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Visualizzazione post con etichetta Gioachino Rossini. Mostra tutti i post
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venerdì 25 novembre 2016

"Beltà Crudele": Amakheru Duo rende omaggio a Rossini, con dedica a Daniela Dessì

Il 29 novembre 2016 sarà pubblicato on-line, sulle piattaforme Vimeo e Youtube, il primo videoclip di Amakheru Duo. Il video è stato realizzato sul brano “Beltà Crudele”: Aria da camera per voce e pianoforte composta da Gioachino Rossini nel 1821 e pubblicata nella prima edizione a stampa per Girard nel 1847 a Napoli. Il testo è una canzone strofica del barone di Santo Mango.
La melodia era particolarmente cara al compositore, che ne preparò diverse rielaborazioni: nello specifico quella proposta da Amakheru Duo è quella più vicina al primo manoscritto. Questa versione presenta notevoli difficoltà vocali, ed è stata arricchita dagli esecutori da puntature e cadenze, nel tipico spirito dell’epoca.

La scelta del brano rientra nel progetto di riscoperta e rilancio del repertorio belcantistico italiano da camera intrapreso da Amakheru Duo. Un obiettivo che i due giovani artisti, Francesco Santoli tenore e Simone Di Crescenzo pianista, stanno portando avanti con impegno e tenacia, conseguendo notevoli successi e riconoscimenti in Italia e all’Estero.


Amakheru Duo è uno dei primi ensemble a livello mondiale che ha realizzato un videoclip di un brano classico e nello specifico vocale e cameristico. L’idea è quella di rendere fruibile sul web un prodotto artistico non solo musicale, ma anche corredato di immagini, che possa evocare emozioni e che rappresenti una fusione di diverse forme d’arte.

La cornice in cui il video è stato girato è quella dello splendido Palazzo d’Avalos di Vasto: una residenza storica con annesso giardino napoletano che si affaccia sul golfo della città.
La storia raccontata nel video evoca il ritrovamento di un’antica edizione della “Beltà Crudele” di Rossini, riportata alla luce dai due artisti ed eseguita nelle sale del palazzo. 

Il videoclip è stato dedicato ad Adelina Patti, leggendario soprano dell’Ottocento molto stimata dallo stesso Rossini, e della quale si conserva un dipinto proprio all’interno di Palazzo d’Avalos, e a Daniela Dessì, l’ultima Diva italiana, recentemente scomparsa e di cui Simone Di Crescenzo è stato pianista accompagnatore negli ultimi anni. La grande cantante e i giovani artisti erano legati da profonda stima ed amicizia, e la dedica del video vuole essere un omaggio alla sua memoria.
Per informazioni: www.amakheruduo.com




giovedì 10 marzo 2016

FANO / La Rete Lirica delle Marche presenta il "Barbiere" di Rossini

FANO - Debutta al Teatro della Fortuna di Fano, questa sera alle ore 20.30, Il barbiere di Siviglia, una coproduzione della Rete Lirica delle Marche, con la regia di Francesco Calcagnini, direttore d'orchestra Matteo Beltrami. L'opera più famosa e longeva di Gioachino Rossini, che quest'anno festeggia il suo duecentesimo anniversario, verrà riproposta in replica nel medesimo orario, sabato 12 marzo. Grandissime le aspettative, visti i risultati già palesati sul palco durante le prove generali di martedì pomeriggio, riservate alle scuole, con un teatro entusiasta, gremito di ragazzi.

Di caratura internazionale, il cast degli artisti in scena: Giulio Pelligra (Conte d'Almaviva), Bruno Praticò (Bartolo), Josè Maria Lo Monaco (Rosina), Rodion Pogossov (Figaro), Alessandro Spina (Don Basilio), Felicia Bongiovanni (Berta) e Daniele Terenzi (Fiorello). Con loro sul palco, il Coro del Teatro della Fortuna di Fano “Mezio Agostini”, in questo 2016 ai suoi primi dieci anni di attività, diretto dal Maestro Mirca Rosciani. Coinvolgente l'esecuzione musicale della FORM, Orchestra Filarmonica Marchigiana, che, diretta dal Maestro Beltrami, ha come sempre dato prova di grandi capacità.

Questo allestimento, nato al Rossini Opera Festival del 2014, ha visto l'attivo e fruttuoso coinvolgimento dei ragazzi dell'Accademia di Bella Arti di Urbino, che hanno saputo ideare e progettare, con entusiasmo e competenza, scene, costumi e video dell'opera. Addirittura videomappando l'intero Teatro della Fortuna di Fano per offrire al pubblico affascinanti proiezioni tra ordini e platea. Per rendere, secondo l'idea del regista, “la sala e il palcoscenico come un'enorme scenografia precostituita dentro la quale far accedere l'opera. Un teatro che sogna il Barbiere”.

Per biglietti e informazioni: 0721.800750; botteghino@teatrodellafortuna.it
Vivaticket e Liveticket. I biglietti di loggione sono in vendita nei giorni di spettacolo, ossia giovedì e sabato, dalle ore 10.30 alle 12.30 e dalle 17.30 sino a inizio spettacolo alle 20.30.

mercoledì 19 agosto 2015

Mariotti porta in tournée lo Stabat Mater di Rossini

BOLOGNA - Nuovo appuntamento con Gioachino Rossini per Michele Mariotti con l'Orchestra e il Coro del Teatro Comunale di Bologna, del quale Mariotti è Direttore Musicale.
Tre concerti in tournée a Pesaro (22 agosto, Rossini Opera Festival), Torino (20 ottobre, inaugurazione della stagione di Lingotto Musica), e Bergamo (21 ottobre, Stagione Lirica del Teatro Donizetti): in programma l'ouverture e i divertissement dal “Guillaume Tell” – opera che Mariotti ha diretto anche al Rossini Opera Festival e a Bologna; quindi lo “Stabat Mater” del 1842, eseguito dapprima a Parigi, quindi in prima italiana a Bologna sotto la guida di Gaetano Donizetti.
Solisti vocali nella data pesarese saranno Yolanda Auyanet (soprano), Anna Goryachova (mezzosoprano), René Barbera (tenore) e Nicola Ulivieri (basso); invece nei due appuntamenti autunnali ci saranno Yolanda Auyanet (soprano), Veronica Simeoni (mezzosoprano), René Barbera (tenore) e Michele Pertusi (basso).

“Ho impaginato il programma di questo concerto, 5 anni dopo aver diretto lo Stabat Mater di Rossini – ricorda Mariotti – a Pesaro e a Firenze. A metà giugno però ho ricevuto un'inattesa chiamata diRiccardo Chailly per sostituirlo alla Gewandhaus di Lipsia in un programma in cui figurava anche lo Stabat di Rossini. Ho così deciso di riprendere il brano come fosse la prima volta, imponendomi una lettura non condizionata dalle mie abitudini interpretative. Questo nuovo studio ha avuto in me effetti stupefacenti: mi è sembrato di scoprire questa musica intrisa di struggente dolore, moderna perché laica e religiosa al tempo stessa; ho riscoperto in essa silenzi “assordanti”, ho sentito la necessità di ripulire l'opera da ogni pesantezza e ridondante eroicità. Ho scoperto poi, preso per mano da Rossini, un nuovo modo di vivere il rapporto con la morte, un modo onesto verso la propria dimensione umana in rapporto con Dio ma allo stesso tempo critico e rabbioso verso quel Dio che non è stato in grado di ripagare l'uomo della totale fiducia ripostagli, generando un senso di sconforto, delusione e anche appunto di rabbia. Proprio in questo rapporto paritetico con Dio sta, secondo me, la modernità delloStabat Mater di Rossini: nella fuga finale quasi in stile bachiano (sarà stato l'ambiente di Lipsia a suggerirmi questo accostamento?), i soprani insieme ai tenori del coro intonano, come fosse un grido disperato, la parola "sempiterna" per mezzo di un intervallo di ottava dalla sonorità agghiacciante che infonde un senso di spietata fatalità contro cui l'uomo è assolutamente inerme. Mirabili sono poi la sommessa ed estatica preghiera del tenore, la vellutata e confortante aria del mezzosoprano – quasi fosse un contraltare agli interventi solistici di soprano e basso assai più drammatici e ieratici – fino al surreale quartetto, una sorta di danza sensuale che forse più di ogni altro numero musicale incarna il vero spirito rossiniano: un misto di ironia, disincanto e drammatica consapevolezza della vita”.

LE DATE: 

Pesaro, Rossini Opera Festival, 22 agosto, ore 20:30

Torino, Lingotto Musica, 20 ottobre, ore 20:30

Bergamo, Teatro Donizetti, 21 ottobre, ore 20


martedì 21 luglio 2015

PESARO / Inaugura Casa Rossini con un percorso nuovo e multimediale

PESARO - A distanza di due anni da quella dei nuovi Musei Civici di Palazzo Mosca, a Pesaro arriva finalmente anche l'inaugurazione della Casa natale di Gioachino Rossini, completamente rinnovata nel  suo allestimento e nel suo percorso scientifico. La riapertura si terrà lunedì 27 luglio con una lunga serata dalle 18.30 alle 23 (ingresso  libero con card Pesaro Cult) e ad accogliere i visitatori, sulle note del "Barbiere di  Siviglia", torna Figaro, con gli strumenti del mestiere, che sarà a disposizione per barba e capelli in un angolo ad hoc: iniziativa "pop" di sicura presa sul pubblico generalista (un po' meno, forse, sui melomani... ).
L’intervento di riqualificazione di Casa Rossini rappresenta un vero unicum a livello nazionale per tipologia e per modalità di finanziamento, rafforzando l’identità di Pesaro come città della musica e anticipando il triennio 2016-2018 che sarà dedicato proprio al suo più famoso concittadino con eventi e manifestazioni.
Le novità sono diverse. Partendo dal percorso, la Casa amplia i suoi spazi: il secondo piano  ospita documenti di interpreti e di opere rossiniane ma sarà dedicato anche in parte ad ospitare mostre tematiche temporanee.
Il piano terra è stato completamente rivoluzionato, diventa spazio ad ingresso libero dove il visitatore, oltre all’accoglienza e alla biglietteria, può trovare un vero e proprio Store dedicato al Cigno, l’unico presente a Pesaro e potremmo dire al mondo, un riferimento per gli appassionati di Rossini, e non solo, alla ricerca di una vasta gamma di materiale di qualità: CD, DVD, pubblicazioni antiche, testi editi dalla Fondazione Gioachino Rossini, merchandising dedicato, artigianato artistico d’eccellenza.
Naturalmente il percorso museale è stato ridisegnato tenendo conto delle nuove tecnologie multimediali:  oltre alla Sala audio e video, nuovi contenuti e materiale grafico digitalizzato (spartiti autografi di opere e lettere) sono consultabili su touch screen lungo il percorso e apposite postazioni consentono l’ascolto di registrazioni sonore dei documenti/lettere, così da comprendere al meglio le vicende biografiche e artistiche di  Rossini. Né potevano mancare gli occhiali speciali - di Art Glass - che permetteranno di inserirsi nel mondo del compositore accompagnati virtualmente da lui stesso lungo le stanze dove abitò, raccontando la sua vita ricca di aneddoti privati, presentando alcune opere e leggendo alcune sue lettere.
Per i disabili, essendo la Casa monumento nazionale (e quindi non si è potuto intervenire per rendere accessibile il secondo piano abbattendo le barriere architettoniche), sarà possibile comunque fruire interamente dell'esperienza museale grazie agli apparati didascalici e ai nuovi strumenti digitali. Una brochure di presentazione della casa e didascalie delle opere principali sono disponibili con testo in braille, così come tavole a rilievo permettono ai non vedenti di consultare spartiti e lettere autografe di Rossini. Al piano terra (con accesso libero) nella Sala audio e video, è possibile ascoltare opere rossiniane e guardare un video che presenta luoghi e istituzioni legate al compositore presenti nella città di Pesaro. I non vedenti inoltre possono usufruire di audioguide e per i non udenti sono a disposizione video guide in lingua italiana dei segni LIS. Ad arricchimento del percorso di visita si prevede altresì la possibilità di esplorazione tattile di alcune opere esposte, come ad esempio i busti di Rossini.
Durante il Rossini Opera Festival (10-22 agosto) partirà inoltre la nuova raccolta fondi finalizzata al restauro del fortepiano appartenuto al compositore. Importante opera storica da ricollocare nella Casa natale del Cigno, oggi al passo con i tempi e ancora più carica di suggestioni.

Info: +39 0721387541
pesaro@sistemamuseo.it
www.pesaromusei.it 

mercoledì 14 gennaio 2015

TREVISO / Il tenore barcellonese Alegret nel Turco di Rossini al "Del Monaco" e a Ferrara

David Alegret © Joan Tomàs / Fidelio Artist
TREVISO - Continua la stagione teatrale del Teatro Comunale "Mario Del Monaco" di Treviso, che il 28 gennaio proporrà Il turco in Italia di Gioachino Rossini (repliche il 30 gennaio e l’1 febbraio). L’opera verrà presentata in una nuova co-produzione dei teatri di Treviso e Ferrara, dell’Opéra-Théâtre de Metz Métropole e del Teatro Municipale di Piacenza: la regia di questa nuova produzione sarà di Federico Bartolani, mentre la direzione d’orchestra sarà affidata alla bacchetta di Franceso Ommassini. Protagoniste saranno le voci di David Alegret (Don Narciso), Marko Mimica (Selim), Cinzia Forte (Donna Fiorilla) e Giulio Mastrototaro (Don Geronio).

  L’impegno italiano arriva per il tenore barcellonese Alegret dopo una serie di importanti successi con due opere rossiniane, Mosè in Egitto per la Welsh National Opera (Inghilterra) e con l’Orquestra della BBC e Il Turco in Italia a Lussemburgo. Inoltre ha interpretato il Requiem di Mozart a Madrid diretto da Ivor Bolton. Prossimamente il tenore sarà protagonista di un recital di Lied nel Palau de la Música Catalana di Barcellona accompagnato al pianoforte da Rubén Fernandez Aguirre, con un programma che includerà il Dichterliebe, di Schumann, e una selezione di canzoni di Eduard Toldrà. In seguito tornerà sul palcoscenico del Gran Teatre del Liceu con Così fan tutte, interpreterà Das Lieberverbot, di Wagner, nel Teatro Real di Madrid e Il Barbiere di Siviglia per ABAO-OLBE di Bilbao, Semiramide all’Ópera di Marsiglia e ritornerà al Palau de la Musica della capitale catalana per l’oratorio La Creazione, di Haydn.

Dopo Treviso, Alegret sarà nuovamente Narciso nella stessa produzione che andrà in scena al Teatro Comunale di Ferrara (6 e 8 febbraio).

Info:
http://www.teatrocomunaleferrara.it/navigations/view/1/3/2416/Il-turco-in-italia.html

giovedì 9 ottobre 2014

"Tutto proviene dalla terra": un Guillaume Tell magnetico strega Bologna

 Guillaume Tell al Comunale di Bologna (c) Rocco Casaluci
Dieci minuti di applausi e trionfo personale per Michele Mariotti, osannatissimo dal pubblico insieme a tutto il cast. Al Comunale di Bologna ieri sera si dava, dopo quasi sessant'anni – mancava dal 1957, sul podio c'era Molinari Pradelli – e per la prima volta nell'originale in lingua francese il “Guillaume Tell” di Rossini: lavoro complesso, lunghissimo (nella versione filologica dura quasi 5 ore, intervalli compresi), vocalmente impegnativo e come da prassi con balletto. Ed è stata sicuramente una rappresentazione degna di nota, sia sotto il profilo musicale che per la proposta, a tratti decisamente ammaliante, della regia di Graham Vick. Partiamo da qui per dire che a nostro modo di vedere Vick ha sapientemente saputo interpretare le dinamiche di una partitura rossiniana che tra tutte, anche per il suo essere l'ultima e più matura sua composizione per il teatro, è la più ricca di sfumature. Tutto ruota attorno a quattro elementi: la terra, le radici, la casa, la patria. Il primo atto, con gli svizzeri intenzionati – dopo le feste di nozze da toni pastorali - a ribellarsi all'oppressore straniero, è dominato dai movimenti potenti delle masse. Il motto è “ex terra omnia”, tutto proviene dalla terra: gli svizzeri sono il popolo della terra, gli austriaci oppressori coloro che la negano e la violentano. Costringono questa specie di “elfi” a vivere in un mondo estraneo e artificiale e li riprendono, umiliandoli, per il loro becero divertimento. Solo una rivoluzione potrà riportare l'ordine giusto delle cose, ripristinare i valori e il mondo naturale. Ed è quello che accadrà.
Il secondo atto è diviso in due: una parte, intimista ed elegiaca, esalta nella semplicità della scena luminosa di bianco i duetti amorosi Arnold/Mathilde; la seconda si incupisce e l'artefatta teoria di cavalli finti che dominava la scena viene simbolicamente scomposta dai ribelli in tre mucchi - uno per ciascun cantone partecipante: Schweitz, Uri, Unterwalden- al presagire della rivolta. Chiude il virile terzetto in cui Tell, Arnold e Gualtiero giurano in nome degli avi di abbattere l'oppressore. Il terzo atto, che si apre con uno dei cavalli bianchi decapitato e la scena imbrattata di sangue, ha come acme la famosissima scena della mela (preceduta dalla festa in cui i sudditi vengono umiliati dai potenti, con relativo balletto). Il quarto atto è il più intenso di tutti: si apre con Arnold che ricorda il padre assassinato dal tiranno guardando frammenti della sua infanzia contadina proiettati sullo schermo, segue il ritorno di Jemmy liberato da Mathilde e il segnale dell'insurrezione dato incendiando il tavolo a simboleggiare la casa/patria, poi la tempesta e la rivolta proiettati sul megaschermo in controluce e l'epilogo con Jemmy che ascende una monumentale scala rossa proiettata verso il cielo nell'apoteosi finale.

Non si è forse mai detto abbastanza che il vero protagonista dell'opera non è tanto il pur eponimo Tell, pescatore-eroe artefice della vittoriosa riscossa del suo popolo, quanto il giovane Arnold, che subisce nello svolgersi del dramma una vera e propria metamorfosi: da trasognato amato/amante a patriota fervente, con tutti gli annessi e connessi del caso. E lo dimostra anche il trattamento vocale a lui riservato, curatissimo e denso di acuti al limite. Il ruolo è arduo e nella prassi è solitamente interpretato da tenori drammatici, mentre richiederebbe la leggerezza e l'elegia tipica dei tenori francesi sul modello di Adolphe Nourrit, per il quale il ruolo fu concepito (o tutt'al più per il successivo Gilbert-Louis Duprez che plasmò ulteriormente il personaggio). Ieri sera Arnold ha ritrovato questa aderenza filologica grazie anche alla lettura di Michael Spyres: di lui diremo che ha buona intonazione, gradevole timbro, arriva agli acuti ma la voce è forse un tantino leggera e nei momenti di insieme sparisce. Buone, nel complesso, le prove anche di tutto il cast, soprattutto Carlos Alvarez nel ruolo del titolo, la dolce ma risoluta Mathilde di Yolanda Auyanet, l'incisivo piccolo Jemmy di Mariangela Sicilia. Ottimo anche il coro. Splendido il balletto del terzo atto con le coreografie di Ron Howell, che ha magistralmente messo in scena l'abiezione della tirannide, il senso di drammatica impotenza cui soggiace il debole vessato dal potente, la sottrazione della dignità agli oppressi, ridotti a mere marionette. La regia ha mostrato i punti estremi al quale può giungere un'umanità impegnata a prevaricare, nell'esaltazione dell'artificio al parossismo, la natura e i valori che essa sottende. Solo una catastrofe, in senso greco di “rivolgimento” e “ripensamento”, una “rivoluzione” appunto, può portare di nuovo all'ordine giusto delle cose e all'equilibrio. E solo una catastrofe (è pessimismo o prospettiva apocalittica?) può permettere all'umanità, autoviolatasi e votata all'abiezione e alla miseria, di ritrovare, finalmente, se stessa.

(elena percivaldi)