Musica

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mercoledì 8 luglio 2015

ANNIVERSARI / Treviso celebra Mario Del Monaco con una mostra

TREVISO - Sono trascorsi cento anni dalla nascita del celebre tenore Mario Del Monaco. In occasione dell'anniversario,  Treviso lo celebra con una mostra fotografica che ripercorre le principali tappe della sua carriera e alcuni ritratti inediti della sua vita privata.
La giornata di celebrazioni, prevista per sabato 11 luglio, inizierà  alle 16.30 a Palazzo dei Trecento con una conferenza illustrativa tenuta da tre presenze eccezionali che, dopo aver già reso onore a Mario Del Monaco al Teatro alla Scala a giugno, verranno a Treviso per rinnovare il ricordo nella sua terra nativa: il critico e musicologo Giancarlo Landini, il direttore della rivista L'Opera Sabino Lenoci e la biografa ufficiale del tenore Elisabetta Romagnolo. Durante la conferenza saranno proiettati filmati esclusivi sulla sua vita. Alle ore 18.00 a Ca’ Sugana è prevista l'inaugurazione della mostra fotografica nell'atrio del municipio con foto dell’archivio del figlio Giancarlo Del Monaco.



Informazioni: http://www.donelladelmonaco.com/

venerdì 12 giugno 2015

TORRE DEL LAGO (LU) - Ecco il programma del Puccini Festival. Al via con la "Tosca" secondo Mimmo Paladino


LIRICA: MIMMO PALADINO “SCOLPISCE” LA NUOVA TOSCA CON DANIELA DESSÌ E FABIO ARMILIATO,
16 APPUNTAMENTI NEL TEMPIO DI GIACOMO PUCCINI
In cartellone la Turandot con Giovanna Casolla, la Madama Butterfly con Svetla Vassileva e il Trittico







TORRE DEL LAGO (LU) - La nuova Tosca con le scene di Mimmo Paladino apre la 61 esima edizione del Festival Pucciniano di Torre del Lago (Lu). In cartellone, oltre al nuovo allestimento del melodramma in tre atti di Giacomo Puccini con Daniela Dessì e Fabio Armiliato, la Turandot con Giovanna Casolla che festeggia in scena i 20 anni del ruolo della Principessa di Ghiaccio, la Madama Butterfly con Svetla Vassileva ed il giovane tenore Sergio Escobar. Chiude la programmazione il Trittico con i tre atti unici Il Tabarro, Suon Angelica e Gianni Schicchi. 16 saranno complessivamente gli appuntamenti con la lirica pucciniana eseguita dall’Orchestra e dal Coro del Festival. Direzione Artistica a cura di Daniele de Plano.

Sono notti di grandi lirica quelle sulle rive del Lago di Massaciuccoli, in Toscana, dove dal 24 luglio al 30 agosto torna puntale la programmazione del Gran Teatro all’aperto intitolato al grande compositore promossa dalla Fondazione Festival Pucciniano con il contributo del Comune di Viareggio, Provincia di Lucca e Regione Toscana. Una stagione caratterizzata dal nuovo ed attesissimo allestimento della Tosca (24, 31 luglio, 15, 21 e 30 agosto) realizzato dall’artista e scultore Mimmo Paladino con Daniela Dessì e Fabio Armiliato nel ruolo di Mario Cavaradossi, Giovanni Meoni (Barone Scarpia), Paolo Battaglia e  Elia Todisco (Cesare Angelotti) per la regia di Vivien Hewitt e la direzione di Valerio Galli. Vedremo, in altrettante serate, i quattro finali della Turandot, quello di Berio, i due di Alfano e quello che si conclude nel punto in cui Puccini aveva lasciato il lavoro (25 luglio, 7, 16, 23 agosto) ma anche la produzione colossal cinese eseguita dalla Compagnia ospite del China National Opera House di Pechino per la regia di Wang Huquan e la direzione di Yu  Feng (28 agosto).

Non solo opera. Anche musica e danza con il live dei mitici Spandau Ballet (9 agosto) e le eroine pucciniane del coreografo e ballerino francese Julien Lestel (18 agosto) sul palcoscenico del Gran Teatro all’aperto del Festival Pucciniano di Torre del Lago (Lu). In programma, nell’ambito del Festival, anche mostre di arte contemporanea e ed eventi collaterali.

I biglietti possono essere acquistati online al sito www.puccinifestival.it, presso la biglietteria del Gran Teatro Giacomo Puccini (Via delle Torbiere. Info 0584.359322), presso il punto vendita TuttoEventi a Viareggio (Viale Margherita, 1) e sui circuito ticketone, boxoffice, vivaticket o scrivendo a ticketoffice@puccinifestival.it.

Per consultare il programma completo www.puccinifestival.it.

MILANO / La Scala omaggia Mario Del Monaco a cent'anni dalla nascita

MILANO / In occasione del 100° della nascita, il Teatro alla Scala di Milano celebra il grande tenore Mario Del Monaco con un incontro, per il ciclo "Grandi voci alla Scala".

La serata (inizio alle ore 17)  è a cura di Sabino Lenoci e Giancarlo Landini in collaborazione con la rivista l’Opera . In programma ascolti e video nel Foyer "Arturo Toscanini".

L'accesso al Foyer "Toscanini" non richiede biglietto: basta presentarsi all'ingresso principale del Teatro con un certo anticipo. L'accesso è regolato dalle maschere e si ferma al raggiungimento della capienza consentita dalle norme di sicurezza per il Ridotto (150 posti a sedere).

Ingresso libero fino a esaurimento posti.


Ulteriori informazioni

mercoledì 20 maggio 2015

LA SPEZIA / Al via il Wagner La Spezia Festival

LA SPEZIA - Parte l'edizione 2015 del WAGNER LA SPEZIA FESTIVAL. La rassegna musicale annuale è strutturata su due date fisse, più un terzo evento  riservato all'arte dei ragazzi del Conservatorio 'G. Puccini' della Spezia. La prima data già fissata è quella del 22 maggio, la seconda il 5 settembre. 
"Il Festival - spiega Mirco Manuguerra, promotore dell'evento con Lunigiana Dantesca - ha trovato un valentissimo Direttore Artistico nel M° Federico Rovini, nuovo direttore del Conservatorio 'G. Puccini'.Testimonial d'eccezione sono il prof. Quirino Principe, filosofo della musica di fama internazionale, e il M° Paolo Restani, massimo pianista della storia musicale spezzina di ogni tempo".
Nell'occasione del 22 maggio di quest'anno, 202° anniversario della nascita di Wagner, ospite del Festival sarà il M° Pier Paolo Vincenzi, fiorentino, autore di una edizione completa delle opere di Wagner per pianoforte solo.

giovedì 5 marzo 2015

PARMA / Il Regio alla conquista dei bambini con "Il gioco dell'opera"

PARMA - Il Teatro Regio di Parma si apre ai bambini delle scuole dell’infanzia con Il Gioco dell’Opera, il progetto de Il Regio per i più piccoli dedicato al pubblico dei bambini dell’età prescolare, realizzato con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Provincia di Parma, Fondazione Monte di Parma e in collaborazione con il Laboratorio creativo per bambini “Zazì” e il Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma. Martedì 17 marzo 2015, alle 9.00 e alle 10.30 pupazzi, marionette, educ-attori, cantanti e musicisti faranno vivere ai più piccini, in un’esperienza unica e coinvolgente, la magia dell’opera nel segno della musica verdiana, in una appassionante rivisitazione de Il trovatore. Lo spettacolo tornerà in scena il 18 novembre 2015, sempre con doppio spettacolo alle 9.00 e alle 10.30.

L’amore di Leonora per il prode Manrico, la tragica storia della zingara Azucena sono raccontate al pubblico dei più piccoli da Veronica Ambrosini (Azucena), che firma anche la regia ed è autrice dei testi, accanto a Antonella Altieri (Leonora), Emanuela Dall'Aglio (Ines), Massimiliano Sacchetti (Il conte di Luna), Luca Monesi (Manrico), Giulia Ferrari. A interpretare arie e duetti dall’opera, gli allievi delle Classi di Canto del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma Haruka Takahashi, Letizia Egaddi, Wang Seungwon e Hasuk Lee, accompagnati al pianoforte da Simone Savina e coordinati da Donatella Saccardi.

«Far vivere un’esperienza unica e indimenticabile ed emozionare raccontando una storia in musica a piccoli grandi spettatori, questa la sfida de Il Gioco dell’Opera – spiega Veronica Ambrosini. La grandezza della Musica, il mondo dell’Opera, i linguaggi del Teatro stimolano l’ascolto e l’educazione al sentire, l’attenzione ai suoni e rumori della vita: una grande occasione per vivere un’esperienza “sentimentale”: il melodramma, dove anche i piccoli spettatori possono ritrovare i grandi temi dell’animo umano rappresentati con serietà e semplicità».


IL GIOCO DELL’OPERA
Il Trovatore per le scuole dell’infanzia,
interpretato da cantanti, attori, pupazzi, marionette
Teatro Regio di Parma
martedì 17 marzo 2015, ore 9.00 e ore 10.30
mercoledì 18 novembre 2015, ore 9.00 e ore 10.30

Per informazioni e prenotazioni:
tel. 0521 203957, ilregioperipiupiccoli@teatroregioparma.it, www.teatroregioparma.it

Fonte: comunicato stampa


mercoledì 4 marzo 2015

SCALA / Milano si inchina alla “clemenza” di Silla

 
Brescia/Amisano - Teatro alla Scala
Applausi (meritati) al Piermarini per la terza opera mozartiana compostaall'ombra del Duomo, 
che tornava dopo trent'anni 
di assenza

di Elena Percivaldi 

MILANO - Chi è il vero tiranno? Quel Lucio Silla, romano, odiato da tutti, che alla fine tutti perdona (compreso chi ha attentato alla sua vita, dandogli bontà sua in sposa la donna amata) oppure Milano, che si ostina a non scaldarsi per il Mozart giovanile rispondendo con sedie vuote a un titolo a che mancava da ben trent'anni (1984)? La storia sembra quasi ripetersi. La “prima” al Teatro Regio Ducale, il 26 dicembre 1772, fu in sordina, complici alcuni incidenti come il ritardo di tre ore sull'inizio e la non felice esibizione del tenore che interpretava il ruolo del titolo. Il lavoro non procurò al giovanissimo compositore (aveva appena 16 anni) ulteriori commissioni, decretando nel marzo successivo il mesto e definitivo ritorno in patria. Stavolta gli applausi di chi c'era sono stati fragorosi. Ma sia alla prima che alla seconda e anche alla terza rappresentazione (che qui recensiamo) c'erano parecchi posti liberi.
E sì che della trilogia milanese (gli altri due titoli sono “Mitridate, re di Ponto” e “Ascanio in Alba”, scritti rispettivamente nel 1770 e nel 1771, il primo invece accolto trionfalmente) il Silla è sicuramente l'opera più ambiziosa e riuscita. In essa confluiscono tutte le esperienze finora maturate dal giovane musicista durante i lunghi viaggi di studio in Italia. La partitura rivela il dominio completo del linguaggio musicale e retorico dell'opera seria sia nell'orchestrazione che nel trattamento delle voci e non sono estranee, anzi, persino innovazioni e spinte verso una concezione più “moderna” e un superamento della tradizione, innescando un processo che sarà perfezionato con i grandi capolavori della maturità. Tutto ciò fa del “Silla” il frutto più ubertoso germogliato alla fine di un lungo percorso di apprendistato ma anche di un'intera stagione creativa. Miracoli mozartiani: giacché l'azione è statica e il libretto del livornese Giovanni De Gamerra, pur discostandosi qua e là dalle convenzioni dell'epoca, è tendenzialmente piatto nonostante (o forse a causa?) delle revisioni di Pietro Metastasio, il monumentale “poeta cesareo” che però ormai (almeno per Mozart) “sapeva” di vecchio.
Questa ripresa milanese del titolo è una nuova coproduzione realizzata con Fondazione Mozarteum e Festival di Salisburgo ed è andata in scena con grande successo prima alla Mozartwoche e poi in occasione del Salzburger Festspiele nel 2013. La regia di Marshall Pynkoski (con le luci, efficaci, di Hervé Gary) è raffinatissima e riesce a imprimere dinamismo e lievità a un'azione librettistica come detto decisamente pesante e statica, e a evitare che le interminabili arie col “da capo” tipiche dell'opera seria siano risolte in una fissità estenuante (anche e soprattutto per lo spettatore).
Brescia/Amisano - Teatro alla Scala
Splendide sono anche le scene e meravigliosi i costumi di Antonie Fontaine, contemporanei non a una Roma pomposa e lontana ma alla messinscena mozartiana. Quindi è tutto un rimando all'estetica del tempo, sospesa tra classico e romantico e con toni decisamente sepolcrali (allora molto di moda), né poteva essere diversamente visto l'atmosfera che domina sia l'azione sia il libretto una parte del quale si svolge al cimitero. Né stonano i balletti (corpo di ballo del Teatro alla Scala diretto da Makhar Vaziev), mai eccessivi, che sottolineano morbidamente l'azione senza mai disturbarla.
Veniamo alla parte musicale. Sul podio, qua come a Salisburgo, si staglia Marc Minkowski, che non ha deluso le aspettative e ha ricevuto una fragorosa ovazione. La sua lettura è stata elegante e misurata, e ha saputo dosare con maestria l'alternanza dei registri espressivi della partitura dando i necessari chiaroscuri preromantici ai momenti più meditativi (le “scene d'ombra”) e imprimendo l'opportuno vigore nelle impetuose scene d'ira e di vendetta. Non gli è mancata neppure l'ironia, con quella citazione al clavicembalo della Marcia Nuziale nel recitativo in cui Cinna promette di sposare Celia, che ha strappato il sorriso del pubblico. Per il suo debutto alla Scala non poteva ottenere di più.
Vediamo le voci. La parte di Silla, come noto, già di per sé parte monca: prevista per Arcangelo Cortoni, fu poi affidata all'ultimo, causa indisposizione, al mediocre lodigiano Bassano Morgnoni, cantore da chiesa e senza esperienza teatrale alcuna nonché goffo sul palco e a tratti persino ridicolo («Va detto che il tenore, che abbiamo dovuto ingaggiare d`urgenza, è un cantante da chiesa di Lodi che non ha mai recitato in un teatro così insigne; avrà giusto interpretato un paio di volte un ruolo da primo Tenore a Lodi, e infine è stato ingaggiato solo 8 giorni prima che l`opera andasse in scena. Costui, dal momento che nella sua prima Aria la prima Donna deve essere oggetto di una manifestazione d`ira da parte sua, ha recitato questo accesso di rabbia in maniera tanto esagerata che pareva volesse prenderla a schiaffi e staccarle il naso con un pugno, al che il pubblico si è messo a ridere»: così Leopold Mozart alla moglie il 2 gennaio 1773 parlando della prima del 26 dicembre). Mozart fu costretto a rivedere pesantemente l'intero ruolo e a ridimensionarlo e solo la sua musica miracolosa lo salva dall'essere un personaggio farsesco o da operetta anziché da opera seria.
Kresimir Spicer (al posto dell'indisposto Rolando Villazón) ha fatto del suo meglio per evitare il grottesco e c'è in gran parte riuscito. Il suo è un dittatore nevrotico e un po' (forse troppo) schizofrenico: è diviso tra l'amore per Giunia e il desiderio di vendetta per non essere da lei corrisposto, e si trova a disagio per il fatto di dover sostenere un ruolo, quello del tiranno, dal quale sembra volersi liberare alla svelta. Alla fine la rinuncia alla corona d'alloro sarà una liberazione per Roma, certo, ma soprattutto per se stesso. Se a Spicer la presenza scenica (dovuta anche alla fisicità monumentale) non manca, non sempre incisiva ci è parsa la prova vocale. L'emissione è risultata a tratti faticosa, alcune note sono state leggermente grattate, alcune mezzevoci falsettate e i trilli non risolti in maniera chiara e cristallina come invece i ruoli tenorili mozartiani richiederebbero. Comunque sia, è stato applaudito meritatamente.
Discorso più complesso invece per i due ruoli en travesti. Il Lucio Cinna di Inga Kalna ci è sembrato piuttosto piatto e monocorde sul piano interpretativo (sull'amante/amato prevale sempre l'angelo della vendetta, ma senza la sua grazia), mentre vocalmente è parso in difficoltà in alcuni dei numerosi passaggi di agilità. Tutto sommato questo Cinna non si discosta molto da quelle silhouette in nero che tanto piacevano nel Settecento e che impazzavano nei teatri d'ombre. Ma sono figure appunto piatte e monocordi.
Brescia/Amisano - Teatro alla Scala
Viceversa pienamente convincente, anzi degna di lode, è stata l'interpretazione di Marianne Crebassa che ha scolpito un Cecilio a tuttotondo, evidenziando efficacemente tutte le sfumature del personaggio: dall'amante sognante e tenero al giovane impetuoso e desideroso di vendetta, che si nutre di meditazioni sepolcrali ma anche di solari gioie e di speranza. Insieme a quello di Giunia, Cecilio è il personaggio più riuscito, né poteva essere diversamente anche perché fu scritto sulle eccezionale vocalità del castrato superstar Venanzio Rauzzini, per il quale poche settimane dopo Mozart avrebbe composto il celeberrimo mottetto “Exsultate iubilate” KV 165. E non è difficile vedere in Cecilio, in controluce, i turbamenti emotivi e i salti d'umore che dovevano appartenere anche a Wolfgang adolescente... La Crebassa, magnifica voce, piena e rotonda, con centri sontuosi, buon registro basso e acuti ben sostenuti, ha superato brillantemente tutte le agilità richieste. Per lei applausi a scena aperta, meritatissimi.
Ovazione anche per Lenneke Ruiten, una Giunia nobile, dal portamento fiero ma sensuale e molto femminile. La parte, vocalmente impervia e a tratti al limite dell'eseguibile (Wolfgang più tardi la propose alla mitica Aloysia Weber definendola costellata di «passaggi spaventosi») fu scritta appositamente per la virtuosa napoletana Anna de Amicis Buonsollazzi, che a detta di Leopold alla prima cantò come un angelo, «in maniera da lasciar sbalorditi». La Ruiten l'ha affrontata con piglio e determinazione lasciando freddi solo su qualche acuto estremo. Per il resto, anche a livello di presenza scenica, la sua prestazione è stata maiuscola.
Ottima anche la Celia di Giulia Semenzato, esuberante e furba, graziosa, seducente e piccante. Una figura che finalmente esce dai ruoli di contorno per imporsi, vocalmente e scenicamente, come determinante. Buono anche il coro diretto come sempre in modo magistrale da Bruno Casoni.

sabato 21 febbraio 2015

LUTTI / Addio al grande regista Luca Ronconi

MILANO / Il regista Luca Ronconi è morto questa sera al Policlinico di Milano dove era ricoverato da alcuni giorni. Nato l'8 marzo 1933 avrebbe compiuto fra pochi giorni 82 anni.
Ronconi da tempo aveva problemi di salute e da alcuni giorni era in ospedale per complicazioni probabilmente legate al virus influenzale.

Direttore del Teatro stabile di Torino (1988-93), del Teatro stabile di Roma (1994-98) nonché direttore artistico per oltre un decennio del Piccolo Teatro di Milano, Luca Ronconi ha firmato nella sua lunga carriere regie teatrali e liriche sempre nel segno dell'innovazione. Dopo il diploma nel 1953 all'Accademia d'arte drammatica Silvio D'Amico di Roma, negli anni Cinquanta è stato attore. Ha esordito come regista con La buona moglie di Goldoni (1963), cui seguirono I lunatici di Th. Middleton (1966), Misura per misura e Riccardo III di Shakespeare, Il candelaio di Bruno, Fedra di Seneca, e il fortunato Orlando furioso (1968; ed. telev. 1975), esempio di sintesi fra avanguardia e tradizione. Segno distintivo del suo stile, l'essenzialità della recitazione tesa fra l'astrazione e lo straniamento. Tra i suoi lavori più celebri l'Orestea di Eschilo (1972), Il pappagallo verde di Schnitzler (1978), Ignorabimus di Holz (1986), Mirra di Alfieri (1988), Strano interludio di O'Neill (1989), Gli ultimi giorni dell'umanità di Kraus (1990), Re Lear (1994). Dal 1975 (Valchiria di Wagner) è stato anche regista lirico (Orfeo e Euridice di Gluck, Fetonte di Jommelli, Lo zar Saltan di Rimskij-Korsakov; Viaggio a Reims di Rossini; L'Europa riconosciuta di Salieri; Falstaff di Verdi; Turandot di Puccini).
Nel 1977 ha avviato il Laboratorio sperimentale di Prato. Dopo le esperienze di Torino e di Roma, assunta la direzione artistica del Piccolo Teatro di Milano, ha messo in scena, tra l'altro, La vita è sogno (2000), allestimento del dramma di C. de la Barca, e Peccato che fosse puttana (2003) di J. Ford. In occasione delle Olimpiadi invernali di Torino 2006 ha ideato e diretto, in collab. con W. Le Moli, il Progetto Domani, composto di cinque spettacoli che, attraverso il teatro, hanno esplorato temi universali della storia, della politica e della guerra (Troilo e Cressida; Trilogia della guerra; Lo specchio del diavolo; Il silenzio dei comunisti; Biblioetica). Del 2007 è invece il Progetto 'Odissea doppio ritorno', dittico comprendente Itaca di B. Strauss e L'antro delle ninfe da Omero a Porfirio, mentre negli anni successivi ha firmato le regie di La compagnia degli uomini (2010) di E. Bond, La modestia (2011) di R. Spregelburd, Sei personaggi in cerca d'autore (2012) di L. Pirandello, Pornografia di W. Gombrowicz (2013), Danza macabra di A. Strindberg (2014), queste ultime quattro rappresentate al Festival dei Due Mondi di Spoleto.
Domenica la Scala renderà omaggio al grande regista, che  dal 1974 al 2009 ha realizzato per il Piermarini ben 25 titoli d'opera, con la bendiera a mezz'asta.

Fonte: Ansa