Musica

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sabato 8 novembre 2014

TORRE DEL LAGO / Omaggio a Magda Oliviero

Magda Oliviero
TORRE DEL LAGO - Domenica 9 novembre (ore 16.00)  per il ciclo “La Domenica a Teatro” si terrà una conferenza/ascolto dedicata ad uno dei più celebri soprani della storia della musica, Magda Oliviero. L'incontro  si terrà a Torre del Lago presso la  Sala Belvedere del Gran Teatro Giacomo Puccini (ingresso libero). 
Maria Maddalena Olivero, in arte  Magda, aveva festeggiato 104 anni qualche mese prima della sua scomparsa avvenuta lo scorso mese di settembre. Donna di grande fascino, artista colta e con serissimi studi al conservatorio anche in composizione, aveva debuttato a soli ventitré anni alla Scala, per poi lanciarsi in  una carriera lunghissima. Della sua carriera e dei suoi trionfi parlerà Lisa Domenici con il supporto degli ascolti delle sue più celebri interpretazioni a cura di Bruno Spoleti.
Una  carriera cominciata  da bambina, a soli sei anni,  con lezioni di pianoforte, ma la  sua voce potente e la grande  facilità nel ricordare a memoria i testi delle romanze spinsero  i  suoi genitori a farle intraprendere la strada del canto. Dopo i primi difficili inizi, la Olivero incontrerà il maestro giusto: Luigi Gerussi. Sotto la sua guida imparerà a gestire la voce, arrivando al debutto, a Torino, nel 1932. Dopo appena un anno, visto il suo talento, salirà sul palco più prestigioso d'Italia, quello della Scala di Milano.Nel 1941 sposerà l'industriale italo-tedesco Aldo Busch, abbandonando per quasi un decennio le scene: riprenderà a cantare solo nel 1951 nell'opera Adriana Lecouvrer di Francesco Cilea, che per tutta la carriera rimarrà il suo cavallo di battaglia. Sarà proprio il maestro Cilea a farla tornare sulle scene. Da quel momento, il successo per lei arriverà a ogni esibizione, e sarà sempre crescente. All’età di 65 anni fu scritturata,  fra molte polemiche,  dal Sovrintendente del Teatro Metropolitan di New York, per  Tosca e fu naturalmente  un  trionfò ,  raccogliendo 20 minuti di applausi e articoli entusiasti della stampa americana. A 85 anni, caso unico nella lirica, ha inciso l'edizione integrale dell' Adriana Lecouvreur. A 89 anni passati ha registrato una selezione della Bohème, rivelando una voce ancora fresca e acuti esemplari. A Torre del Lago Magda Olivero è stata ospite di una Master Class per giovani artisti dell’Accademia di Canto del Festival Puccini .

Informazioni:
www.puccinifestival.it
info@puccinifestival.it

lunedì 3 novembre 2014

MILANO / Alla Scala Nucci "diventa" Simon Boccanegra. E trionfa

Simon Boccanegra alla Scala di Milano
di Elena Percivaldi
MILANO - Il “Simon Boccanegra” è opera complessa e poco conosciuta del repertorio verdiano, in cui è rientrata solo dopo una “riscoperta” operata negli anni Trenta del secolo scorso. La prima, alla Fenice di Venezia nel 1857, fece fiasco soprattutto a causa della vicenda troppo intricata, cui non riuscì a dare ordine l'arzigogolato libretto di Francesco Maria Piave. Rimasta nel cassetto dell'editore Ricordi per anni, l'opera fu poi rimaneggiata (sostanzialmente riscritta) da Verdi per la Scala dove andò in scena con discreto successo nel 1881. Ma si tratta di un lavoro molto diverso. Ventiquattro anni erano passati dalla prima alla seconda versione (curiosamente venticinque sono quelli, nella vicenda, tra il prologo e l'azione): un quarto di secolo in cui Verdi aveva meditato sui drammi umani, composto un lavoro cupo come “Don Carlo” e iniziato il sodalizio con Arrigo Boito (cui dovrà i toni mefistofelici, nel “Simon”, di Paolo). Aveva inoltre visto compiersi l'unità d'Italia, esprimendo solo pochi anni dopo, il 16 giugno 1867, in un'accorata lettera al nobile mantovano Opprandino Arrivabene (che con lui era in Parlamento) forti critiche e grande disillusione: «Cosa fanno i nostri uomini di Stato? Coglionerie sopra coglionerie! (…) Ora che tutti siamo uniti, siamo rovinati. Ma dove sono le ricchezze d’una volta?».
Il clima in cui viene rivisto il “Simon Boccanegra” è questo. Al dramma umano del protagonista (la donna amata che muore e la figlia, perduta e ritrovata dopo tanti anni ma amante del nemico) si unisce quello pubblico: gli odi tra Genova e Venezia, il tentativo di scongiurare la guerra in nome della patria comune, le congiure e i tradimenti e la morte finale, dove la speranza è consegnata alla riappacificazione tra vecchi e nuovi nemici, con la tiara dogale consegnata al genero, flebile speranza per un futuro meno cupo.
Alla Scala di Milano il dramma verdiano è ritornato con la stessa produzione (con la Staatsoper di Berlino) che debuttò nel 2010 con Placido Domingo nel ruolo del titolo. Si ascolterà di nuovo Domingo, reduce peraltro da una non certo brillante prova come Conte di Luna nel “Trovatore” a Salisburgo, nella seconda parte delle recite: si divide infatti con Leo Nucci le rappresentazioni e parimenti sul podio si alternano Stefano Ranzani e Daniel Barenboim. Noi abbiamo visto, il 2 novembre, la versione Ranzani-Nucci e su questa commentiamo.
Cominciamo dalla regia di Federico Tiezzi per dire che ci è parsa convincente e suggestiva, così come le scene di Pier Paolo Bisleri, scarne e cupe e quindi in tono con un dramma in cui il pessimismo aleggia dalla prima nota al finale e riveste accenti inesorabilmente cosmici. Molte le citazioni, dai pittori Pre-Raffaelliti (Dante Gabriele Rossetti, Burne-Jones, Millais) al “Buon Governo” del Lorenzetti, dal simbolismo di Puvis de Chavannes al romanticismo tedesco. E a questo proposito perfetta ci è parsa la collocazione, nella sala ducale proprio sopra il trono dell'algido "Naufragio della speranza", alias "Il mare di ghiaccio", di Caspar David Friedrich: epigrafe (anzi, epitaffio funebre) alla cattiva politica, ridotta a un guazzabugio di odi e rivalità familiari e ataviche che non può non risolversi nel dramma (in questo caso la morte dell'idealista Simone), prima della catarsi finale.
Leon Nucci (Simon Boccanegra)
La grande magnificenza della Genova dei dogi non c'è. Il Palazzo ducale è una sorta di luogo immaginario, a farne intuire la presenza è solo l'architettura gotica delle sedute dei membri del consiglio e del trono: più che circostanziare in un tempo e in un luogo ben preciso, la Genova del Trecento, il regista sembra voler puntare su un archetipo – l'idea del potere, e le brame e le passioni che inevitabilmente lo circondano - che è lo stesso e si perpetua e di declina sempre e ovunque, con lievi varianti, ma allo stesso modo.
Particolarmente riuscita ci è sembrata la prima scena dell'Atto primo, il cui denso simbolismo è però molto chiaro e pregnante: tre cipressi, radici in vista, sono calati lentamente dal cielo fino a terra mentre Simone e Maria/Amelia scoprono il loro legame familiare di padre e figlia. L'albero della vita, con tutto il suo portato metaforico, torna a radicarsi sulla terra proprio nel momento dell'agnizione e la famiglia ritrova la sua unità. L'equilibrio dopo tanti anni ritrovato è però, lo si vedrà subito dopo, solo una effimera chimera. Sull sfondo aleggia, elemento catartico e salvifico, presente in dense pennellate scure che ne evocano la procella, il mare, da cui Simone che è corsaro proviene e al quale alla fine, annaspando in cerca di ristoro dall'oscuro veleno che lo sta consumando, si rivolge inutilmente.

I costumi di Giovanna Buzzi sono magnifici. Quello di Simone pare ricalcato sul celeberrimo ritratto del doge (di Venezia però) Leonardo Loredan, opera del Giambellino, quelli di Maria/Amelia evocano le eteree e sensuali donzelle preraffaellite, il coro finale in abiti ottocenteschi riporta la vicenda, nel compiersi del dramma, ai tempi di Verdi e al clima politico degli anni risorgimentali e immediatamente seguenti l'unità, con annessa disillusione di cui sopra.
Giovanni Bellini, Ritratto del doge Leonardo Loredan (1501)
Spunti su cui meditare anche in questi giorni.

Passiamo ora alla parte musicale. Di grande classe e impressionante impatto la performance di Leo Nucci. A 72 anni giganteggia sulla scena e fa “suo”, nel modo più completo e perfetto, Simone. La voce (che pure non può per motivi anagrafici essere squillante come una volta) tiene ancora benissimo con un livello di volume più che buono. Il doge è dipinto rispettando tutte le nuances prescritte da Verdi. Si esalta nei momenti più lirici (duetti con Amelia) e risolve con piglio regale quelli più imperiosi. Per lui trionfo e ovazione assolutamente meritati.
Entusiasmante la Maria/Amelia di Carmen Giannattasio, che si conferma una splendida artista. Deliziosa la sua avvenenza, accentuata dall'aura preraffaellita dei costumi. La voce è bella e corposa: notevole nel registro acuto (esaltanti i momenti più propriamente lirici, soprattutto nei duetti), mentre ci è sembrata un pochino più in difficoltà nei passaggi al registro grave. Poco male.
Ramón Vargas ha tratteggiato un Gabriele Adorno passionale e gagliardo ma dal punto di vista vocale ci aspettavamo qualcosa di più. La voce sembra aver perso un poco lo smalto di un tempo: i momenti migliori, anche nel suo caso, sono quelli più propriamente lirici, mentre qualche difficoltà di troppo è emersa nelle parti dove si richiede spessore drammatico.
Carmen Giannattasio (Maria/Amelia)
Alexander Tsymbalyuk ha un fisico imponente e sulla scena è un bel vedere anziché no. Il suo Fiesco è stato convincente sul piano interpretativo, ma la partitura richiede profondissime incursioni nel registro grave che non abbiamo sentito se non flebilmente: troppo poco per donare davvero al ruolo il “peso” vocale che richiede e che lo porta, in certi passaggi, a ravvicinarsi al Commendatore mozartiano con tutti gli annessi e connessi del caso. Rivedibile. Meglio il Paolo Albiani di Vitaliy Bilyy, anch'egli dotato di indubbia presenza scenica, che è stato capace di rendere, vocalmente e interpretativamente, l'ambiguità e la doppiezza di un personaggio dai tratti bruni e mefistofelici.
Stefano Ranzani ha diretto la difficile partitura verdiana scegliendo tempi che ricordano molto la edizione di Gavazzeni del 1973, che con quelle dirette da Abbado va considerata edizione di riferimento. Il piglio è sembrato deciso e aderente al testo (più di Barenboim che si è ascoltato nel 2010 e prenderà il testimone nelle recite del 6, 11, 13, 16 e 19 novembre), i cui tempi sono decisamente dilatati), anche se forse alcuni attacchi orchestrali ai momenti più lirici andrebbero smorzati. Come sempre ottimo il coro diretto da Bruno Casoni.

martedì 28 ottobre 2014

Zeffirelli: «La mia Aida venduta al Kazakistan? E io faccio causa alla Scala»

Franco Zeffirelli
MILANO - L'Aida firmata Franco Zeffirelli sbarca in Kazakistan? E il regista sbotta: porterò la Scala in tribunale. Ha del grottesco la vicenda che in queste ore sta infiammando le cronache musicali, causa scatenante la notizia che l'allestimento dell'opera verdiana - andata in scena al Piermarini nel 2006, con Roberto Alagna (Radames) che fu sommerso di fischi alla prima del 7 dicembre e nella successiva replica abbandonò la recita stizzito - sarà messo in scena  all’Astana Opera Theater  (la prima avrà luogo il 19 novembre). Appena appreso che il monumentale allestimento delizierà le platee del Kazakistan, il regista ha accusato in una lettera aperta la Scala di volerlo cacciare da Milano e annuncia causa. «Una sorta di vendetta da parte dei "cervelloni" della Scala - ha dichiarato Zeffirelli - che stanno pensando a me come un artista da dimenticare».  
L'AFFRONTO.
Un affronto secondo il regista,  «imperdonabile che hanno compiuto da padroni di un allestimento la cui eccellente qualità è stata largamente provata».  «L'infame procedura della Scala - annuncia il maestro - richiederà, fermamente, l'intervento della magistratura».
«Nel turbine dei miei impegni di lavoro che mi accompagnano e suscitano in me, lo confesso, un naturale piacere che riempie il mio cuore, nonostante l’età, debbo però stare bene attento a quello che entra nei miei ricordi con soddisfazione e quello che, qualche volta, suscita il mio vivo disappunto», scrive il maestro. «È il caso dell’infame e bestiale destino con cui la Scala ha gestito la mia ultima creazione di Aida nel 2006. Si trattava in effetti e con tutta umiltà della migliore produzione di questo capolavoro che abbia mai portato al pubblico e che ora è stata incredibilmente cacciata dal repertorio scaligero e venduta non scherzo, al teatro di Astana, in Kazakistan! Un destino purtroppo imprevisto perché questa vendita repentina ha trattato come merce avariata questo mio spettacolo che io reputo di grande valore e merito».
LA REPLICA.  
Non si è fatta attendere la replica del Teatro milanese, che nel pomeriggio ha ribadito in una nota che la cessione della produzione «è stata effettuata nel rispetto degli accordi e tutelando pienamente i titolari dei diritti, i Maestri Zeffirelli e Millenotti, che come da contratto sono stati contattati dall’Astana Opera Theatre per la corresponsione di quanto dovuto. Risulta inoltre che l’Astana Opera Theatre abbia chiesto al M° Zeffirelli di riprendere personalmente la produzione recandosi in Kazakhstan con un assistente. Infine desideriamo sottolineare che il contratto impegna l’Astana Opera Theatre a mettere l’allestimento a disposizione della Scala a titolo gratuito qualora il Teatro decidesse di programmarlo in una stagione futura».
La monumentale Aida del 2006 alla Scala
Gli abbonati e gli spettatori milanesi, ricordano dal Piermarini, hanno avuto occasione di vederla per 11 recite dirette da  Riccardo Chailly nel 2006, 7  da Daniel Barenboim nel 2009 e 9  da Gianandrea Noseda nel 2013, cui si aggiungono, nel 2009, 4 recite a Tokyo dirette dal M° Barenboim. Negli stessi anni la Scala ha restaurato e riproposto, a Milano e in tournée, la produzione di Aida firmata dal M° Zeffirelli insieme a Lila De Nobili nel 1963: nel 2009 si contano 6 recite a Tel Aviv di cui 3 con il M° Daniel Barenboim e 3 con il M° Omer Meir Wellber, che ha diretto ulteriori 10 repliche alla Scala nel 2012. "È dunque - continua la nota del Teatro alla Scala - solo dopo aver mandato in scena 47 recite in 8 anni delle due edizioni di Aida firmate dal Maestro Zeffirelli che il Teatro alla Scala ha commissionato una nuova produzione a un grande regista come il M° Peter Stein (in scena dal 15 febbraio) e ceduto all’Astana Opera Theatre l’edizione del 2006. L’edizione storica del 1963, che nel mese di novembre sarà rappresentata a Seoul, resta di proprietà della Scala come anche la celebre produzione de La bohème, anch’essa del 1963, che giungerà nel 2015 con la direzione del M° Gustavo Dudamel alla 20° ripresa» 
La storia tra Zeffirelli e la Scala iniziò nel 1953, quando firmò le scene per L’italiana in Algeri diretta da Carlo Maria Giulini, e  da allora ha firmato la regia per  21 titoli, tutti replicati molte volte, "per un totale - sottolineano al Piermarini - che supera le 500 rappresentazioni, e spesso restaurati a distanza di tempo».

RISVOLTI POLITICI.
Intanto la vicenda assume connotazioni politiche.  Il consigliere d’opposizione Riccardo De Corato (FdI) ha dichiarato: «Un grande regista come Franco Zeffirelli merita un trattamento migliore da Milano. Il suo sfogo di oggi deve essere attentamente preso in considerazione da una città che deve molto al genio di questo artista. Presenterò quindi un’interrogazione in Comune per chiedere le motivazioni dell’esclusione dal repertorio della Aida del 2006 venduta al Kazakistan». Nell'attesa che la magistratura intervenga, dunque, sarà il Comune a dover fare chiarezza sulla vicenda.


giovedì 23 ottobre 2014

MILANO / Al via il Festival Liederiadi con un raro Respighi

MILANO - Al via a Milano, con un ricco programma che condurrà ad Expo, la nuova edizione del Festival Liederìadi. Gli appuntamenti, che si tengono nella splendida cornice della Palazzina Liberty (in Largo Marinai d'Italia),  hanno lo scopo di far conoscere un repertorio, quello del canto solista accompagnato da pianoforte, che se è da sempre molto amato nel mondo tedesco (e basti pensare alle composizioni di Schubert e Schumann e a interpreti come Dietrich Fischer-Dieskau), in Italia è ancora poco conosciuto. Il Festival Liederìadi,  primo e finora unico nel suo genere in Italia, è nato nel 2000 da un'idea del tenore Mirko Guadagnini, grande interprete del barocco ma che grazie alla voce versatile e a una sensibilità musicale fuori dal comune è riuscito negli anni a cantare con successo praticamente di tutto: da Guillaume de Machaut a Britten, passando per Monteverdi, Mozart e Haydn.

Mirko Guadagnini
Il concerto inaugurale del Festival Liederiadi 2014 si terrà domenica 27 ottobre alle  ore 10.45: protagonista un inedito e raffinatissimo Ottorino Respighi.  Al termine, degustazione di vini   biologici di Stefano Milanesi.

Ingresso euro 15

Informazioni: http://www.festival-liederiadi.it/

 PROGRAMMA
Domenica 27 ottobre ore 10.45
Milano, Palazzina Liberty, Largo Marinai d'Italia 1

Oksana Lazareva - contralto
Aldo Orvieto - pianoforte

RARITA' DI OTTORINO RESPIGHI
6 Melodie (1909) - 15 min.
•    In alto mare
•    Abbandono
•    Mattinata
•    Povero cor
•    Si tu veux
•    Soupir

La Sensitiva (1915) - 30 min.
poema lirico per mezzosoprano e orchestra, riduzione per pianoforte scritta dall’autore.

Ciclo meteorologico - 12 min.
di Ottorino Respighi e Federico Biscione

•    Nevicata (O.R.)
•    Notte di pioggia (F.B.) pianoforte solo
•    Pioggia (O.R.)
•    Arcobaleni mattutini (F.B.) pianoforte solo
•    Nebbie (O.R.)


Programma completo della stagione: http://www.festival-liederiadi.it/stagione-14-15

mercoledì 22 ottobre 2014

NAPOLI / "Cantar Lontano" in concerto per Tanzio da Varallo

 NAPOLI - Lo splendore delle note antiche si unisce all'Arte con la A maiuscola in un connubio magico. Il mix alchemico, di grande effetto, avverrà a cura della Fondazione Centro di Musica Antica Pietà de' Turchini in occasione dell’apertura della mostra Tanzio da Varallo incontra Caravaggio. Pittura a Napoli nel primo Seicento, in programma nelle Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano,  dal 24 ottobre 2014 al 11 gennaio 2015. Il complesso vocale e strumentale Cantar Lontano, diretto da Marco Mencoboni, eseguirà un concerto il cui programma, ideato per l’occasione,  prevede autori e composizioni coevi al geniale artista piemontese che soggiornò lungamente a Napoli, dove a suo dire esercitò anche l’attività di musico, traendone grande ispirazione per la sua vocazione pittorica.
Il concerto, intitolato "Cantar Lontano, Naufragantis mundi portus. La voce nei quadri di gratitudine", si terrà il 25 ottobre presso le Gallerie e  prevede tra gli altri musiche di Orlando di Lasso, Monteverdi, Frescobaldi.
Cantar Lontano si distingue per la ripresa e la diffusione di un repertorio sconosciuto fino a pochi anni fa ed è presente nei cartelloni dei più autorevoli festival e teatri Europei. A Mencoboni, che ne è il fondatore e direttore, si deve la prima esecuzione moderna di numerose opere vocali di Costanzo Porta, Ignazio Donati, Lodovico da Viadana, Giselin Danckerts e Diego Ortiz. Tra gli aspetti più significativi della programmazione artistica del gruppo, emerge  la ripresa di opere antiche nei luoghi in cui furono prodotte: è il caso del Vespro della Beata Vergine di Claudio Monteverdi realizzato con la tecnica del 'Cantar Lontano', eseguito nella Basilica Palatina di Santa Barbara, per la quale probabilmente venne concepito.
Il programma, che prevede tra gli altri musiche di Orlando di Lasso, Monteverdi, Frescobaldi,

Ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili
Info: www.turchini.it

PROGRAMMA


Cantar Lontano, Naufragantis mundi portus
La voce nei quadri di gratitudine

Concerto per Tanzio da Varallo
Tanzio da Varallo, Davide e Golia, ca. 1625, Pinacoteca civica, Varallo.

Anonimo (1551)
Le Forze d'Ercole (per clavicembalo solo)
Filippo Azzaiolo (fl. 1557)
Prima ora de la notte (a voce sola)
Pietro Pace (1559-1622)
Ave Maria (a voce sola)
Orlando di Lasso (1532-1594)
Ave Regina Coelorum a tre
Costanzo Festa (ca. 1485–1490 – 1545)
Io vorrei Dio d'Amore (a voce sola)
Gerolamo Frescobaldi (1583-1643)
Toccata seconda (per clavicembalo solo)
Claudio Monteverdi (1567-1643)
Ego flos campi (a voce sola)
Orlando di Lasso
O Maria ortus conclusus a tre
Andrea Falconieri (c. 1586 – 1656)
La Suave melodia e sua corrente
Lo Spiritillo
Giovanni Felice Sances (1600-1679)
Stabat mater dolorosa (a voce sola)
Ignazio Donati (1570-1638)
Domine in furore tuo (a voce sola)
Orlando di Lasso
Sancta et immaculata a tre

    

martedì 21 ottobre 2014

Insulae Harmonicae: sul Verbano la musica classica è solidale



VERBANIA - Cinque anni fa il Magazzeno Storico Verbanese (storica associazione culturale che si occupa della promozione del Verbano e del suo territorio)  era partito - magari con un po’ di incoscienza, sicuramente con tanto entusiasmo - varando una rassegna di concerti che voleva essere incentrata, anzi fortemente incardinata sulle meraviglie isolane del Golfo Borromeo: Isola Bella e Isola Superiore dei Pescatori. Nacque così - si era nel 2010 - la Rassegna Insulae Harmonicae, titolo curioso per il suo latinorum, magari un po’ lezioso, forse leggermente pretenzioso, ma come poi si è visto non privo di attrattiva. Era il 2010, ma i due temi che Insulae Harmonicae poneva alla base del proprio operare erano già presenti nei concerti che il sodalizio del Magazzeno Storico Verbanese offriva ai propri soci e ai simpatizzanti: il tema del “fare bene”, quindi della beneficenza, e il tema della musica classica, barocca specialmente.
Di lì a poco, le occasioni di fare musica cominciarono a collegarsi con quelle di fare beneficenza al di fuori dei territori isolani; se i primi concerti erano con lo scopo di stimolare il recupero dell’organo storico della chiesa di San Vittore in Isola Bella (con la sorpresa che poi nel corso dei lavori è emersa, consentendo la scoperta di un organo cinquecentesco Antegnati laddove si supponeva esserci un più comune e ottocentesco Biroldi...) il MSV faceva già dalla terza rassegna “puntate” concertistiche fuori dal Golfo Borromeo: la beneficenza non deve conoscere confini o barriere. Ecco quindi che al proprio attivo, Insulae Harmonicae può orgogliosamente annoverare concerti e raccolte fondi a Verbania (pro Museo del Paesaggio e pro Gruppo Verbanese Sciatori Ciechi), a Cannero Riviera (pro Fondazione Hollman), a Trobaso (pro restauri del monumentale altare piramidale tiberiniano 1646) oltre che per il già ricordato restauro dell’organo Antegnati Brunelli Biroldi della chiesa di S. Vittore d’Isola Bella.
L’evoluzione continua: se nelle scorse rassegne Insulae Harmonicae era “uscita d’isola” e si era affacciata ai sagrati delle chiese di Susello di Ghiffa, Magognino, Trobaso, Carciano, Vezzo, Brisino e altri luoghi dello stretto ambito vicino-piemontese, ora, con la quinta rassegna, Insulae Harmonicae guarda verso l’intero bacino lacustre verbanese, ben conscia della validità dello slogan «Cultura per la Solidarietà»; una solidarietà che quest’anno viene sostenuta da Fondazione Cariplo, il cui vitale supporto ha consentito - in un momento di generale crisi economica - di mantenere gli appuntamenti della Rassegna, e tramite essi la beneficenza che il sodalizio del Magazzeno Storico Verbanese ha da sempre come scopo primario insieme a quello del sostegno alla cultura di lago.
La rassegna tiene dunque moltissimo a proporre un concerto per la Fondazione Hollman di Cannero Riviera (8 novembre, ore 21, presso la sala polifunzionale P. Carmine, duo Festeggio Armonico, Franz Silvestri - claviorgano, Mario Lacchini - flauto traverso: musiche di J.S. Bach, C.P.E. Bach, Locatelli, Leclair, Purcell), per sostenere gli impegni e le attività di musicoterapia verso i bimbi ipo- e non vedenti: una preziosa e benefica sollecitazione che i bimbi ricevono anche grazie al sostegno della neonata associazione “Fiori Blu” di Padova formata dai genitori dei bambini della “Hollman”, con cui il Magazzeno Storico Verbanese è lieto di collaborare oramai da tre anni per sostenere le iniziative e le terapie messe in pratica presso l’istituto.
A Porto Valtravaglia (22 novembre, ore 21.00) il recital clavicembalistico del maestro Filippo Emanuele Ravizza (con una mirabile serie di sonate di Domenico Scarlatti) sarà una maniera di festeggiare la conclusione dei restauri che grazie all’imprescindibile e intelligente intervento dei Lions di Luino hanno consentito di recuperare splendidamente il “cielo di angeli musicanti”, affresco sul soffitto della seicentesca cappella di patronato Porta, nella locale chiesa parrocchiale: è sembrato appropriato al sodalizio del MSV (e la proposta è stata raccolta con piacere dall’autorità ecclesiastica e dai Lions), di inaugurare con un repertorio di musiche seicentesche per clavicembalo solista questo bel restauro: che si aggiunge ai numerosi interventi dei Lions di Luino, sceso spesso in campo per la protezione del patrimonio culturale e artistico delle nostre terre, in particolare quelle di Valtravaglia. Va da sé che i fondi raccolti durante il concerto del maestro Filippo Emanuele Ravizza verranno destinati alle opere parrocchiali di Porto Valtravaglia.

Lucia Signorelli (organo) e Giuseppe Tosatti (flauto) del Chronos Ensemble
Il concerto di Isola Bella (tenutosi il 5 ottobre, con uno splendido recital del maestro Mario Duella, che scaldava i cuori in una atmosfera di totale fascino, accompagnando i presenti in un tour organistico che spaziava dal pieno Cinquecento al primo Ottocento, mentre all’interno dell’edificio sacro si lasciava che la buona luce pomeridiana cedesse il passo alla dolce e intima penombra del tardo pomeriggio) ha centrato una volta ancora lo scopo di far meglio conoscere l’importante organo Antegnati dell’Isola Bella, rarissimo materiale fonico, uno dei meglio conservati e tra i più rari dell’intera Italia per la bottega degli Antegnati. Dopo una accorta messa a punto delle ance condotta dall’organaro Mario Marzi (che ha curato il ripristino dell'organo per conto della parrocchia e del parroco, don Giuseppe Volpati), il maestro Mario Duella si è prodotto in una eccellente performance, che ha messo in risalto tutti i toni e i timbri dell’antico strumento, specie nelle esecuzioni di partiture dell’ultimo Cinquecento e di primo Seicento.
Altra occasione di fare beneficenza e di raccogliere fondi per sostenere le opere parrocchiali delle due isole Bella e Superiore dei Pescatori sarà il pomeriggio del 16 novembre prossimo, a partire dalle ore 16, quando all’Isola Pescatori si esibirà in un programma sacro il coro Sancta Maria de Egro. Come già occorso per il concerto dell’Isola Bella, il trasporto in Isola Superiore e ritorno dal Lido di Carciano sarà offerto al pubblico dal Consorzio Navigazione Isole Borromee che da anni si presta per aiutare il MSV nella realizzazione della rassegna Insulae Harmonicae,
Analogamente, con il concerto di Ispra (chiesa di S. Martino, domenica 26 ottobre, ore 16.00, Trio Chronos: Lucia Signorelli - Organo e Clavicembalo, Giuseppe Tosatti - flauto, Giorgio Tosatti - tromba) si intende sostenere la locale parrocchia che ha appena concluso il ripristino dell’Oratorio Parrocchiale; il concerto sarà di sicura presa sul pubblico, visto che comporterà un organico di notevole fascino (tromba, flauto e organo/cembalo) e un repertorio di musiche di ottimo ascolto e grande ariosità.
Un ultimo concerto, in ordine di tempo, si terrà la sera del sei dicembre 2014 ad Arona, alle ore 21: il concerto verrà offerto dal MSV alla parrocchia di Arona, nella chiesa collegiata di Santa Maria Nascente di Arona per la festività dell’Immacolata; sarà il coro polifonico di Varzo a eseguire canti del proprio repertorio di musica sacra per formulare a un tempo gli auguri di Natale da parte del sodalizio, e per consentire anche di raccogliere, ultima occasione di Insulae Harmonicae V-2014, fondi per la Caritas Parrocchiale di Arona.
Dopo di che... non resta che cominciare a prendere le misure per Insulae Harmonicae 2015.


Informazioni: http://associazione.verbanensia.org/

PROSSIMO APPUNTAMENTO:
Ispra, chiesa parrocchiale di S. Martino
domenica 26 ottobre, ore 16.00
Secondo Concerto nell’ambito della
V Rassegna “Insulae Harmonicae. Cultura per la Solidarietà”

Chronos Ensemble
Organo e Clavicembalo: Lucia Signorelli
Tromba: Giorgio Tosatti
Flauto: Giuseppe Tosatti










 

lunedì 20 ottobre 2014

GUBBIO (PG) / Una mostra... alla ricerca del suono perduto

La "Madonna del Belvedere" di Ottaviano Nelli
Sono gli strumenti musicali d’epoca medioevale e rinascimentale i protagonisti della mostra “Theatrum Instrumentorum – la ricerca del suono perduto” che inauguererà giovedì 30 ottobre alle ore 17.30 presso la Chiesa di Santa Maria Nuova di Gubbio (Pg). La mostra, organizzata dall’Associazione D’UmbriAnticaMusica con la curatela del Presidente Francesco Cardoini in collaborazione con il Polo Museale Diocesano di Gubbio, espone copie di strumenti propri di un’epoca compresa fra l’XI e il XVI Secolo, filologicamente ricostruiti dalla mano di valenti liutai, nostrani ed italiani in genere.
A fare da cornice non certo casuale è la Madonna del Belvedere, affresco di Ottaviano Nelli (pittore e miniatore nativo di Gubbio)  che vede rappresentati nella scena alcuni strumenti musicali d’epoca.
La mostra si configura inoltre come incontro didattico-culturale per le scuole, che previa prenotazione potranno portare classi di ragazzi a visitare l’esposizione con una particolare visita guidata curata DRAMSAM, Centro Giuliano di Musica Antica. Oltre al Polo Museale Diocesano hanno collaborato per questa iniziativa la Gubbio Cultura e Multiservizi, oltre alla Scuola di Liuteria di Gubbio e della Scuola Comunale di Musica. La mostra sarà aperta al pubblico fino al 9 novembre.

Informazioni: tel 075 9220904
info@museogubbio.it 
www.museogubbio.it