettacolo fresco, giovane, ovviamente tutto incentrato sull’amore e sulle sue sfaccettature, mettendo in scena un’opera ma anche una “scuola” di teatro e di vita: a questo scopo ha selezionato 40 ragazzi tra i 14 e i 30 anni che, dalla fine del marzo scorso, hanno seguito i laboratori teatrali condotti da Eleonora Moro che gli hanno permesso di andare in scena come figuranti, vivendo così un’esperienza che non li vedrà più soltanto spettatori ma parte integrante dell’allestimento e partecipi di quel che accade anche dietro le quinte.


COSÌ FAN TUTTE ossia La scuola degli amanti
Dramma giocoso in due atti KV 588. Musica di Wolfgang Amadeus Mozart.
Libretto di Lorenzo Da Ponte.
Prima rappresentazione: Vienna, Burgtheater, 26 gennaio 1790


Direttore Gianluca Capuano / Francesco Pasqualetti
Regia Francesco Micheli
Scene e luci Nicolas Bovey
Costumi Giada Masi
Training e Laboratori teatrali Eleonora Moro
Maestro del coro Giuseppe Califano

Fiordiligi Gioia Crepaldi
Dorabella Victoria Yarovaya
Guglielmo Pablo Gálvez
Ferrando Matteo Mezzaro
Despina Barbara Massaro
Don Alfonso Andrea Porta


La Scuola degli Amanti
Coro OperaLombardia
Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano
Coproduzione Teatri di OperaLombardia
Nuovo allestimento


Info
Biglietteria Piazza Verdi, 22100 Como
tel. +39. 031.270170
biglietteria@teatrosocialecomo.it - www.teatrosocialecomo.it

TUTTE LE RECITE LOMBARDE
Como, Teatro Sociale: 6 e 8 ottobre 2016
Pavia, Teatro Fraschini: 14 e 16 ottobre 2016
Brescia, Teatro Grande: 21 e 23 ottobre 2016
Cremona, Teatro Ponchielli: 28 e 30 ottobre, 1 novembre 2016

domenica 2 ottobre 2016

Addio a Neville Marriner, il grande direttore d'orchestra si è spento a 92 anni


E' morto a 92 anni sir Neville Marriner, celebre violinista e direttore d'orchestra britannico, fondatore e a lungo guida dell'Academy of St Martin in the Fields Orchestra di Londra, tra i più grandi direttori del mondo. Nato a Lincoln il 15 aprile 1924, Marriner aveva iniziato la sua carriera concertistica come virtuoso del violino, dopo aver studiato al Royal College of Music e al Conservatorio di Parigi. Già componente della London Symphony Orchestra, volle creare alla fine degli anni '50 una nuova orchestra da camera che raccogliesse i migliori giovani talenti della musica classica del regno. L'avventura cominciò con un gruppo di amici e l'ensemble prese il nome dalla storica chiesa londinese in cui fu tenuta la prima esibizione, nel 1959. L'orchestra avrebbe poi avuto fama internazionale. Solo giovedì scorso, 29 settembre, aveva diretto l'Orchestra di Padova e del Veneto al Teatro Verdi di Padova nelle ultime 3 Sinfonie di Wolfgang Amadeus Mozart, in occasione dei 50 anni dell'Orchestra veneta.


Al grande pubblico il Maestro divenne noto per aver interpretato e inciso la colonna sonora del film "Amadeus" di Milos Forman (1984), un disco che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo vincendo Grammy Award al miglior album di musica classica nel 1985. Ma la sua opera immensa, immortalata per diverse etichette discografiche tra le quali Argo, L'Oiseau Lyre, Philips Classics e EMI Classic, spazia dal Barocco al XX secolo della musica britannica, da Bach e Handel a Benjamin Britten.

martedì 20 ottobre 2015

MILANO / “Apollo et Hyacinthus”, il candore (malizioso) del giovane Mozart

Al Teatro Litta di Milano, Coin du Roi porta in scena la “prima” filologica dell’opera giovanile del genio salisburghese
di Elena Percivaldi

Quando “Apollo et Hyacinthus”, intermezzo in un prologo e due cori, andò per la prima volta in scena a Salisburgo, il 13 maggio 1767, Wolfgang Amadeus Mozart aveva 11 anni. Era un ragazzino prodigio, conosciuto ormai in mezza Europa non solo come straordinario esecutore ma sempre più anche come compositore. Insomma, un’autentica promessa. A commissionare il lavoro era stato il ginnasio dei benedettini di Salisburgo: tradizionalmente il loro anno scolastico si chiudeva con la rappresentazione di un testo in prosa, rigorosamente in latino, mentre i giovani cantori (avevano tra i 12 e i 17 anni) potevano mettere in mostra le loro doti musicali in un apposito intermezzo anch’esso in latino. Il libretto dell’operina, come dell’intero testo drammatico (titolo: Clementia Cresi, la Clemenza di Creso) fu scritto da padre Rufinus Widl. Le musiche invece furono affidate al giovanissimo prodigio, forse su segnalazione dell’arcivescovo di Salisburgo Sigismund III Christoph, che aveva a servizio il padre Leopold ma mostrava di proteggere e apprezzare molto anche il piccolo Wolferl.
Il lavoro, di stampo moraleggiante, è fortemente educlorato rispetto ai contenuti del mito. La ben nota relazione amorosa tra Apollo e il bellissimo giovinetto Giacinto – e tormentata dal vento Zefiro, anch’esso invaghitosi di lui – è “neutralizzata” con l’inserimento della figura di Melia, sorella di Giacinto e vero obiettivo degli spasimi sia del dio che del vento (né poteva essere altrimenti, data la destinazione dell’opera ad un pubblico giovanile). La gelosia di Zefiro per Apollo, che ha deciso di sposare la fanciulla, provoca la morte di Giacinto, la sua stessa scomparsa e, alla fine, la sublimazione del giovane morto nell’omonimo fiore e la catarsi finale.  Ma se il libretto  è scolastico e stilisticamente monotono, spumeggiante e variegata è invece la musica di Mozart, che nonostante la giovane età riversa nella partitura tutto quello che ha fino a quel momento imparato: non solo musicalmente, frequentando i ben più anziani colleghi e studiando in giro per l’Europa, ma anche dalla vita, primi fremiti dell’adolescenza compresi. Dimostrando così una tanto precoce quanto sorprendente dimestichezza con il complesso universo che riguarda i sentimenti dell’animo umano.
Elina Shimkus (Melia) – Foto di Ernesto Casareto
“Apollo et Hyacinthus” KV 38 è una vera e propria rarità. Scarsissime le rappresentazioni e poche anche le incisioni. Per questo la messa in scena proposta da Coin du Roi nei giorni 16,17 e 18 ottobre presso il Teatro Litta di Milano rappresentava un’occasione da non perdere per musicofili e addetti ai lavori, tanto più che il M° Christian Frattima, direttore dell’Orchestra, ha dichiarato di voler proporre una lettura filologica dell’opera condotta, come lui stesso da scritto nel saggio pubblicato sul libretto di sala, «sul manoscritto mozartiano della Staatsbibliothek di Berlino e quello della Westdeutschen Bibliothek in Marburg/Lahn». Lo scopo? Capire fin dove si è spinta effettivamente la creatività del giovane Mozart e dove invece ci ha messo la mano il padre Leopold. Risultato: confermato l’intervento (anche grafico) del padre sulla partitura, «ma solo nella correzione di ingenuità e di piccole dimenticanze venali. Tutto il resto è visibilmente vergato dal genio undicenne». Quindi farina del suo sacco.
Il lavoro di Frattima ci è sembrato molto interessante per come ha saputo ricostruire con cura non solo il testo musicale (stabilendo, come si diceva, i confini degli interventi padre-figlio) ma anche alcuni dettagli importanti della prassi  esecutiva del tempo, a cominciare dalla pronuncia del latino “alla tedesca”, scelta da lui motivata dal fatto che Mozart aveva finora viaggiato nel Centro e Nord Europa e non ancora in Italia e dunque doveva conocerlo con questo accento e non secondo la lezione ecclesiastica che invece avrebbe utilizzato nella maturità. La sua direzione è stata brillante e coinvolgente, restituendo a questa partitura sicuramente poco nota al grande pubblico tutta la freschezza e l’originalità del giovane Wolfgang.  Rieccola quindi musica palpitante e viva.
Analoga operazione-brio  è stata condotta visivamente, ma con risultati alterni, da Alessio Pizzech  e Davide Amadei.  La regia del primo ha puntato tutto, almeno nella prima parte, sull’elemento erotico di cui il mito è cosparso recuperando gli elementi (omosessualità, triangoli amorosi, ecc.) che erano stati “censurati” dal Widl, che quindi si vedono chiaramente sul palco. Tuttavia proprio tenenedo presente il contesto in cui l’opera è nata, la carnalità con cui i personaggi di continuo si toccano e fanno effusioni risulta forse un pochino eccessiva. Quanto ai costumi di Amadei (autore anche delle minimaliste scenografie), non ci sembra particolarmente originale la scelta, ispirata alle passerelle più trendy del momento, del total white per abiti e parrucche a richiamare la deità e la classicità dell’ambientazione (unitamente a inserti di oro qua e là). Intrigante l’idea dei completi sportivi, come se i cantanti stessero in piscina o palestra e fossero impegnati nel fitness (per gli antichi greci, si sa, corpo e spirito erano tuttuno…). Per alcuni (Melia soprattutto) la scelta e azzeccata e persino elegante. Non per il povero Apollo. Infagottato in un improbabile completo bianco da rapper con tanto di inguardabile cappellino e catenazza dorata, modello boss di un ghetto de noaltri… E’ pur sempre un dio, che diamine, e sarebbe pure il dio più bello e fine di tutti! Così agghindato invece sarà pure simpatico, “uno di noi” che canta le canzoni di J-Ax, ma è davvero troppo prosaico. Truzzo e coatto.
Alessandro Giangrande (Apollo) e Elina Shimkus (Melia)
Veniamo agli interpreti vocali. Graziano Schiavone ha tratteggiato un Oebalus nobile e distinto, la voce ha un bel timbro ed è chiara e musicale, ma  il peso vocale ci è sembrato un po’ leggero. I passaggi virtuosistici le note non erano chiaramente udibili e distinte, il volume insomma era un po’ basso.  Ma speriamo si sia trattato di un problema passeggero. La parte di Apollo è stata affidata al brillante controtenore Alessandro Giangrande. In barba all’orribile outfit di cui sopra,  non ha però tradito le aspettative né sul piano vocale né scenico, confermandosi interprete sensibile e dotato (in questo caso ci voleva proprio) di grande ironia. Buone le prove di Vilija Mikstaite come Hyacinthus, e soprattutto di Valeria Girardello, che ha reso sicuramente credibile il personaggio di Zephyrus (sensuale malvagio e sfrontato) prestandogli una voce di  contralto di tutto rispetto.  Ma la mattatrice della serata è stata sicuramente Elina Shimkus, splendida in tutti i sensi. La sua Melia è sensuale e conturbante (complice la regia, che l’ha letteralmente spogliata…), ma la sua vocalità è notevolissima e sembra fatta su misura per questo tipo di repertorio. Pulita, intonata, bellissima e solida in zona acuta ma ben tenuta anche nel registro centrale, la Shimkus domina il palco con la sua personalità e presenza scenica e alla fine ottiene un meritato trionfo. Menzione per il coro e anche per i due spettacolari modelli che hanno fatto da comparsa intervenendo soprattutto nell’ultima parte: si perdona loro il vestito da nuotatore con tanto di occhialini e ciabatte, si fa un bel sorriso e ci si riempie gli occhi di tanta grazia. Anche questo, in fondo, è spettacolo. O no?
Surge Hyacinthe – Foto di Ernesto Casareto

venerdì 2 ottobre 2015

MILANO / Al teatro Litta la "prima" filologica di "Apollo et Hyacinthus"

MILANO - La stagione d'opera Coin du Roi, la prima in Italia interamente dedicata al Settecento, continua al Teatro Litta di Milano con un evento più unico che raro: una première nazionale mozartiana.  Dal 16 al 18 ottobre infatti, l'opera Apollo et Hyacinthus, la prima mai composta dal genio salisburghese, sarà rappresentata per la prima volta nel nostro Paese in forma integrale, scenica e con orchestra filologica completa.
Coin du Roi ha accuratamente selezionato un cast internazionale formato da giovani talenti italiani ed esteri:Graziano Schiavone, Elina Shimkus, Alessandro Giangrande, Valeria Girardello e Vilija Mikstaite, già apprezzata nel Serse di Coin du Roi andato in scena a maggio. Per l’occasione, Sky Classica produrrà un documentario che andrà in onda sul canale 138 di Sky.
L’esegesi delle fonti alla base della visione artistica di Coin du Roi, garantirà un'esecuzione filologica a 430 Hz su strumenti storici. La regia, che rinfresca la produzione con un tocco di eleganza e leggerezza neoclassica, è affidata ad Alessio Pizzech, con scene e costumi di Davide Amadei e luci di Nevio Cavina. L’ambientazione atemporale dai colori shocking, nonché il minimalismo registico rispettano appieno una partitura ed un libretto che non richiedono determinismo spaziotemporale. L’apprezzato coro Ars Cantica del M° Marco Berrini è riconfermato anche per questa produzione, e sarà diretto, insieme all' Orchestra Coin du Roi, dal MaestroChristian Frattima.
Apollo et Hyacinthus è un lavoro giovanile, che seppur a volte acerbo ed assimilabile al filone galante di  J. C. Bach, presenta già spunti di grande interesse, tra i quali il gusto tutto apollineo per la sintesi strumentale, la ricerca contrappuntistica e l’acceso simbolismo musicale (che Mozart utilizzerà abbondantemente in seguito, ad esempio nella produzione massonica). L’interpretazione dell’opera sarà fedele in tutto e per tutto al gusto dell’epoca, senza nessuna concessione a visioni mozartiane ottocentesche.
Come nel caso dell'acclamato Serse del maggio scorso, a far da cornice all'opera sarà il Teatro Litta, il più antico di Milano, nel foyer del quale, l'intervallo sarà coronato da un copioso rinfresco tematico, basato su ricette storiche estrapolate da quadri e ricettari dell'epoca, il tutto allietato da un accompagnamento tematico dal vivo, per un’esperienza culturale totalizzante.
Biglietti in vendita sul canale online Vivaticket a partire da 15 euro.

LOCANDINA:


16, 17 ottobre 2015 ore 20 – 18 ottobre 2015 ore 18
 Teatro Litta Milano
Apollo et Hyacinthus

Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Libretto di Padre Rufinus Widl

Regia Alessio Pizzech
Scene e costumi Davide Amadei
Luci  Nevio Cavina
Oebalus      Graziano Schiavone
Melia  Elina Shimkus
Hyacinthus  Vilija Mikstaite
Apollo  Alessandro Giangrande
Zephyrus  Valeria Girardello

  
Orchestra Coin du Roi
Coro Ars Cantica
Direttore Christian Frattima

mercoledì 4 marzo 2015

SCALA / Milano si inchina alla “clemenza” di Silla

 
Brescia/Amisano - Teatro alla Scala
Applausi (meritati) al Piermarini per la terza opera mozartiana compostaall'ombra del Duomo, 
che tornava dopo trent'anni 
di assenza

di Elena Percivaldi 

MILANO - Chi è il vero tiranno? Quel Lucio Silla, romano, odiato da tutti, che alla fine tutti perdona (compreso chi ha attentato alla sua vita, dandogli bontà sua in sposa la donna amata) oppure Milano, che si ostina a non scaldarsi per il Mozart giovanile rispondendo con sedie vuote a un titolo a che mancava da ben trent'anni (1984)? La storia sembra quasi ripetersi. La “prima” al Teatro Regio Ducale, il 26 dicembre 1772, fu in sordina, complici alcuni incidenti come il ritardo di tre ore sull'inizio e la non felice esibizione del tenore che interpretava il ruolo del titolo. Il lavoro non procurò al giovanissimo compositore (aveva appena 16 anni) ulteriori commissioni, decretando nel marzo successivo il mesto e definitivo ritorno in patria. Stavolta gli applausi di chi c'era sono stati fragorosi. Ma sia alla prima che alla seconda e anche alla terza rappresentazione (che qui recensiamo) c'erano parecchi posti liberi.
E sì che della trilogia milanese (gli altri due titoli sono “Mitridate, re di Ponto” e “Ascanio in Alba”, scritti rispettivamente nel 1770 e nel 1771, il primo invece accolto trionfalmente) il Silla è sicuramente l'opera più ambiziosa e riuscita. In essa confluiscono tutte le esperienze finora maturate dal giovane musicista durante i lunghi viaggi di studio in Italia. La partitura rivela il dominio completo del linguaggio musicale e retorico dell'opera seria sia nell'orchestrazione che nel trattamento delle voci e non sono estranee, anzi, persino innovazioni e spinte verso una concezione più “moderna” e un superamento della tradizione, innescando un processo che sarà perfezionato con i grandi capolavori della maturità. Tutto ciò fa del “Silla” il frutto più ubertoso germogliato alla fine di un lungo percorso di apprendistato ma anche di un'intera stagione creativa. Miracoli mozartiani: giacché l'azione è statica e il libretto del livornese Giovanni De Gamerra, pur discostandosi qua e là dalle convenzioni dell'epoca, è tendenzialmente piatto nonostante (o forse a causa?) delle revisioni di Pietro Metastasio, il monumentale “poeta cesareo” che però ormai (almeno per Mozart) “sapeva” di vecchio.
Questa ripresa milanese del titolo è una nuova coproduzione realizzata con Fondazione Mozarteum e Festival di Salisburgo ed è andata in scena con grande successo prima alla Mozartwoche e poi in occasione del Salzburger Festspiele nel 2013. La regia di Marshall Pynkoski (con le luci, efficaci, di Hervé Gary) è raffinatissima e riesce a imprimere dinamismo e lievità a un'azione librettistica come detto decisamente pesante e statica, e a evitare che le interminabili arie col “da capo” tipiche dell'opera seria siano risolte in una fissità estenuante (anche e soprattutto per lo spettatore).
Brescia/Amisano - Teatro alla Scala
Splendide sono anche le scene e meravigliosi i costumi di Antonie Fontaine, contemporanei non a una Roma pomposa e lontana ma alla messinscena mozartiana. Quindi è tutto un rimando all'estetica del tempo, sospesa tra classico e romantico e con toni decisamente sepolcrali (allora molto di moda), né poteva essere diversamente visto l'atmosfera che domina sia l'azione sia il libretto una parte del quale si svolge al cimitero. Né stonano i balletti (corpo di ballo del Teatro alla Scala diretto da Makhar Vaziev), mai eccessivi, che sottolineano morbidamente l'azione senza mai disturbarla.
Veniamo alla parte musicale. Sul podio, qua come a Salisburgo, si staglia Marc Minkowski, che non ha deluso le aspettative e ha ricevuto una fragorosa ovazione. La sua lettura è stata elegante e misurata, e ha saputo dosare con maestria l'alternanza dei registri espressivi della partitura dando i necessari chiaroscuri preromantici ai momenti più meditativi (le “scene d'ombra”) e imprimendo l'opportuno vigore nelle impetuose scene d'ira e di vendetta. Non gli è mancata neppure l'ironia, con quella citazione al clavicembalo della Marcia Nuziale nel recitativo in cui Cinna promette di sposare Celia, che ha strappato il sorriso del pubblico. Per il suo debutto alla Scala non poteva ottenere di più.
Vediamo le voci. La parte di Silla, come noto, già di per sé parte monca: prevista per Arcangelo Cortoni, fu poi affidata all'ultimo, causa indisposizione, al mediocre lodigiano Bassano Morgnoni, cantore da chiesa e senza esperienza teatrale alcuna nonché goffo sul palco e a tratti persino ridicolo («Va detto che il tenore, che abbiamo dovuto ingaggiare d`urgenza, è un cantante da chiesa di Lodi che non ha mai recitato in un teatro così insigne; avrà giusto interpretato un paio di volte un ruolo da primo Tenore a Lodi, e infine è stato ingaggiato solo 8 giorni prima che l`opera andasse in scena. Costui, dal momento che nella sua prima Aria la prima Donna deve essere oggetto di una manifestazione d`ira da parte sua, ha recitato questo accesso di rabbia in maniera tanto esagerata che pareva volesse prenderla a schiaffi e staccarle il naso con un pugno, al che il pubblico si è messo a ridere»: così Leopold Mozart alla moglie il 2 gennaio 1773 parlando della prima del 26 dicembre). Mozart fu costretto a rivedere pesantemente l'intero ruolo e a ridimensionarlo e solo la sua musica miracolosa lo salva dall'essere un personaggio farsesco o da operetta anziché da opera seria.
Kresimir Spicer (al posto dell'indisposto Rolando Villazón) ha fatto del suo meglio per evitare il grottesco e c'è in gran parte riuscito. Il suo è un dittatore nevrotico e un po' (forse troppo) schizofrenico: è diviso tra l'amore per Giunia e il desiderio di vendetta per non essere da lei corrisposto, e si trova a disagio per il fatto di dover sostenere un ruolo, quello del tiranno, dal quale sembra volersi liberare alla svelta. Alla fine la rinuncia alla corona d'alloro sarà una liberazione per Roma, certo, ma soprattutto per se stesso. Se a Spicer la presenza scenica (dovuta anche alla fisicità monumentale) non manca, non sempre incisiva ci è parsa la prova vocale. L'emissione è risultata a tratti faticosa, alcune note sono state leggermente grattate, alcune mezzevoci falsettate e i trilli non risolti in maniera chiara e cristallina come invece i ruoli tenorili mozartiani richiederebbero. Comunque sia, è stato applaudito meritatamente.
Discorso più complesso invece per i due ruoli en travesti. Il Lucio Cinna di Inga Kalna ci è sembrato piuttosto piatto e monocorde sul piano interpretativo (sull'amante/amato prevale sempre l'angelo della vendetta, ma senza la sua grazia), mentre vocalmente è parso in difficoltà in alcuni dei numerosi passaggi di agilità. Tutto sommato questo Cinna non si discosta molto da quelle silhouette in nero che tanto piacevano nel Settecento e che impazzavano nei teatri d'ombre. Ma sono figure appunto piatte e monocordi.
Brescia/Amisano - Teatro alla Scala
Viceversa pienamente convincente, anzi degna di lode, è stata l'interpretazione di Marianne Crebassa che ha scolpito un Cecilio a tuttotondo, evidenziando efficacemente tutte le sfumature del personaggio: dall'amante sognante e tenero al giovane impetuoso e desideroso di vendetta, che si nutre di meditazioni sepolcrali ma anche di solari gioie e di speranza. Insieme a quello di Giunia, Cecilio è il personaggio più riuscito, né poteva essere diversamente anche perché fu scritto sulle eccezionale vocalità del castrato superstar Venanzio Rauzzini, per il quale poche settimane dopo Mozart avrebbe composto il celeberrimo mottetto “Exsultate iubilate” KV 165. E non è difficile vedere in Cecilio, in controluce, i turbamenti emotivi e i salti d'umore che dovevano appartenere anche a Wolfgang adolescente... La Crebassa, magnifica voce, piena e rotonda, con centri sontuosi, buon registro basso e acuti ben sostenuti, ha superato brillantemente tutte le agilità richieste. Per lei applausi a scena aperta, meritatissimi.
Ovazione anche per Lenneke Ruiten, una Giunia nobile, dal portamento fiero ma sensuale e molto femminile. La parte, vocalmente impervia e a tratti al limite dell'eseguibile (Wolfgang più tardi la propose alla mitica Aloysia Weber definendola costellata di «passaggi spaventosi») fu scritta appositamente per la virtuosa napoletana Anna de Amicis Buonsollazzi, che a detta di Leopold alla prima cantò come un angelo, «in maniera da lasciar sbalorditi». La Ruiten l'ha affrontata con piglio e determinazione lasciando freddi solo su qualche acuto estremo. Per il resto, anche a livello di presenza scenica, la sua prestazione è stata maiuscola.
Ottima anche la Celia di Giulia Semenzato, esuberante e furba, graziosa, seducente e piccante. Una figura che finalmente esce dai ruoli di contorno per imporsi, vocalmente e scenicamente, come determinante. Buono anche il coro diretto come sempre in modo magistrale da Bruno Casoni.

venerdì 17 ottobre 2014

BOLOGNA / Mozart e Clementi per pianoforte nel pomeriggio di sabato a San Colombano

BOLOGNA - Due pianoforti antichi (pianoforti rettangolari di Meincke & Pieter Meyer, Amsterdam 1786, e John Geib, Londra 1786) - parte della Collezione Tagliavini esposta all’Oratorio di San Colombano – riprendono vita sabato 18 ottobre, a Bologna,  per l’esibizione in programma alle ore 17 nell'Oratorio di San Colombano.  Carlo Mazzoli e Silvia Rambaldi, docenti del Conservatorio G.B. Martini di Bologna, terranno  un concerto per due pianoforti e a quattro mani con musiche di Clementi e Mozart.  I due artisti suoneranno utilizzando pianoforti rettangolari di Meincke & Pieter Meyer (Amsterdam, 1786) e John Geib (Londra, 1786).  Ingresso libero fino ad esaurimento dei posto disponibili



Musica in San Colombano. Collezione Tagliavini
(via Parigi, 5 – Bologna)
SABATO 18 OTTOBRE 2014 – ore 17
Pomeriggio Musicale nell’Oratorio di San Colombano
Clementi & Mozart
con
Carlo Mazzoli         e     Silvia Rambaldi              
Conservatorio G. B. Martini di Bologna

PROGRAMMA 

Muzio Clementi                                                                
(1752-1832)                                                                       
Duetto Op.1a in si bem magg. (1780)

per due pianoforti (o due clavicembali)

Allegro di molto - Tempo di minuetto. Allegretto

Duetto Op.14 n.1 in do magg. (1786)

per pianoforte a 4 mani

Allegro - Adagio - Allegretto


Duetto Op.12 in si bem magg. (1784)

per due pianoforti

Allegro assai - Andante espressivo - Presto

Wolfgang A. Mozart

Sonata KV 381 in re magg. (1772)

per pianoforte a 4 mani

Allegro - Andante - Allegro molto


Info:  www.genusbononiae.it

giovedì 9 ottobre 2014

La stagione lirica di Bologna? Con Mariotti sarà all'insegna del nuovo

Gli ingredienti per una stagione di successo ci sono tutti. C'è la stra-conferma di Michele Mariotti, neo-nominato direttore musicale e ormai, a soli trentacinque anni, uno delle bacchette più apprezzate, e non solo in Italia. E poi ben 16 titoli in cartellone, di cui 8 nuove produzioni o co-produzioni e ben 2 prime assolute tutte contemporanee, “Il suono giallo” del milanese Alessandro Solbiati (autore anche del libretto tratto da un testo di Kandinsky), e le “Conversazioni con Chomsky 2.0” di Emanuele Casale dedicato al grande linguista, filosofo e teorico della comunicazione statunitense nel quale i video-protagonisti sono figure reali della storia e delle cronache del nostro tempo.
 Il Teatro Comunale di Bologna annuncia dunque una partenza col botto l'11 gennaio 2015 con “Un ballo in maschera” di Verdi, sul podio Mariotti, nuova produzione con l'attesissima regia di Damiano Michieletto: sul capolavoro verdiano, alla Scala di recente ha proposto una particolare lettura “politica” inserendo in scena un party elettorale all'americana. Risultato: osanna alternati a contestazioni fortissime, perché quando c'è lui è sempre così, o lo si ama o lo si detesta, tertium non datur. Il cast vedrà l'ottimo Gregory Kunde, Luca Salsi, Tamar Iveri e Anita Rachvelishvili.
Seguono, a febbraio la “Butterfly” di Puccini diretta da Hirofumi Yoshida e il “Don Pasquale” donizettiano con la direzione di Giuseppe La Malfa e gli interpreti della Scuola dell’Opera Italiana. 
Ad aprile, ecco altre due nuove produzioni della stagione: “Jenufa” di Leóš Janáček, regia e scene di Alvis Hermanis in coproduzione con il Teatro de La Monnaie di Bruxelles e il Bolshoi di Mosca, e “Il Flauto Magico” di Mozart, con la direzione di Mariotti, in un interessante allestimento multimediale condiviso con Fanny & Alexander, gruppo leader della nuova scena teatrale contemporanea, con cui collaborano i video autori di Zapruderfilmmakersgroup. A giugno sarà la volta del citato “Il suono giallo” di Solbiati, con la regia di Franco Ripa di Meana e le scene di Gianni Dessì. Poi, dopo la pausa estiva, torna il visionario e già celebrato “Macbeth” di Verdi con la regia di Robert Wilson e la direzione di Roberto Abbado; arriva in prima assoluta per l'Italia l'”Elektra” di Richard Strauss del Teatro del La Monnaie e del Liceu di Barcellona per la regia di Guy Joosten (sul podio Lothar Zagrosek). Infine, si chiude con il già visto “Elisir d'Amore” di Donizetti con la regia di Rosetta Cucchi (sul podio si alternano Stefano Ranzani e Roberto Polastri).
Da segnalare ancora la tournée in Oman nel mese di marzo, i progetti speciali (tra cui uno dedicato a Luigi Nono), le iniziative legate all’ambito della formazione per i giovani e i giovanissimi, gli impegni estivi dei complessi artistici del Teatro tra cui spicca il Rossini Opera Festival a Pesaro, nonché le manifestazioni realizzate in collaborazione con la Cineteca di Bologna nell'ambito della Rassegna “Il Cinema Ritrovato” e le manifestazioni in collaborazione con altre istituzioni nel quadro dell'estate bolognese.
Spazio anche alla danza, con l'avvio di una nuova collaborazione con ERT - Arena del Sole per quattro spettacoli, e una nuova produzione de “La Sagra della Primavera” di Stravinsky, affidata a Virgilio Sieni, uno dei più importanti coreografi contemporanei. Si rivedrà poi il classico “Romeo e Giulietta” di Prokofev con la celebratissima Compagnia Djagilev di Perm', e arriverà il musical “Evita” di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber messo in scena in collaborazione con la Bernstein School of Musical Theater di Bologna. Un programma che mantiene, nelle intenzioni, il solco tracciato dal triennio appena chiuso per quanto riguarda l'internazionalizzazione della linea artistica, la valorizzazione del contemporaneo, la formazione e la divulgazione musicale e la sinergia con le istituzioni cittadine.


Info e programma completo: www.comunalebologna.it

(elena percivaldi)