Musica

Musica
Visualizzazione post con etichetta Apollo e Giacinto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Apollo e Giacinto. Mostra tutti i post

martedì 20 ottobre 2015

MILANO / “Apollo et Hyacinthus”, il candore (malizioso) del giovane Mozart

Al Teatro Litta di Milano, Coin du Roi porta in scena la “prima” filologica dell’opera giovanile del genio salisburghese
di Elena Percivaldi

Quando “Apollo et Hyacinthus”, intermezzo in un prologo e due cori, andò per la prima volta in scena a Salisburgo, il 13 maggio 1767, Wolfgang Amadeus Mozart aveva 11 anni. Era un ragazzino prodigio, conosciuto ormai in mezza Europa non solo come straordinario esecutore ma sempre più anche come compositore. Insomma, un’autentica promessa. A commissionare il lavoro era stato il ginnasio dei benedettini di Salisburgo: tradizionalmente il loro anno scolastico si chiudeva con la rappresentazione di un testo in prosa, rigorosamente in latino, mentre i giovani cantori (avevano tra i 12 e i 17 anni) potevano mettere in mostra le loro doti musicali in un apposito intermezzo anch’esso in latino. Il libretto dell’operina, come dell’intero testo drammatico (titolo: Clementia Cresi, la Clemenza di Creso) fu scritto da padre Rufinus Widl. Le musiche invece furono affidate al giovanissimo prodigio, forse su segnalazione dell’arcivescovo di Salisburgo Sigismund III Christoph, che aveva a servizio il padre Leopold ma mostrava di proteggere e apprezzare molto anche il piccolo Wolferl.
Il lavoro, di stampo moraleggiante, è fortemente educlorato rispetto ai contenuti del mito. La ben nota relazione amorosa tra Apollo e il bellissimo giovinetto Giacinto – e tormentata dal vento Zefiro, anch’esso invaghitosi di lui – è “neutralizzata” con l’inserimento della figura di Melia, sorella di Giacinto e vero obiettivo degli spasimi sia del dio che del vento (né poteva essere altrimenti, data la destinazione dell’opera ad un pubblico giovanile). La gelosia di Zefiro per Apollo, che ha deciso di sposare la fanciulla, provoca la morte di Giacinto, la sua stessa scomparsa e, alla fine, la sublimazione del giovane morto nell’omonimo fiore e la catarsi finale.  Ma se il libretto  è scolastico e stilisticamente monotono, spumeggiante e variegata è invece la musica di Mozart, che nonostante la giovane età riversa nella partitura tutto quello che ha fino a quel momento imparato: non solo musicalmente, frequentando i ben più anziani colleghi e studiando in giro per l’Europa, ma anche dalla vita, primi fremiti dell’adolescenza compresi. Dimostrando così una tanto precoce quanto sorprendente dimestichezza con il complesso universo che riguarda i sentimenti dell’animo umano.
Elina Shimkus (Melia) – Foto di Ernesto Casareto
“Apollo et Hyacinthus” KV 38 è una vera e propria rarità. Scarsissime le rappresentazioni e poche anche le incisioni. Per questo la messa in scena proposta da Coin du Roi nei giorni 16,17 e 18 ottobre presso il Teatro Litta di Milano rappresentava un’occasione da non perdere per musicofili e addetti ai lavori, tanto più che il M° Christian Frattima, direttore dell’Orchestra, ha dichiarato di voler proporre una lettura filologica dell’opera condotta, come lui stesso da scritto nel saggio pubblicato sul libretto di sala, «sul manoscritto mozartiano della Staatsbibliothek di Berlino e quello della Westdeutschen Bibliothek in Marburg/Lahn». Lo scopo? Capire fin dove si è spinta effettivamente la creatività del giovane Mozart e dove invece ci ha messo la mano il padre Leopold. Risultato: confermato l’intervento (anche grafico) del padre sulla partitura, «ma solo nella correzione di ingenuità e di piccole dimenticanze venali. Tutto il resto è visibilmente vergato dal genio undicenne». Quindi farina del suo sacco.
Il lavoro di Frattima ci è sembrato molto interessante per come ha saputo ricostruire con cura non solo il testo musicale (stabilendo, come si diceva, i confini degli interventi padre-figlio) ma anche alcuni dettagli importanti della prassi  esecutiva del tempo, a cominciare dalla pronuncia del latino “alla tedesca”, scelta da lui motivata dal fatto che Mozart aveva finora viaggiato nel Centro e Nord Europa e non ancora in Italia e dunque doveva conocerlo con questo accento e non secondo la lezione ecclesiastica che invece avrebbe utilizzato nella maturità. La sua direzione è stata brillante e coinvolgente, restituendo a questa partitura sicuramente poco nota al grande pubblico tutta la freschezza e l’originalità del giovane Wolfgang.  Rieccola quindi musica palpitante e viva.
Analoga operazione-brio  è stata condotta visivamente, ma con risultati alterni, da Alessio Pizzech  e Davide Amadei.  La regia del primo ha puntato tutto, almeno nella prima parte, sull’elemento erotico di cui il mito è cosparso recuperando gli elementi (omosessualità, triangoli amorosi, ecc.) che erano stati “censurati” dal Widl, che quindi si vedono chiaramente sul palco. Tuttavia proprio tenenedo presente il contesto in cui l’opera è nata, la carnalità con cui i personaggi di continuo si toccano e fanno effusioni risulta forse un pochino eccessiva. Quanto ai costumi di Amadei (autore anche delle minimaliste scenografie), non ci sembra particolarmente originale la scelta, ispirata alle passerelle più trendy del momento, del total white per abiti e parrucche a richiamare la deità e la classicità dell’ambientazione (unitamente a inserti di oro qua e là). Intrigante l’idea dei completi sportivi, come se i cantanti stessero in piscina o palestra e fossero impegnati nel fitness (per gli antichi greci, si sa, corpo e spirito erano tuttuno…). Per alcuni (Melia soprattutto) la scelta e azzeccata e persino elegante. Non per il povero Apollo. Infagottato in un improbabile completo bianco da rapper con tanto di inguardabile cappellino e catenazza dorata, modello boss di un ghetto de noaltri… E’ pur sempre un dio, che diamine, e sarebbe pure il dio più bello e fine di tutti! Così agghindato invece sarà pure simpatico, “uno di noi” che canta le canzoni di J-Ax, ma è davvero troppo prosaico. Truzzo e coatto.
Alessandro Giangrande (Apollo) e Elina Shimkus (Melia)
Veniamo agli interpreti vocali. Graziano Schiavone ha tratteggiato un Oebalus nobile e distinto, la voce ha un bel timbro ed è chiara e musicale, ma  il peso vocale ci è sembrato un po’ leggero. I passaggi virtuosistici le note non erano chiaramente udibili e distinte, il volume insomma era un po’ basso.  Ma speriamo si sia trattato di un problema passeggero. La parte di Apollo è stata affidata al brillante controtenore Alessandro Giangrande. In barba all’orribile outfit di cui sopra,  non ha però tradito le aspettative né sul piano vocale né scenico, confermandosi interprete sensibile e dotato (in questo caso ci voleva proprio) di grande ironia. Buone le prove di Vilija Mikstaite come Hyacinthus, e soprattutto di Valeria Girardello, che ha reso sicuramente credibile il personaggio di Zephyrus (sensuale malvagio e sfrontato) prestandogli una voce di  contralto di tutto rispetto.  Ma la mattatrice della serata è stata sicuramente Elina Shimkus, splendida in tutti i sensi. La sua Melia è sensuale e conturbante (complice la regia, che l’ha letteralmente spogliata…), ma la sua vocalità è notevolissima e sembra fatta su misura per questo tipo di repertorio. Pulita, intonata, bellissima e solida in zona acuta ma ben tenuta anche nel registro centrale, la Shimkus domina il palco con la sua personalità e presenza scenica e alla fine ottiene un meritato trionfo. Menzione per il coro e anche per i due spettacolari modelli che hanno fatto da comparsa intervenendo soprattutto nell’ultima parte: si perdona loro il vestito da nuotatore con tanto di occhialini e ciabatte, si fa un bel sorriso e ci si riempie gli occhi di tanta grazia. Anche questo, in fondo, è spettacolo. O no?
Surge Hyacinthe – Foto di Ernesto Casareto

venerdì 2 ottobre 2015

MILANO / Al teatro Litta la "prima" filologica di "Apollo et Hyacinthus"

MILANO - La stagione d'opera Coin du Roi, la prima in Italia interamente dedicata al Settecento, continua al Teatro Litta di Milano con un evento più unico che raro: una première nazionale mozartiana.  Dal 16 al 18 ottobre infatti, l'opera Apollo et Hyacinthus, la prima mai composta dal genio salisburghese, sarà rappresentata per la prima volta nel nostro Paese in forma integrale, scenica e con orchestra filologica completa.
Coin du Roi ha accuratamente selezionato un cast internazionale formato da giovani talenti italiani ed esteri:Graziano Schiavone, Elina Shimkus, Alessandro Giangrande, Valeria Girardello e Vilija Mikstaite, già apprezzata nel Serse di Coin du Roi andato in scena a maggio. Per l’occasione, Sky Classica produrrà un documentario che andrà in onda sul canale 138 di Sky.
L’esegesi delle fonti alla base della visione artistica di Coin du Roi, garantirà un'esecuzione filologica a 430 Hz su strumenti storici. La regia, che rinfresca la produzione con un tocco di eleganza e leggerezza neoclassica, è affidata ad Alessio Pizzech, con scene e costumi di Davide Amadei e luci di Nevio Cavina. L’ambientazione atemporale dai colori shocking, nonché il minimalismo registico rispettano appieno una partitura ed un libretto che non richiedono determinismo spaziotemporale. L’apprezzato coro Ars Cantica del M° Marco Berrini è riconfermato anche per questa produzione, e sarà diretto, insieme all' Orchestra Coin du Roi, dal MaestroChristian Frattima.
Apollo et Hyacinthus è un lavoro giovanile, che seppur a volte acerbo ed assimilabile al filone galante di  J. C. Bach, presenta già spunti di grande interesse, tra i quali il gusto tutto apollineo per la sintesi strumentale, la ricerca contrappuntistica e l’acceso simbolismo musicale (che Mozart utilizzerà abbondantemente in seguito, ad esempio nella produzione massonica). L’interpretazione dell’opera sarà fedele in tutto e per tutto al gusto dell’epoca, senza nessuna concessione a visioni mozartiane ottocentesche.
Come nel caso dell'acclamato Serse del maggio scorso, a far da cornice all'opera sarà il Teatro Litta, il più antico di Milano, nel foyer del quale, l'intervallo sarà coronato da un copioso rinfresco tematico, basato su ricette storiche estrapolate da quadri e ricettari dell'epoca, il tutto allietato da un accompagnamento tematico dal vivo, per un’esperienza culturale totalizzante.
Biglietti in vendita sul canale online Vivaticket a partire da 15 euro.

LOCANDINA:


16, 17 ottobre 2015 ore 20 – 18 ottobre 2015 ore 18
 Teatro Litta Milano
Apollo et Hyacinthus

Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Libretto di Padre Rufinus Widl

Regia Alessio Pizzech
Scene e costumi Davide Amadei
Luci  Nevio Cavina
Oebalus      Graziano Schiavone
Melia  Elina Shimkus
Hyacinthus  Vilija Mikstaite
Apollo  Alessandro Giangrande
Zephyrus  Valeria Girardello

  
Orchestra Coin du Roi
Coro Ars Cantica
Direttore Christian Frattima