Musica

Musica

giovedì 6 agosto 2015

SPOLETO / Torna “Incontri musicali”, Festival di musica da camera con giovani da tutto il mondo

SPOLETO - Inserito nel programma delle proposte culturali per l’estate, per la quarta stagione torna a Spoleto, “Incontri Musicali”, festival di musica da camera, fondato nel 2012 da Niccoló Muti, della durata di tre settimane (dal 6 al 23 Agosto) che unisce alcune delle più giovani promesse della musica classica, provenienti da tutto il mondo, per una serie di concerti nella bellissima e atmosferica cornice della Chiesa di Sant’Eufemia di Spoleto. Tutti gli appuntamenti hanno inizio alle ore 18.30 con ingresso a 10 euro.
I musicisti protagonisti della stagione 2015 di “Incontri Musicali” sono: Sara Chen, violino (Norvegia), Fiachra Garvey, pianoforte (Irlanda), Eric Gratz, violino (Usa), Yekaterina Gruzglina, soprano (Usa/Ucraina), Euntaek Kim, pianoforte (Corea del sud), Niccolo Muti, violino (Usa / Italia), Kenichi Nakano, compositore (Giappone), Luise Rummel, oboe, (Germania), Sayaka Selina, violoncello (Svizzera), Rosalind Ventris, viola (Inghilterra).


Info: www.comunespoleto.gov.it


Questo il programma dei concerti:

DOMENICA 9 AGOSTO

M.Ravel - Sonata per violino e pianoforte no.2 in Sol Maggiore

G.F.Handel - Cantata 'Venus and Adonis' HWV 85

F.Mendelssohn - Trio no.1 per archi e pianoforte in re minore, op.49

SABATO 15 AGOSTO

A.Vivaldi - Trio Sonata in re minore 'La Follia', RV 63

J.Tavener - 'Akhmatova Songs' per soprano e quartetto d'archi

S.Rachmaninoff - Romanzi per soprano e quartetto d'archi

A.Klughardt - 'Schlifleider' per oboe, viola, e pianoforte, op.28

P.Tchaikovsky - 'Pezzo Capriccioso' per violoncello e pianoforte, op.62

DOMENICA 16 AGOSTO


Vincitore del Concorso per Giovani Compositori G. C. Menotti 2015

K.Nakano - Quartetto per archi in re minore (2013)

G.C.Menotti - 'Canti della Lontananza' per soprano e pianoforte (1961)

J.Field - 2 Notturni per pianoforte

F.Liszt - 'Valzer di Mefistofele' no.1, S 514

MERCOLEDI 19 AGOSTO

G.Faure - 'Dolly Suite' per pianoforte a quattro mani, op.56

W.A.Mozart - Quartetto per oboe e archi in Fa Maggiore, K 370

N.Rimsky-Korsakov - Canzoni per soprano e pianoforte

H.Wienawksi - 'Legende' per violino e pianoforte, op.9

P.Tchaikovsky - 'Valse Scherzo' per violino e pianoforte, op.23

VENERDI 21 AGOSTO

G.Enescu - 'Konzertstück' per viola e pianoforte

E.Pütz - 'Blues for Benni' per viola e pianoforte

E.Bozza - Aria per oboe e pianoforte

O.Respighi - 'Il Tramonto' per soprano e quartetto d'archi

B.Bartók - 'Szabadban' per pianoforte, Sz 81

DOMENICA 23 AGOSTO

A.Pasculli - Concerto per oboe sopra motivi dell'opera 'La Favorita' di Donizetti

I.Albeniz - 'Triana' per pianoforte

R.Schumann - Quartetto per archi e pianoforte in Mi-bemolle Maggiore, op.47


domenica 2 agosto 2015

MILANO / Agosto alla Scala con la mitica Bohème di Zeffirelli. Interpreti Grigolo e Agresta, sul podio Dudamel

@ Marco Brescia & Rudy Amisano
MILANO - Torna in scena dal 19 agosto al 2 settembre alla Scala "La Bohème" di Giacomo Puccini nella consolidata versione, datata 1963, di Franco Zeffirelli: uno degli allestimenti più amati dal pubblico e più longevi della Scala del Dopoguerra. Dirigeva allora Karajan, cantavano Mirella Freni e Gianni Raimondi. Poi Pavarotti, poi sul podio Kleiber. Con in aggiunta queste recite estive, si porterà vicino alle 240 rappresentazioni, in sede e in tournée. La Bohème più vista nel mondo si affaccia alla vetrina di Expo tingendosi di Sudamerica, diretta da Gustavo Dudamel a capo dell’Orchestra sinfonica e Coro Nacional Juvenil Simón Bolívar. Voci di prim’ordine, tra cui Maria Agresta e Vittorio Grigolo, poi Ailyn Perez e Ramón Vargas, per commuovere ancora una volta, con la povertà e la miseria in tutto, tranne che nei sentimenti.

Stagione d’opera e balletto 2014~2015



19, 22, 25, 26, 28, 29, 31 agosto ~ 2 settembre 2015


LA BOHÈME


Opera in quattro quadri

Musica di GIACOMO PUCCINI

Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica

(Nuova edizione riveduta sulle fonti originali a cura di Francesco Degrada;
Edizioni Universal Music Publishing Ricordi srl Milano)


Prima rappresentazione: Teatro Regio di Torino, 1 febbraio 1896
Prima rappresentazione al Teatro alla Scala: 15 marzo 1897


Allestimento del Teatro alla Scala (1963)




Direttore GUSTAVO DUDAMEL

Regia e scene FRANCO ZEFFIRELLI


Regia ripresa da MARCO GANDINI

Costumi PIERO TOSI

Ripresi da ALBERTO SPIAZZI




ORQUESTA SINFÓNICA E CORO NACIONAL JUVENIL SIMÓN BOLIVAR


Maestro del Coro LOURDES SÁNCHEZ

COMUNICATO STAMPA




Personaggi e interpreti principali

Rodolfo Vittorio Grigolo (19, 22, 25, 28, 31 agosto)
Ramón Vargas (26, 29 agosto; 2 sett.)
Mimì Maria Agresta (19, 22, 25, 28, 31 agosto)
Ailyn Pérez (26, 29 agosto; 2 sett.)
Musetta Angel Blue
Marcello Massimo Cavalletti (19, 22, 25, 28, 31 agosto; 2 sett.)
Gabriele Viviani (26, 29 agosto)
Colline Carlo Colombara
Schaunard Mattia Olivieri
Benoît Davide Pelissero
Alcindoro Matteo Peirone

Date:


Mercoledì 19 agosto 2015 ore 20 ~ prima rappresentazione
Sabato 22 agosto 2015 ore 20 ~ fuori abbonamento
Martedì 25 agosto 2015 ore 20 ~ ScalAperta
Mercoledì 26 agosto 2015 ore 20 ~ fuori abbonamento
Venerdì 28 agosto 2015 ore 20 ~ fuori abbonamento
Sabato 29 agosto 2015 ore 20 ~ fuori abbonamento
Lunedì 31 agosto 2015 ore 20 ~ ScalAperta
Mercoledì 2 settembre 2015 ore 20 ~ fuori abbonamento



Prezzi: da 230 a 14 euro

Prezzi ScalAperta: da 115 a 7 euro

Per informazioni: tel. 02 72 00 37 44

CD / Tutte le Sonate di Beethoven secondo Pollini in cofanetto DG

E' senza dubbio uno dei maggiori eventi discografici degli ultimi mesi, e non tradisce le aspettative l’attesissima integrale delle 32 Sonate di Ludwig van Beethoven nell’interpretazione di Maurizio Pollini uscita per Deutsche Grammophon: otto cd in cofanetto che raccolgono le incisioni frutto del lavoro artistico e intellettuale di una vita.  Pollini ha infatti portato a compimento questa raccolta dopo studi e riflessioni durati quasi quarant’anni: le prime Sonate di Beethoven da lui incise risalgono infatti al 1975 e le ultime sue registrazioni di questi immensi capolavori sono state realizzate nella primavera del 2014. Ed è questo il segno di una continua ed approfondita ricerca che il pianista milanese ha portato avanti nel tempo, con quell’impegno artistico e quell’assoluto rigore intellettuale che fanno di lui, a livello mondiale, uno dei musicisti più ammirati dell’odierna scena concertistica. Completa il cofanetto un libretto di 38 pagine con  fotografie e testi di Paolo Petazzi in italiano, inglese, francese e tedesco.

Info e ascolti

mercoledì 29 luglio 2015

MILANO / Carreras alla Scala, il grande ritorno


MILANO - Sessantotto anni e non sentirli. La classe, l'eleganza e lo charme di José Carreras, passa il tempo ma non cambiano mai. Così Milano e la Scala sono ai suoi piedi per il concerto che domani, per lui che vi aveva debuttato nel 1975 col verdiano Un ballo in Maschera, registra il grande ritorno (e il tutto esaurito). Il programma spazia da Puccini a Elgar, da Scarlatti a Leoncavallo e Mascagni, ma senza i grandi cavalli di battaglia che infiammavano le platee ai tempi dei "tre tenori". Scelte raffinate, persino di nicchia, con solo una piccola strizzata d'occhio al repertorio napoletano di Mario Pasquale Costa ("Luna Nuova",  "Era de Maggio") e un'incursione nella zarzuela con Guastavino, Amadeu Vives e le canciones del messicano  Tata Nacho. Ad accompagnare il grande tenore catalano sarà il Quartetto d'Archi della Scala con il pianista Lorenzo Bavaj, che ha arrangiato la gran parte dei brani.

“Il ritorno di José Carreras - dice il Sovrintendente del Teatro alla Scala Alexander Pereira – cementa una relazione artistica e umana che nel corso dei decenni si è fatta sempre più profonda, concretizzandosi in interpretazioni che sono ormai pietre miliari nella storia del nostro Teatro. La presenza al suo fianco del Quartetto formato dalle nostre prime parti è la conferma dell’intesa e dell’identificazione tra il grande artista e la Scala”. E basta citare a tal proposito, oltre al Ballo del '75 (con Caballé e Bruson) La bohème diretta da Georges Prêtre e spettacoli storici come il Don Carlo di Abbado e Ronconi per l’inaugurazione 1977/78 e la leggendaria Forza del destino diretta da Patané nel 1978. E ancora, Andrea Chénier con Chailly, I Lombardi con Gavazzeni, Carmen con Abbado...

"Dopo cinque anni d’assenza, tornare a Milano è un sogno: nessun teatro è come questo", esordisce Carreras con un sorriso. Per lui, che pure ha calcato le scene di tutto il mondo cantando con tutti i mostri sacri della sua generazione, la Scala resta il top: "E' il teatro che fa le produzioni musicali più straordinarie, è il meglio che offre la lirica del mondo. Poterci tornare mi fa sentire un uomo fortunato".
Spiega di aver scelto per il concerto un repertorio che gli si addice e che sente suo, al di là della popolarità dei pezzi. Al pubblico più vasto, del resto, ha già dato: con Domingo e Pavarotti a inizio anni Novanta ha portato folle oceaniche alle Terme di Caracalla a Roma e allo stadio di Los Angeles, ha venduto milioni di dischi, ha attirato alla lirica ascoltatori che altrimenti non se ne sarebbero forse mai interessati. E lo ha fatto con la classe e la misura che lo hanno sempre contraddistinto.
Una misura che sfoggia, sempre, nelle risposte. Cosa si sente di consigliare, lui che è stato uno dei più grandi, ai giovani tenori d'oggi? "Vorrei avere le parole giuste, vorrei poter dire loro di non maltrattare la voce, di cantare col cuore. Serve talento, istinto, ispirazione. Ma prima di tutto è fondamentale la tecnica, serve la disciplina, nel canto come ovunque". Ha mai pensato di fare didattica e di dedicarsi all'insegnamento? "Non è detto che chi ha avuto una grande carriera debba per forza essere anche un grande insegnante".
Qual è il compositore che ha trovato in assoluto più nelle sue corde? "Difficile dirlo, ho cantato molto e ho anche accettato delle sfide, come nell'Otello di Rossini. Alla fine però dico Verdi".  
Ultima domanda, la nostra, è sul Poliuto di Donizetti. "Poliuto inaugurò la stagione della Scala nel 1960 con Corelli, Callas e Bastianini in una serata che divenne leggenda. Poi venne il suo con la Ricciarelli. Come mai praticamente nessuno più lo mette in scena, pur essendo un'opera raffinatissima e magnifica?". "Forse proprio per quello - risponde, gli occhi accesi -. Donizetti non si discute. Ma per Poliuto servono interpreti eccezionali". "Ce ne sono, maestro?". Sorride, annuisce, ma non fa nomi. Interviene Pereira e si lascia andare: "Si potrebbe anche fare, un Poliuto alla Scala, perché no? Il mio mandato è lungo...". A questo punto, un sorriso di soddisfazione scappa anche a noi.

Elena Percivaldi



**

Concerto straordinario
Milano, Teatro alla Scala, 30 luglio 2015, ore 20
Programma

 

TenoreJosé Carreras
PianoforteLorenzo Bavaj
Quartetto d'Archi della Scala
Violino Francesco Manara
ViolinoDaniele Pascoletti 
ViolaSimonide Braconi
VioloncelloMassimo Polidori

 

PROGRAMMA

Alessandro Scarlatti 
"O cessate di piagarmi
arrangiata da Sascha Goetzel
Mario Pasquale Costa
"Luna Nova"
arrangiata da Luca Logi
"Era de maggio"
arrangiata da Luca Logi
Giacomo Puccini 
"Crisantemi 
per quartetto d'archi 
Francesco Paolo Tosti 
"Segreto" 
arrangiata da Luca Logi 
"Sogno"
arrangiata da Lorenzo Bavaj
"La Serenata"
arrangiata da Lorenzo Bavaj
Ruggero Leoncavallo
"Valse coquette"
per pianoforte e quartetto d'archi 
arrangiata da Lorenzo Bavaj
Giacomo Puccini 
"Terra e mare" 
arrangiata da Luca Logi
"Sole e amore"
arrangiata da Roberto Molinelli
Carlos Guastavino 
"La rosa y el sauce"
arrangiata da Lorenzo Bavaj
Tata Nacho 
"Tengo nostalgia de ti"
arrangiata da Lorenzo Bavaj
"Íntima" 
arrangiata da Lorenzo Bavaj
Edward Elgar
"Salut d'amour"
per pianoforte e quartetto d'archi 
arrangiata da Lorenzo Bavaj
Amadeu Vives
"L'Emigrant"
arrangiata da Lorenzo Bavaj
Edvard Grieg
"T'estimo"
arrangiata da Luca Logi
Pietro Mascagni 
da Cavalleria Rusticana
"Intermezzo" 
per pianoforte e quartetto d'archi
arrangiato da Lorenzo Bavaj
Nicola Valente
"Passione"
arrangiata da Christian Kolonovits
Furio Rendine
"Vurria"
arrangiata da Luca Logi
Info e biglietti: www.teatroallascala.org

PESARO / Tournée in Libano per la Filarmonica Gioachino Rossini

PESARO - Un anno di vita e primi grandi traguardi per la Filarmonica Gioachino Rossini. Fondata nel 2014 da Michele Antonelli assieme a un gruppo di affermati musicisti marchigiani tutti con già alle spalle un'importante attività artistica internazionale, l'orchestra ha iniziato sin da subito a collaborare con il  ROF Rossini Opera Festival e con l’Ente Concerti di Pesaro, e nel giro di poci mesi ha avviato una partnership pluriennale con il progetto formativo La Bottega Peter Maag di Verona, in gemellaggio con Pesaro, e per la DECCA ha registrato un cd musicale (in uscita a settembre) con il celebre tenore Juan Diego Florez. Ora il debutto internazionale, con un concerto lirico-sinfonico, stasera  29 luglio al libanese Beiteddine Art Festival, superstar sempre Florez e la soprano libanese Joyce El Khoury. Un battesimo "di fuoco", certo, ma sarà solo l'inizio: seconda tappa il 27 agosto, con  Anna Netrebko; e il 29 marzo 2016 parteciperà al Rosenblatt Recitals Series alla Royal Albert Hall di Londra, ancora una volta con Florez.
Un’orchestra in rapida crescita: dal mese di giugno ha come direttore principale il maestro Donato Renzetti, e ad agosto sarà alla 36a edizione del Rossini Opera Festival di Pesaro con “Il viaggio a Reims” diretta da Manuel López-Gómez (14 e 17 agosto), e “La Messa in Gloria”, tenore J.D.Florez, diretta da Roberto Abbado (15 e 18 agosto).

La prima ufficiale della FGR diretta da Renzetti si terrà però il 21 agosto a Pesaro nel suggestivo scenario di Rocca Costanza, con l’Ente Concerti, e con il maestro l’orchestra porterà il 5 settembre al Teatro Rossini la Première de “Le Nozze di Figaro”, frutto del lavoro di studio e allestimento dell’Opera, a conclusione del  laboratorio lirico con La Bottega Peter Maag. Opera che andrà in scena anche a Jesi e a Verona. Il progetto dedicato a Mozart proseguirà nel 2016 con l’allestimento del “Don Giovanni” e nel 2017 di “Così  fan tutte”. In mezzo, stage e masterclasses per direttori, cantanti e maestri collaboratori, al Teatro Rossini e al Teatro Sperimentale di Pesaro e al Teatro Comunale di Cagli, dove gli allievi studiano a contatto e a confronto con l’orchestra.

Sito ufficiale: http://www.fgr-orchestra.com

ROMA / Crowdfunding per la musica barocca

VOLENTIERI DIFFONDIAMO QUESTA IMPORTANTE INIZIATIVA PROMOSSA DA IBAROQUE
(Fonte: www.ibaroque.it
**


Il Canto di Europa

Tre Concerti e una Conversazione in Musica

per ascoltare il suono dell'Europa Barocca

immagini
Presentazione
Sarà anche un linguaggio universale, la musica, ma è innegabile che ogni luogo in cui la si fa finisce per imprimere su di essa il proprio carattere. 
Il-Canto-di-Europa-web
Lo fa a modo suo, a volte con atteggiamenti immediatamente decifrabili, altre volte tramite influenze più indirette: la vena melodica, per la quale gli italiani sono famosi almeno dal XIV secolo, sembra una conseguenza quasi scontata, una sorta di effetto collaterale della solare e mediterranea espansività della nostra gente; meno immediate, almeno ai nostri occhi, possono apparire le ragioni etniche della peculiare dolcezza armonica con la quale la musica inglese ha incantato le orecchie continentali e condizionato la musica al di qua della Manica fin dai tempi dalla Guerra dei Cento Anni. Differenze "regionali" che disegnano una carta geografica dai confini incerti e mobili che solo per comodità e con una certa imprecisione si fanno coincidere con quelli tracciati dalla geopolitica; caratteristiche intorno a cui nei secoli si sono si sono materializzati campanilismi ed esterofilie, spinte emulative e reazioni censorie che hanno contribuito a mescolare le tinte pur senza mai cancellare del tutto il marchio che il luogo di origine imprimeva ad ogni opera musicale. Ed anche oggi, nei giorni del mondo in una mano, dei last minute e dei low cost, così come il vero caffè si gusta solo a Napoli, il vero rock è roba da anglosassoni, e se si è in cerca di reggae o di ruhm è solo verso la Giamaica che occorre puntare il navigatore.
Attraverso un ciclo di tre concerti e una conversazione in musica, il nostro progetto disegna una mappa sonora dell'Europa come la si sarebbe potuta ascoltare negli anni che con qualche approssimazione i manuali di storia della musica etichettano con il termine "Barocco". Un viaggio in quattro tappe, ciascuna dedicata ad una grande nazione eropea e al repertorio musicale che la caratterizzava nei secoli XVII e XVIII: Inghilterra, Italia, Francia, Germania.
Chi Siamo
Il progetto iBaroque nasce dall'incontro di un piccolo gruppo di amici, musicisti, storici dell'arte e musicologi accomunati dalla passione per la musica e l'arte barocca e uniti dalla convinzione che l'arte dei suoni organizzati abbia contenuti più profondi di quelli che solitamente le attribuisce l'estetica della musica come pret-a-porter delle emozioni, oggi tanto di moda anche tra i melomani e gli appassionati.
Noi crediamo che dall'indagine sui legami tra musica, arte, architettura, filosofia ed estetica possa scaturire un'esperienza più ricca ed intensa sia per chi ascolta che per chi esegue, così come siamo consapevoli che per rendere appieno l'attualità del messaggio artistico dei grandi capovalori del passato non è possibile prescindere dai meccanismi di comunicazione tipici della nostra epoca.
Per questo i nostri eventi uniscono le competenze sulla prassi esecutiva d'epoca su strumenti originali alle più aggiornate tecnologie multimediali, competenze unite in un linguaggio nuovo e in un nuova strategia comunicativa, in grado di unire piacevolezza a profondità di contenuti; un inedito modo di tessere il legame con il pubblico che è il nostro marchio di fabbrica e che noi chiamiamo "EntArteinment".
La Struttura del Progetto
Cosa
"Il Canto di Europa" è un ciclo di tre concerti e una conversazione in musica dedicati agli stili musicali dell'Europa barocca. Ognuno dei quattro eventi sarà dedicato alla musica di una diversa nazione, e ne sottolinea le caratteristiche dello stile e del linguaggio. 


Inghilterra - Fair Britain Isle
Musiche di John Dowland, Richard Farrant, Anonimo, John Bennet, William Byrd, Orlando Gibbons, ecc.
Riccardo Pisani, tenore
Valentina Nicolai, Andrea Lattarulo, Silvia de Maria & Diana Fazzini, viole da gamba


Italia - O sia tranquillo il mar
Musiche di Claudio Monteverdi, Michelangelo Rossi, Girolamo Frescobaldi
Ensemble Arte Musica
Andrés Montilla, tenore
Riccardo Pisani, tenore
Francesco Tomasi, tiorba
Silvia de Maria, viola da gamba
Francesco Cera, direttore & clavicembalo


Francia - Une après-midi à Versailles
Musiche di Jean-Marie Leclair, François Couperin 
Manuel Granatiero, flauto traversiere
Silvia de Maria, viola da gamba
Massimiliano Faraci, clavicembalo


Germania - La Musica del Mondo
La vera storia del conte von K. e del musicista che lo aiutò a dormire
Musiche di Johann Sebastian Bach
Giovanni Cappiello, musicologo
Il Bizzarro Consort
Silvia De Maria, Valentina Nicolai & Andrea Lattarulo, viole da gamba
Sara Osenda, clavicembalo


Quando
Il ciclo sarà realizzato nel mese di ottobre 2015 nel corso di due weekend: sabato 3/domenica 4 e sabato 24/domenica 25.
Dove
Gli eventi si terranno presso la stupenda Sala Capitolare del Convento dei Domenicani della Minerva, in piazza della Minerva a Roma.
Chi
I concerti saranno realizzati da alcuni dei più interessanti musicisti della scena romana, italiana ed europea specializzati nel repertorio barocco eseguito su strumenti originali e secondo le prassi esecutive d'epoca.
Obiettivo del Crowdfunding
Grazie alla generosità dei Padri Domenicani della Minerva il progetto "Il Canto di Europa" può contare sulla disponibilità gratuita degli spazi, in questo caso la splendida Sala Capitolare del Convento di Santa Maria sopra Minerva. Il finanziamento ci occorre per quindi per:
- i compensi ai musicisti impegnati (nel complesso sono coinvolti 20 interpreti, per l'impegno di ciascuno abbiamo previsto un gettone di 200 euro) la cifra complessiva è quindi di 4000 €;
- i rimborsi per i musicisti fuori sede. Siamo riusciti a ridurre questa voce ai soli rimborsi di viaggio, stimati a 400 euro per i musicisti fuori sede;
- le spese per il trasporto delle attrezzature e degli strumenti stimate a 200 euro complessivi;
- le spese di organizzazione e promozione, stimate in 400 euro.
Il totale del finanziamento ammonta quindi a 5000 euro.
Un'idea di Giovanni Cappiello
Direzione artistica: Silvia De Maria
Grafica, Web, Reti Social: Lucia Franzina

martedì 28 luglio 2015

TORRE DEL LAGO / Trionfo per la Tosca della Dessì, gelo per Paladino

Al via il 61° Festival Puccini di Torre del Lago tra polemiche e defezioni.
Il pubblico applaude gli interpreti, gelo sulla regia e sulla scenografia di Paladino

In scena la Tosca, per la Dessì è trionfo

di Elena Percivaldi

TORRE DEL LAGO - Le carte per il successo c'erano tutte. Uno dei titoli più popolari di Puccini apriva il Festival di Torre del Lago con due superstar della lirica come Daniela Dessì e Fabio Armiliato nei ruoli dei protagonisti e le scenografie di un artista notissimo e apprezzato come Mimmo Paladino a far da padrone sul palco. Ma ci si sono messe le polemiche. Dapprima hanno accompagnato la nomina a presidente del Festival Pucciniano, il primo luglio, di Alberto Veronesi con conseguente revoca dell'incarico al vecchio presidente Adalgisa Mazza e azzeramento dei Cda e Cdi. Poi sono esplose virulente a seguito della richiesta agli artisti, da parte della nuova presidenza, di ridursi il cachet già stabilito anche del 50 per cento. E poi nei caldissimi giorni precedenti l'avvio (giovedì 22) è arrivato il cambio della regista Vivien Hewitt dopo ben dodici giorni di prove, sostituita non si è ben capito perché da Giorgio Ferrara, con relativo codazzo giudiziario e accordo in extremis su nuove produzioni da realizzare. Infine, la sorpresa (per molti giunta addirittura a rappresentazione iniziata: il nome non era nemmeno sul cartellone!) del forfait di Armiliato, sostituito al volo, il giorno stesso, da Aquiles Machado che i retroscena dicono esser giunto di corsa da Tel Aviv e buttato in scena senza nemmeno aver avuto il tempo di provare.
Insomma, più accidentata di così, la “Tosca” che apriva la 61ma edizione del Festival non poteva essere. E se pure c'è stato un gran successo di pubblico (anche se non si è registrato il tutto esaurito), lo spettacolo che è andato in scena tra alti e bassi, nel complesso non ha del tutto convinto se non addirittura ha deluso.

Cominciamo dalla parte musicale. Valerio Galli, viareggino, si sente che Puccini ce l'ha nel sangue. La sua bacchetta è fluida e corretta, altrove ha regalato interpretazioni egregie ma in questa occasione l'aria – vuoi per le polemiche, vuoi per le oggettive difficoltà con Machado con cui non ha provato - era strana e anche lui ne ha un po' risentito. Il primo atto ha registrato qua e là tempi un pochetto mosci e colori troppo uniformi. I finali invece sono stati, tutti e tre, veramente incisivi. Ma sicuramente nelle prossime recite darà di più.
Daniela Dessì ha condotto come al solito in maniera eccezionale, da veterana del ruolo del titolo, lo spettacolo confermandosi ancora una volta una gran gioia per gli occhi e per le orecchie. La presenza scenica è sempre superba, di Tosca dimostra di possedere ogni piccola sfumatura che rende recitando ma anche con grande generosità di voce sempre piena, rotonda, sicura. Il pubblico, che l'ha accolta con un'ovazione ha poi applaudito a lungo il suo sentitissimo e commovente “Vissi d'arte”, chiedendo a gran voce il bis subito concesso. Una performance di classe adamantina per una gran signora della lirica, e il trionfo è assolutamente meritato.
Non altrettanto si può dire di Aquiles Machado, cui però occorre riconoscere tutte le attenuanti dell'arrivo in corsa da lontano e della quasi assenza di prove. La voce è parsa poco squillante e giù di tono, probabilmente per la stanchezza e lo stress accumulato. Buona nei centri, è sempre stata invece in notevole difficoltà sugli acuti e nel primo atto ha denunciato qualche problema di controllo. Ha comunque carburato col tempo e da un inizio decisamente in sordina (“Recondita armonia” stiracchiata e flebile) ha preso via via coraggio fino al finale in crescendo, risultando comunque nel complesso un Mario Cavaradossi poco più che sufficiente. Da riascoltare.
Alberto Mastromarino ha tratteggiato uno Scarpia cattivo ma non troppo, con un timbro però forse un po' appannato rispetto al solito e il volume un po' meno corposo. Non lo ha aiutato la regia del secondo atto, decisamente statica e deprimente con lui che avrà mosso si e no dieci passi restando per il resto inchiodato dietro alla scrivania.
Sufficienti il Sacrestano di Angelo Nardinocchi, lo Sciarrone di Velthur Tognoni, buoni lo Spoletta di Ugo Tarquini e il Carceriere di Pedro Carillobuono, così così l'Angelotti di Luigi Roni, interessante il Pastorello di Marco Rimicci che cammina tra il pubblico. Menzione anche per il coro e le voci bianche. Alla fine applausi per tutti gli interpreti, con ovazioni per la Dessì e Galli.

Gelo iniziale e poi qualche fischio e buu, invece, per la parte di scenografia e regia che, in effetti, ha lasciato molto perplessi. Per la regia si registra qualche incongruenza (il ventaglio della Attavanti menzionato da Scarpia ma che compare in ritardo), ma soprattutto tanta (troppa!) staticità (il già menzionato Scarpia inchiodato alla scrivania per tutto il secondo atto, il coro che si muove al rallentatore e poi se ne sta fisso con effetto surreale, ecc.). Per la scenografia, invece... Mimmo Paladino, artista che peraltro di solito appreziamo, ha voluto raccontare l'opera (lo ha spiegato in un'intervista) «visivamente attraverso oggetti simbolo». Quindi, via la chiesa di Sant’Andrea della Valle, sostituita da un portale al centro della scena fatto di marmo e cemento, simil chiesa anni Settanta tanto orribile, come i modelli che richiama, da invocare la ruspa. Via l’altare della Madonna, al suo posto una semplice forma geometrica e un quadro vuoto («perché lo spirituale – dice - non può avere forma figurativa, non si può catturare in un’immagine e non lo si può rappresentare»: e tutta l'arte sacra occidentale dove la mettiamo, Maestro?). Via il barocco Palazzo Farnese, sorge invece una questura post-contemporanea fatta di muri a striature bianche e rosse, alle pareti le foto segnaletiche delle vittime di Scarpia, manco fossimo a Guantanamo. Via la statua di San Michele Arcangelo, al suo posto un meteorite che cadendo ha trascinato con sé le stelle evocate dal Cavaradossi, che si illuminano sinistramente effetto albero di Natale mentre il tenore le canta. Finale col suddetto meteorite che si spalanca e Tosca che si lancia da lì nel vuoto (?). Via tutto. Ok. Ma perché? E per dire che cosa? Sinceramente non si è capito. Per noi una scenografia fredda come il ghiaccio (e meno male che è Tosca, sinonimo di passione), paurosamente inutile, ma soprattutto (stiamo parlando di Puccini, e siamo in Italia, che diamine!) esteticamente brutta. In un'occasione così, davvero un peccato. 


(Tratto da Classicaonline