Musica

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mercoledì 15 luglio 2015

MILANO / Dowland e Monteverdi riletti da Guadagnini: grande musica a San Sebastiano

Mirko Guadagnini
MILANO - Doppio impegno in San Sebastiano giovedì 16 luglio per il tenore Mirko Guadagnini. Nella prima parte della serata, accompagnato dal liuto di Ugo Nastrucci, affronta pagine di Dowland (“Time stands still“; “Flow not so fast ye fountains“; “All ye, whom Love and Fortune“; “Lachrimae“; “In darkness“; “Go crystal tears“; “The frog gallard“; “Lady if you so spite me“). 
Nella seconda l’artista milanese sale sul podio dell’Intende Voci instrumentalist per “Il combattimento di Tancredi e Clorinda“ di Monteverdi (nel quale interpreta anche il testo). I protagonisti sono Giorgio Tiboni (Tancredi) e Beatrice Binda (Clorinda).
Introduce Elena Percivaldi, critico musicale, medievista e saggista

SAN SEBASTIANO
Via Torino 28, Milano
Giovedì 16/07/2015 dalle 20:45 alle 23:00





Per gentile concessione dell'Autrice, pubblichiamo l'introduzione al "Combattimento di Tancredi e Clorinda" di Monteverdi presentata durante il concerto.


                                              Il Combattimento di Tancredi e Clorinda di Claudio Monteverdi

(c) di Elena Percivaldi


Nel 1624 Claudio Monteverdi riceve da parte di Girolamo Mocenigo, membro di un'importante famiglia veneziana, la commissione di un lavoro da mettere in scena in occasione del Carnevale di quell'anno. Nasce così il “Combattimento di Tancredi e Clorinda”, un madrigale rappresentativo per voci (un soprano e due tenori) e strumenti che sarà pubblicato nel 1638 come parte dell'“Ottavo libro di madrigali guerrieri et amorosi”: raccolta che comprende, tra gli altri, il balletto “Tirsi e Clori” risalente ai tempi della sua collaborazione con la corte di Mantova. Il lavoro va in scena con enorme successo e rappresenta una pietra miliare della storia della musica per la sua forte spinta innovatrice, contribuendo a consolidare la fama  già acquisita da Monteverdi con la nomina a Maestro di Musica nella Cappella di San Marco.

Il testo su cui Monteverdi lavora è quello, celeberrimo, del canto XII della “Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso, poeta molto apprezzato dal compositore che ne aveva già musicato alcuni madrigali.

Claudio Monteverdi
La storia è nota: siamo ai tempi della prima Crociata, indetta per liberare Gerusalemme caduta in mano agli infedeli. Appena prima dell'assedio – che storicamente avvenne nel 1099 - Tancredi, uno dei più nobili cavalieri cristiani, intercetta la guerriera saracena Clorinda, di cui è innamorato, mentre lei cerca di varcare le mura dopo aver incendiato le torri costruite dai crociati per dare l'assalto. Clorinda è coperta da elmo e armatura. Tancredi non la riconosce. I due si affrontano. La battaglia, concitata, dura tutta la notte finché, all'alba, lui la ferisce a morte. La donna, esalando l'ultimo respiro, perdona il nemico e chiede di essere battezzata perché possa spirare in pace. Tancredi si precipita a un ruscello che scorre poco lontano, riempie il suo elmo d'acqua e torna da Clorinda morente impartendole il battesimo. Per farlo, le scosta l'elmo e la riconosce restando impietrito. L'episodio si chiude con Clorinda che, sorridendo, rende l'anima a Dio: «e in atto di morir lieta e vivace / dir parea: "S'apre il ciel: io vado in pace"».
I personaggi in scena sono tre: un soprano, Clorinda, e due tenori, Tancredi e la voce narrante del poeta (Testo). I tre dialogano, cantano e recitano sorretti da pochi strumenti - due violini, una viola da braccio e basso continuo (viola da gamba e clavicembalo) – che intervengono a commentare l'azione. Che è concepita come un unicum compatto in cui le parti vocali, però, non si intrecciano ma si dispongono in ordinata successione.

A occuparsi della resa teatrale è il compositore stesso, che nella Prefazione indica chiaramente come i personaggi debbano accompagnare il canto con la mimica e gli strumenti, a loro volta, debbano «essere tocchi ad immitatione delle passioni dell’oratione», ossia suonati imitando gli affetti interpretati dai protagonisti. Il loro canto, chiaro e limpido, «porterà le pronuntie at similitudine delle passioni dell’oratione».
Questa meticolosità si era già manifestata ai tempi di Mantova, siamo nel 1615, nel già citato balletto “Tirsi e Clori”, in cui Monteverdi aveva previsto che i due cantanti reggessero strumenti sulla scena (rispettivamente un chitarrone e l'arpa, per rischiarare il basso continuo), a dimostrazione di quanto considerasse essenziale l'unicum scenico tra strumentazione e cantanti o esecutori sul palco. In ciò Monteverdi si segnala come uno dei primi, se non l'unico ai suoi tempi, ad essere prescrittivo non solo per quanto concerne ovviamente la musica, ma anche circa i dettagli dell'esecuzione e della messa in scena.

Elena Percivaldi
Tornando al Combattimento, Monteverdi trasforma il testo del Tasso, che non è drammatico ma epico, secondo la sua personale poetica degli affetti. Ad andare in scena non è solo il combattimento tra due “nemici” che peraltro non si riconoscono a vicenda, ma la lotta tra emozioni e diversi sentimenti che sono propri dell'animo umano: ira-sdegno, umiltà-rassegnazione.
Per rendere questo incontro/scontro dal ritmo ora serrato e violento ora pacato e meditabondo, Monteverdi – fedele alla “seconda pratica” che vuole il canto imitare la lingua, il testo poetico suscitare gli affetti e la musica tradurre in suono gli affetti medesimi - inventa e sperimenta soluzioni musicali nuove. L'orchestra, dunque, imita gli effetti sonori descritti nel testo, come il galoppo di un cavallo o il clangore delle armature e delle spade durante lo scontro. Tecnicamente, questi effetti sono resi tramite la continua alternanza tra stile “temperato” (melodie ampie e cantabili, ritmi lenti) e stile “concitato” (ritmi rapidi, note ribattute); e in quest'ultimo l'utilizzo di due innovazioni come il tremolo (una veloce ripetizione dello stesso suono) e il pizzicato (durante lo scontro vero e proprio).

Mettendo in scena il Combattimento, dunque, Monteverdi non si accontenta della mera resa di un testo poetico, per quanto grande, sublime e complesso. Al compositore non interessano i conflitti religiosi tra pagani (saraceni) e cristiani che pure avevano ispirato il Tasso ad affrontarli nella temperie culturale a lui contemporanea (siamo nel 1575, in piena Controriforma: i pagani ora sono i riformati), né il tema epico-cavalleresco. Ciò che gli interessa è la dinamica degli affetti: e infatti dipinge, con una vivacissima tavolozza di colori musicali, le sfumature diverse dell'animo umano.
Non si taccia inoltre che la lotta tra di Tancredi e Clorinda, un uomo e una donna toccati dall'eros, ha anche un'evidente e metaforica connotazione sensuale: l'alternanza, già citata, tra ritmi serrati e pause riposanti sembra proprio mimare anche le varie fasi dell'atto sessuale, che infatti si compie durante tutta la notte e si conclude con la presenza, sulla scena, del sangue, allusione alla verginità di Clorinda evidentemente perduta alla fine della lunga amorosa tenzone.
Eloquentissima, a tal proposito, è questa ottava:

Tre volte il cavalier la donna stringe
con le robuste braccia, e altrettante
poi da quei nodi tenaci ella si scinge,
nodi di fier nemico e non d'amante.
Tornano al ferro, e l'un e l'altro il tinge
di molto sangue: e stanco e anelante
e questi e quegli al fin pur si ritira,
e dopo lungo faticar respira.

Il combattimento tra Tancredi e Clorinda che si risolve nel finale, tragico ma al tempo rassicurante grazie al battesimo che porta l'“infedele”alla salvezza eterna, rappresenta dunque non solo il contrasto, metaforico, tra opposti affetti e sentimenti dell'animo umano, ma anche il conflitto tra sensualità e tensione religiosa, tra corpo e anima, tra carne e spirito. Sono temi prediletti da Tasso, certamente, ma anche da Monteverdi, che li indagherà più e più volte nel corso della sua lunga e intensa carriera. Creando un vero e proprio topos del Barocco, Tancredi e Clorinda incarnano infine nel Combattimento l'eterna, e imperitura, lotta tra Amore e Morte.

(c) di Elena Percivaldi, Tutti i diritti riservati


LA GALLERY DEL CONCERTO
(c) MG








 
 

mercoledì 8 luglio 2015

ANNIVERSARI / Treviso celebra Mario Del Monaco con una mostra

TREVISO - Sono trascorsi cento anni dalla nascita del celebre tenore Mario Del Monaco. In occasione dell'anniversario,  Treviso lo celebra con una mostra fotografica che ripercorre le principali tappe della sua carriera e alcuni ritratti inediti della sua vita privata.
La giornata di celebrazioni, prevista per sabato 11 luglio, inizierà  alle 16.30 a Palazzo dei Trecento con una conferenza illustrativa tenuta da tre presenze eccezionali che, dopo aver già reso onore a Mario Del Monaco al Teatro alla Scala a giugno, verranno a Treviso per rinnovare il ricordo nella sua terra nativa: il critico e musicologo Giancarlo Landini, il direttore della rivista L'Opera Sabino Lenoci e la biografa ufficiale del tenore Elisabetta Romagnolo. Durante la conferenza saranno proiettati filmati esclusivi sulla sua vita. Alle ore 18.00 a Ca’ Sugana è prevista l'inaugurazione della mostra fotografica nell'atrio del municipio con foto dell’archivio del figlio Giancarlo Del Monaco.



Informazioni: http://www.donelladelmonaco.com/

venerdì 12 giugno 2015

TORRE DEL LAGO (LU) - Ecco il programma del Puccini Festival. Al via con la "Tosca" secondo Mimmo Paladino


LIRICA: MIMMO PALADINO “SCOLPISCE” LA NUOVA TOSCA CON DANIELA DESSÌ E FABIO ARMILIATO,
16 APPUNTAMENTI NEL TEMPIO DI GIACOMO PUCCINI
In cartellone la Turandot con Giovanna Casolla, la Madama Butterfly con Svetla Vassileva e il Trittico







TORRE DEL LAGO (LU) - La nuova Tosca con le scene di Mimmo Paladino apre la 61 esima edizione del Festival Pucciniano di Torre del Lago (Lu). In cartellone, oltre al nuovo allestimento del melodramma in tre atti di Giacomo Puccini con Daniela Dessì e Fabio Armiliato, la Turandot con Giovanna Casolla che festeggia in scena i 20 anni del ruolo della Principessa di Ghiaccio, la Madama Butterfly con Svetla Vassileva ed il giovane tenore Sergio Escobar. Chiude la programmazione il Trittico con i tre atti unici Il Tabarro, Suon Angelica e Gianni Schicchi. 16 saranno complessivamente gli appuntamenti con la lirica pucciniana eseguita dall’Orchestra e dal Coro del Festival. Direzione Artistica a cura di Daniele de Plano.

Sono notti di grandi lirica quelle sulle rive del Lago di Massaciuccoli, in Toscana, dove dal 24 luglio al 30 agosto torna puntale la programmazione del Gran Teatro all’aperto intitolato al grande compositore promossa dalla Fondazione Festival Pucciniano con il contributo del Comune di Viareggio, Provincia di Lucca e Regione Toscana. Una stagione caratterizzata dal nuovo ed attesissimo allestimento della Tosca (24, 31 luglio, 15, 21 e 30 agosto) realizzato dall’artista e scultore Mimmo Paladino con Daniela Dessì e Fabio Armiliato nel ruolo di Mario Cavaradossi, Giovanni Meoni (Barone Scarpia), Paolo Battaglia e  Elia Todisco (Cesare Angelotti) per la regia di Vivien Hewitt e la direzione di Valerio Galli. Vedremo, in altrettante serate, i quattro finali della Turandot, quello di Berio, i due di Alfano e quello che si conclude nel punto in cui Puccini aveva lasciato il lavoro (25 luglio, 7, 16, 23 agosto) ma anche la produzione colossal cinese eseguita dalla Compagnia ospite del China National Opera House di Pechino per la regia di Wang Huquan e la direzione di Yu  Feng (28 agosto).

Non solo opera. Anche musica e danza con il live dei mitici Spandau Ballet (9 agosto) e le eroine pucciniane del coreografo e ballerino francese Julien Lestel (18 agosto) sul palcoscenico del Gran Teatro all’aperto del Festival Pucciniano di Torre del Lago (Lu). In programma, nell’ambito del Festival, anche mostre di arte contemporanea e ed eventi collaterali.

I biglietti possono essere acquistati online al sito www.puccinifestival.it, presso la biglietteria del Gran Teatro Giacomo Puccini (Via delle Torbiere. Info 0584.359322), presso il punto vendita TuttoEventi a Viareggio (Viale Margherita, 1) e sui circuito ticketone, boxoffice, vivaticket o scrivendo a ticketoffice@puccinifestival.it.

Per consultare il programma completo www.puccinifestival.it.

MILANO / La Scala omaggia Mario Del Monaco a cent'anni dalla nascita

MILANO / In occasione del 100° della nascita, il Teatro alla Scala di Milano celebra il grande tenore Mario Del Monaco con un incontro, per il ciclo "Grandi voci alla Scala".

La serata (inizio alle ore 17)  è a cura di Sabino Lenoci e Giancarlo Landini in collaborazione con la rivista l’Opera . In programma ascolti e video nel Foyer "Arturo Toscanini".

L'accesso al Foyer "Toscanini" non richiede biglietto: basta presentarsi all'ingresso principale del Teatro con un certo anticipo. L'accesso è regolato dalle maschere e si ferma al raggiungimento della capienza consentita dalle norme di sicurezza per il Ridotto (150 posti a sedere).

Ingresso libero fino a esaurimento posti.


Ulteriori informazioni

mercoledì 20 maggio 2015

LA SPEZIA / Al via il Wagner La Spezia Festival

LA SPEZIA - Parte l'edizione 2015 del WAGNER LA SPEZIA FESTIVAL. La rassegna musicale annuale è strutturata su due date fisse, più un terzo evento  riservato all'arte dei ragazzi del Conservatorio 'G. Puccini' della Spezia. La prima data già fissata è quella del 22 maggio, la seconda il 5 settembre. 
"Il Festival - spiega Mirco Manuguerra, promotore dell'evento con Lunigiana Dantesca - ha trovato un valentissimo Direttore Artistico nel M° Federico Rovini, nuovo direttore del Conservatorio 'G. Puccini'.Testimonial d'eccezione sono il prof. Quirino Principe, filosofo della musica di fama internazionale, e il M° Paolo Restani, massimo pianista della storia musicale spezzina di ogni tempo".
Nell'occasione del 22 maggio di quest'anno, 202° anniversario della nascita di Wagner, ospite del Festival sarà il M° Pier Paolo Vincenzi, fiorentino, autore di una edizione completa delle opere di Wagner per pianoforte solo.

giovedì 5 marzo 2015

PARMA / Il Regio alla conquista dei bambini con "Il gioco dell'opera"

PARMA - Il Teatro Regio di Parma si apre ai bambini delle scuole dell’infanzia con Il Gioco dell’Opera, il progetto de Il Regio per i più piccoli dedicato al pubblico dei bambini dell’età prescolare, realizzato con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Provincia di Parma, Fondazione Monte di Parma e in collaborazione con il Laboratorio creativo per bambini “Zazì” e il Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma. Martedì 17 marzo 2015, alle 9.00 e alle 10.30 pupazzi, marionette, educ-attori, cantanti e musicisti faranno vivere ai più piccini, in un’esperienza unica e coinvolgente, la magia dell’opera nel segno della musica verdiana, in una appassionante rivisitazione de Il trovatore. Lo spettacolo tornerà in scena il 18 novembre 2015, sempre con doppio spettacolo alle 9.00 e alle 10.30.

L’amore di Leonora per il prode Manrico, la tragica storia della zingara Azucena sono raccontate al pubblico dei più piccoli da Veronica Ambrosini (Azucena), che firma anche la regia ed è autrice dei testi, accanto a Antonella Altieri (Leonora), Emanuela Dall'Aglio (Ines), Massimiliano Sacchetti (Il conte di Luna), Luca Monesi (Manrico), Giulia Ferrari. A interpretare arie e duetti dall’opera, gli allievi delle Classi di Canto del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma Haruka Takahashi, Letizia Egaddi, Wang Seungwon e Hasuk Lee, accompagnati al pianoforte da Simone Savina e coordinati da Donatella Saccardi.

«Far vivere un’esperienza unica e indimenticabile ed emozionare raccontando una storia in musica a piccoli grandi spettatori, questa la sfida de Il Gioco dell’Opera – spiega Veronica Ambrosini. La grandezza della Musica, il mondo dell’Opera, i linguaggi del Teatro stimolano l’ascolto e l’educazione al sentire, l’attenzione ai suoni e rumori della vita: una grande occasione per vivere un’esperienza “sentimentale”: il melodramma, dove anche i piccoli spettatori possono ritrovare i grandi temi dell’animo umano rappresentati con serietà e semplicità».


IL GIOCO DELL’OPERA
Il Trovatore per le scuole dell’infanzia,
interpretato da cantanti, attori, pupazzi, marionette
Teatro Regio di Parma
martedì 17 marzo 2015, ore 9.00 e ore 10.30
mercoledì 18 novembre 2015, ore 9.00 e ore 10.30

Per informazioni e prenotazioni:
tel. 0521 203957, ilregioperipiupiccoli@teatroregioparma.it, www.teatroregioparma.it

Fonte: comunicato stampa


mercoledì 4 marzo 2015

SCALA / Milano si inchina alla “clemenza” di Silla

 
Brescia/Amisano - Teatro alla Scala
Applausi (meritati) al Piermarini per la terza opera mozartiana compostaall'ombra del Duomo, 
che tornava dopo trent'anni 
di assenza

di Elena Percivaldi 

MILANO - Chi è il vero tiranno? Quel Lucio Silla, romano, odiato da tutti, che alla fine tutti perdona (compreso chi ha attentato alla sua vita, dandogli bontà sua in sposa la donna amata) oppure Milano, che si ostina a non scaldarsi per il Mozart giovanile rispondendo con sedie vuote a un titolo a che mancava da ben trent'anni (1984)? La storia sembra quasi ripetersi. La “prima” al Teatro Regio Ducale, il 26 dicembre 1772, fu in sordina, complici alcuni incidenti come il ritardo di tre ore sull'inizio e la non felice esibizione del tenore che interpretava il ruolo del titolo. Il lavoro non procurò al giovanissimo compositore (aveva appena 16 anni) ulteriori commissioni, decretando nel marzo successivo il mesto e definitivo ritorno in patria. Stavolta gli applausi di chi c'era sono stati fragorosi. Ma sia alla prima che alla seconda e anche alla terza rappresentazione (che qui recensiamo) c'erano parecchi posti liberi.
E sì che della trilogia milanese (gli altri due titoli sono “Mitridate, re di Ponto” e “Ascanio in Alba”, scritti rispettivamente nel 1770 e nel 1771, il primo invece accolto trionfalmente) il Silla è sicuramente l'opera più ambiziosa e riuscita. In essa confluiscono tutte le esperienze finora maturate dal giovane musicista durante i lunghi viaggi di studio in Italia. La partitura rivela il dominio completo del linguaggio musicale e retorico dell'opera seria sia nell'orchestrazione che nel trattamento delle voci e non sono estranee, anzi, persino innovazioni e spinte verso una concezione più “moderna” e un superamento della tradizione, innescando un processo che sarà perfezionato con i grandi capolavori della maturità. Tutto ciò fa del “Silla” il frutto più ubertoso germogliato alla fine di un lungo percorso di apprendistato ma anche di un'intera stagione creativa. Miracoli mozartiani: giacché l'azione è statica e il libretto del livornese Giovanni De Gamerra, pur discostandosi qua e là dalle convenzioni dell'epoca, è tendenzialmente piatto nonostante (o forse a causa?) delle revisioni di Pietro Metastasio, il monumentale “poeta cesareo” che però ormai (almeno per Mozart) “sapeva” di vecchio.
Questa ripresa milanese del titolo è una nuova coproduzione realizzata con Fondazione Mozarteum e Festival di Salisburgo ed è andata in scena con grande successo prima alla Mozartwoche e poi in occasione del Salzburger Festspiele nel 2013. La regia di Marshall Pynkoski (con le luci, efficaci, di Hervé Gary) è raffinatissima e riesce a imprimere dinamismo e lievità a un'azione librettistica come detto decisamente pesante e statica, e a evitare che le interminabili arie col “da capo” tipiche dell'opera seria siano risolte in una fissità estenuante (anche e soprattutto per lo spettatore).
Brescia/Amisano - Teatro alla Scala
Splendide sono anche le scene e meravigliosi i costumi di Antonie Fontaine, contemporanei non a una Roma pomposa e lontana ma alla messinscena mozartiana. Quindi è tutto un rimando all'estetica del tempo, sospesa tra classico e romantico e con toni decisamente sepolcrali (allora molto di moda), né poteva essere diversamente visto l'atmosfera che domina sia l'azione sia il libretto una parte del quale si svolge al cimitero. Né stonano i balletti (corpo di ballo del Teatro alla Scala diretto da Makhar Vaziev), mai eccessivi, che sottolineano morbidamente l'azione senza mai disturbarla.
Veniamo alla parte musicale. Sul podio, qua come a Salisburgo, si staglia Marc Minkowski, che non ha deluso le aspettative e ha ricevuto una fragorosa ovazione. La sua lettura è stata elegante e misurata, e ha saputo dosare con maestria l'alternanza dei registri espressivi della partitura dando i necessari chiaroscuri preromantici ai momenti più meditativi (le “scene d'ombra”) e imprimendo l'opportuno vigore nelle impetuose scene d'ira e di vendetta. Non gli è mancata neppure l'ironia, con quella citazione al clavicembalo della Marcia Nuziale nel recitativo in cui Cinna promette di sposare Celia, che ha strappato il sorriso del pubblico. Per il suo debutto alla Scala non poteva ottenere di più.
Vediamo le voci. La parte di Silla, come noto, già di per sé parte monca: prevista per Arcangelo Cortoni, fu poi affidata all'ultimo, causa indisposizione, al mediocre lodigiano Bassano Morgnoni, cantore da chiesa e senza esperienza teatrale alcuna nonché goffo sul palco e a tratti persino ridicolo («Va detto che il tenore, che abbiamo dovuto ingaggiare d`urgenza, è un cantante da chiesa di Lodi che non ha mai recitato in un teatro così insigne; avrà giusto interpretato un paio di volte un ruolo da primo Tenore a Lodi, e infine è stato ingaggiato solo 8 giorni prima che l`opera andasse in scena. Costui, dal momento che nella sua prima Aria la prima Donna deve essere oggetto di una manifestazione d`ira da parte sua, ha recitato questo accesso di rabbia in maniera tanto esagerata che pareva volesse prenderla a schiaffi e staccarle il naso con un pugno, al che il pubblico si è messo a ridere»: così Leopold Mozart alla moglie il 2 gennaio 1773 parlando della prima del 26 dicembre). Mozart fu costretto a rivedere pesantemente l'intero ruolo e a ridimensionarlo e solo la sua musica miracolosa lo salva dall'essere un personaggio farsesco o da operetta anziché da opera seria.
Kresimir Spicer (al posto dell'indisposto Rolando Villazón) ha fatto del suo meglio per evitare il grottesco e c'è in gran parte riuscito. Il suo è un dittatore nevrotico e un po' (forse troppo) schizofrenico: è diviso tra l'amore per Giunia e il desiderio di vendetta per non essere da lei corrisposto, e si trova a disagio per il fatto di dover sostenere un ruolo, quello del tiranno, dal quale sembra volersi liberare alla svelta. Alla fine la rinuncia alla corona d'alloro sarà una liberazione per Roma, certo, ma soprattutto per se stesso. Se a Spicer la presenza scenica (dovuta anche alla fisicità monumentale) non manca, non sempre incisiva ci è parsa la prova vocale. L'emissione è risultata a tratti faticosa, alcune note sono state leggermente grattate, alcune mezzevoci falsettate e i trilli non risolti in maniera chiara e cristallina come invece i ruoli tenorili mozartiani richiederebbero. Comunque sia, è stato applaudito meritatamente.
Discorso più complesso invece per i due ruoli en travesti. Il Lucio Cinna di Inga Kalna ci è sembrato piuttosto piatto e monocorde sul piano interpretativo (sull'amante/amato prevale sempre l'angelo della vendetta, ma senza la sua grazia), mentre vocalmente è parso in difficoltà in alcuni dei numerosi passaggi di agilità. Tutto sommato questo Cinna non si discosta molto da quelle silhouette in nero che tanto piacevano nel Settecento e che impazzavano nei teatri d'ombre. Ma sono figure appunto piatte e monocordi.
Brescia/Amisano - Teatro alla Scala
Viceversa pienamente convincente, anzi degna di lode, è stata l'interpretazione di Marianne Crebassa che ha scolpito un Cecilio a tuttotondo, evidenziando efficacemente tutte le sfumature del personaggio: dall'amante sognante e tenero al giovane impetuoso e desideroso di vendetta, che si nutre di meditazioni sepolcrali ma anche di solari gioie e di speranza. Insieme a quello di Giunia, Cecilio è il personaggio più riuscito, né poteva essere diversamente anche perché fu scritto sulle eccezionale vocalità del castrato superstar Venanzio Rauzzini, per il quale poche settimane dopo Mozart avrebbe composto il celeberrimo mottetto “Exsultate iubilate” KV 165. E non è difficile vedere in Cecilio, in controluce, i turbamenti emotivi e i salti d'umore che dovevano appartenere anche a Wolfgang adolescente... La Crebassa, magnifica voce, piena e rotonda, con centri sontuosi, buon registro basso e acuti ben sostenuti, ha superato brillantemente tutte le agilità richieste. Per lei applausi a scena aperta, meritatissimi.
Ovazione anche per Lenneke Ruiten, una Giunia nobile, dal portamento fiero ma sensuale e molto femminile. La parte, vocalmente impervia e a tratti al limite dell'eseguibile (Wolfgang più tardi la propose alla mitica Aloysia Weber definendola costellata di «passaggi spaventosi») fu scritta appositamente per la virtuosa napoletana Anna de Amicis Buonsollazzi, che a detta di Leopold alla prima cantò come un angelo, «in maniera da lasciar sbalorditi». La Ruiten l'ha affrontata con piglio e determinazione lasciando freddi solo su qualche acuto estremo. Per il resto, anche a livello di presenza scenica, la sua prestazione è stata maiuscola.
Ottima anche la Celia di Giulia Semenzato, esuberante e furba, graziosa, seducente e piccante. Una figura che finalmente esce dai ruoli di contorno per imporsi, vocalmente e scenicamente, come determinante. Buono anche il coro diretto come sempre in modo magistrale da Bruno Casoni.