Musica

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mercoledì 14 gennaio 2015

MILANO / Alla Scala arriva "Die Soldaten", il capolavoro di Zimmermann. Sul podio Ingo Metzmacher

Die Soldaten . Brescia-Amisano © Teatro alla Scala
MILANO - “Se ci fosse un Guinness dei primati per le opere, Die Soldaten vincerebbe in molte categorie” scherza il regista Alvis Hermanis. I primi aspetti che colpiscono del capolavoro di Bernd Alois Zimmermann sono il gigantismo e la complessità di una produzione che prevede 25 cantanti solisti e un’orchestra sterminata che dalla buca si espande nei palchi: in tutto 112 professori inclusi 15 percussionisti, 4 dei quali occuperanno i palchi doppi situati nel 1° e 2° ordine a sinistra, e 6 (Stage Bands I, II e III) saranno dislocati nella Sala Prove dell’Orchestra e riprodotti live in sala da altoparlanti collocati nel soffitto; infine un complesso “Jazz Combo” di 4 elementi è collocato nella barcaccia stampa.
Ma Die Soldaten è anche un capolavoro totalizzante, un classico del Novecento non solo musicale capace di atterrire con complessità inaudita e livelli di tensione parossistici e nello stesso tempo di emozionare e commuovere il pubblico, come testimonia il successo caloroso ottenuto da tutte le produzioni e in particolare da questa, presentata al Festival di Salisburgo nel 2012.
Per aiutare il pubblico ad accostarsi all’universo affascinante e complesso di Zimmermann il Teatro alla Scala ha organizzato prima di ogni recita un incontro preparatorio nel Ridotto dei Palchi a cura del professor Franco Pulcini. L’incontro avrà luogo alle ore 19 (apertura porte ore 18.30) e sarà aperto gratuitamente a tutti i possessori di abbonamento o biglietto, fino a esaurimento dei posti. Prima rappresentazione:   17 gennaio. Repliche: 20, 25, 27, 31 gennaio; 3 febbraio.

L’opera
È il 1957 quando il direttore dell’Opera di Colonia suggerisce a Zimmermann (1918-1970) il testo teatrale di Jakob Lenz (1751-1792) come soggetto per un’opera (c’era un precedente, composto da Manfred Gurlitt nel 1930). Lenz, nato a Cēsvaine (Seßwegen) in Lettonia, cresciuto a Königsberg e per un certo tempo amico di Goethe, è stato un esponente di spicco dello Sturm und Drang: Die Soldaten è ricordato anche come applicazione pratica delle Osservazioni sul Teatro in cui Lenz teorizza il superamento delle unità aristoteliche di tempo, luogo e azione; la breve e tragica vita dello scrittore, del quale dopo un duro litigio con Goethe vaga per diversi paesi, prossimo alla follia, fino al trasferimento a Mosca dove viene trovato morto per strada una notte di maggio, ispira il racconto “Jakob Lenz” di Büchner, da cui nel 1978 Wolfgang Rihm trae l’opera omonima. Zimmermann, cresciuto negli anni del nazismo e traumatizzato dall’esperienza della guerra (era stato in Polonia, Francia e Russia prima di essere riformato per malattia), è certamente colpito dagli aspetti di polemica antimilitarista ma anche e soprattutto dalla modernità del linguaggio e dal superamento delle unità di tempo e di luogo. “Dio è uno soltanto in tutte le sue opere, e deve esserlo anche il poeta” aveva scritto Lenz; Zimmermann parla di “Unità dell’azione interiore, deduzione della molteplicità dei fenomeni a partire da una unità logicamente rigorosa, ma capace di aprirsi, di svilupparsi…”. Dal punto di vista musicale, il modello di questa unità è la perfetta costruzione musicale del Wozzeck (tratto da Büchner: si disegna così una precisa costellazione estetica, e sarà interessante ascoltare le due opere dirette dal medesimo maestro nel corso della stagione scaligera). Come Berg, Zimmermann costruisce i suoi numeri musicali (15 scene nei Soldaten come in

Wozzeck) adottando in massima parte il linguaggio dalla dodecafonia ma rifacendosi a forme della musica strumentale classica e preclassica: Ciaccone, Ricercari, Toccate... Il riferimento a queste forme è tuttavia più simbolico che letterale, e l’universo musicale che Zimmermann, memore anche dei suoi anni di lavoro per la radio, include nel suo lavoro è vastissimo: dal jazz, rappresentato da una band nella scena della ballerina andalusa nel Café d’Armentières nel II atto e presente come suggestione in molti altri luoghi dell’opera, a due corali dalla Matthäuspassion di Bach che irrompono nell’intermezzo del II atto insieme al Dies Irae, alla musica elettronica e concreta. Ne emerge una “forma pluralistica del teatro musicale” la cui ambizione totalizzante (o apocalittica) è riaffermare una concezione del tempo non lineare ma circolare presentando un intreccio di piani temporali che in alcune scene (II e IV atto) giunge alla rappresentazione simultanea di azioni diverse. Non a caso, se il dramma di Lenz era ambientato nelle Fiandre nel 1775, la partitura dell’opera di Zimmermann (il cui libretto aggiunge alla “commedia” di Lenz quattro poesie) reca l’indicazione “Tempo: oggi, ieri e domani”. Agostino, Bergson, Husserl sono tra le fonti di ispirazione del pensiero del compositore. In questo circolo allucinato sono prigionieri tutti i personaggi, condizionati, scrive Zimmermann, “non dal destino ma piuttosto dalla costellazione fatale delle classi sociali, delle circostanze, dei caratteri, a partire dalla quale essi subiscono in fondo innocentemente eventi ai quali non possono sfuggire”.
Il progetto originale di Zimmermann prevedeva che il pubblico sedesse al centro di una dozzina di gruppi orchestrali separati: un’impostazione visionaria che nel 1960, insieme alla complessità della partitura, fece recedere l’Opera di Colonia dal progetto nonostante il forte sostegno di Hans Rosbaud, cui l’opera sarà dedicata. Secondo il Sovrintendente Oskar Schuh e il Direttore Musicale Wolfgang Sawallisch il lavoro era semplicemente ineseguibile. Il rifiuto spinse l’autore a importanti ripensamenti ma non ad abbandonare l’impresa. Nel 1963 la Westdeutscher Rundfunkorchester diretta da Michael Gielen presentò un estratto sinfonico dell’opera, confutando almeno in parte la tesi dell’ineseguibilità. Le ultime due scene del III atto, il IV atto e gli intermezzi furono composti nel 1963/64, e Die Soldaten andò finalmente in scena a Colonia il 15 febbraio 1965.

L’allestimento
Nonostante la relativa rarità di esecuzione, o proprio perché ogni messa in scena costituisce uno sforzo produttivo straordinario e un evento culturale di primo piano, Die Soldaten ha impegnato alcuni dei maggiori registi del nostro tempo. La prima esecuzione ebbe luogo a Colonia nel 1965, per la direzione di Michael Gielen e la regia di Hans Neugebauer. La prima italiana avviene a Firenze nel 1977. Tra gli allestimenti più importanti si ricordano quello di Harry Kupfer a Stoccarda alla fine degli anni ’80, quello della Semperoper di Dresda con l’acclamata regia di Willy Decker nel 1995 e quello della Biennale della Ruhr nel 2006 con la messa in scena di David Pountney. Nel 2013 l’opera di Zurigo propone un allestimento di Calixto Bieito con la direzione di Marc Albrecht, mentre è dello scorso maggio la versione di Andreas Kriegenburg per l’Opera di Monaco con Kirill Petrenko sul podio.
Il presente allestimento è stato presentato nei vasti spazi della Felsenreitschule nel corso del Festival di Salisburgo nell’agosto 2012, con Ingo Metzmacher alla testa dei Wiener Philharmoniker: ma la versione scaligera sarà radicalmente ripensata anche in base alle diverse caratteristiche del palcoscenico. “Con infinita sottigliezza il regista lettone Alvis Hermanis rende ciascuno di noi colpevole di voyeurismo. Ogni dettaglio di questa produzione è rifinito fino alla perfezione”, scrisse allora Shirley Apthorp sul Financial Times, aggiungendo che se un difetto si poteva trovare era la troppa bellezza nell’interpretazione di un’opera così corrosiva e brutale: “Sia la seduttiva bellezza della messa in scena di Hermanis sia la direzione meticolosa di Ingo Metzmacher sembrano smussare gli spigoli della dura partitura di Zimmermann”. Sul versante musicale, notava George Loomis sul New York Times, “Oltre a un magistrale lavoro sull’insieme, Ingo Metzmacher dirige con palpabile dedizione per questa partitura… Laura Aikin, alla testa di un numeroso cast, è impressionante nella parte della protagonista Maria e garantisce che le numerose note acute previste siano tutte al loro posto. Impressionante il lamento di Gabriela Benackova come Contessa de la Roche”.

Nello spettacolo alla Scala, come a Salisburgo, la partitura di Zimmermann sarà interamente eseguita dal vivo inclusi i passaggi all’inizio del Quarto atto per i quali, in considerazione dell’estrema complessità esecutiva, il compositore aveva raccomandato di utilizzare un nastro registrato. Le modifiche della partitura, per quanto riguarda l’utilizzo di nastri registrati, corrispondono alle rappresentazioni del Festival di Salisburgo e sono state riprese nella stessa forma al Teatro alla Scala.

La trama
La storia della caduta di Marie, borghese promessa a un giovane che l’ama e sedotta da un ufficiale che non mantiene le sue promesse, ha radice nelle esperienze di Lenz. Nel 1774 il barone Friedrich Georg von Kleist, al servizio del quale Lenz si era trasferito a Salisburgo, si era impegnato a sposare la giovane borghese Cleophe Fibich, per poi partire lasciandola tra le braccia del fratello minore, non senza che anche Lenz se ne innamorasse riassumendo poi la vicenda in un Diario. Proprio questo diario, insieme alle considerazioni sulla moralità dei soldati espresse nel saggio Del matrimonio dei soldati (Lenz fu uno dei primi sostenitori degli eserciti popolari e nazionali in opposizione alle armate mercenarie) fu alla base del dramma Die Soldaten. Nel testo di Lenz padre e figlia alla fine si riconoscono e si abbracciano lasciando spazio alla morale esposta dalla Contessa; nell’opera la ricongiunzione non avviene e i personaggi restano nella disperazione e nella solitudine.

Riassumiamo la vicenda con le parole dello stesso compositore:
Marie, figlia di Wesener, commerciante in articoli di moda, è fidanzata con il commerciante di stoffe Stolzius. Il barone Desportes, un giovane ufficiale francese, corteggia la giovane borghese e riesce a conquistare la sua simpatia. Wesener stesso insinua nel cuore della figlia la speranza di una ascesa sociale. Marie, tuttavia, è turbata dal presentimento di quel che la attende.
Gli ufficiali amici di Desportes invitano Stolzius, che fornisce stoffe al reggimento, alla bottega del caffè, dove gli fanno notare in modo sfacciato e offensivo il rapporto tra Desportes e Marie. Stolzius, deluso, scrive una lettera a Marie la quale, a sua volta delusa, apre definitivamente il suo cuore alle avance di Desportes.
Nel frattempo gli ufficiali si divertono a modo loro. Invano il cappellano Eisenhardt e il capitano Pirzel, zimbello dei suoi commilitoni perché l'ottusità del servizio militare lo ha reso strambo, cercano di opporsi alla depravazione, alla mancanza di scrupoli, alla sfrenata avidità di piaceri dei soldati del reggimento. Quando Desportes si stanca di Marie, la passa ai suoi amici. Stolzius, per poter avere sott’occhio Marie, entra a far parte del reggimento come attendente del maggiore Mary, un amico di Desportes. Afflitto e umiliato, si trova testimone della successione di avvenimenti che riducono Marie a “puttana di soldati” – così la madre di Stolzius, indignata, la definisce. Quando anche il figlio della Contessa de la Roche si innamora di Marie, la contessa se la porta in casa, per proteggerla dalle insidie e allo stesso tempo evitare gesti folli da parte del figlio.
Marie, tuttavia, cerca sempre di riallacciare la relazione con Desportes. Egli si sbarazza definitivamente di lei attraendola in una dimora in realtà non sua, per spingerla tra le braccia del suo attendente. Disonorata e affranta, Marie finisce in strada, mentre la Contessa, suo padre e i suoi famigliari la cercano invano. Stolzius, per vendicare la sua fidanzata, avvelena Desportes, poi con il veleno si suicida. ‒ Un giorno una ragazza di strada chiede l’elemosina a Wesener. Wesener non riconosce sua figlia.
(Traduzione dal tedesco di Lucilla Castellari)
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Die Soldaten

Bernd Alois Zimmermann

Orchestra del Teatro alla Scala

Nuova produzione 
in coproduzione con Festival di Salisburgo

Il pubblico che desideri approfondire quest’opera complessa e affascinante, tratta dal testo settecentesco di Jakob Lenz, potrà; partecipare agli incontri introduttivi gratuiti che avranno luogo nel Ridotto dei Palchi Arturo Toscanini un’ora prima dell’inizio di ogni recita. 

Dal 17 Gennaio al 3 Febbraio 2015
Durata spettacolo: 2 ore e 30 minuti incluso intervallo
Cantato in tedesco con videolibretti in italiano, inglese, tedesco
L'OPERA IN POCHE RIGHEApri 

DIREZIONE 

Direttore
Ingo Metzmacher
Regia
Alvis Hermanis
Scene
Alvis Hermanis e Uta Gruber-Ballehr
Costumi
Eva Dessecker
Luci
Gleb Filshtinsky
Video designer
Sergej Rylko

CAST 

Wesener
Alfred Muff
Marie
Laura Aikin
Charlotte
Okka von der Damerau
Weseners alte Mutter
Cornelia Kallisch
Stolzius
Thomas E. Bauer
Stolzius' Mutter
Renée Morloc
Die Gräfin de la Roche
Gabriela Beňačková
Der junge Graf
Matthias Klink
Desportes
Daniel Brenna
Pirzel
Wolfgang Ablinger-Sperrhacke
Eisenhardt
Boaz Daniel
Mary
Morgan Moody
Haudy
Matjaž Robavs
Obrist
Johannes Stermann
Drei junge Offiziere
Paul Schweinester

Andreas Frueh

Clemens Kerschbaumer
Der Bediente der Gräfin de la Roche
Werner Friedl
Drei Faehnriche, Drei Hauptleute
Stephan Schäfer

Volker Wahl

Michael Schefts
Madame Roux
Anna-Eva Köck
Der junge Faehnrich, Ein junger Jaeger
Rupert Grössinger
Der betrunkene Offizier
Aco Biscevic
Artistin
Katharina Dröscher
Ensemble vocale “Il canto di Orfeo"
Direttori Ruben Jais e Gianluca Capuano

TREVISO / Il tenore barcellonese Alegret nel Turco di Rossini al "Del Monaco" e a Ferrara

David Alegret © Joan Tomàs / Fidelio Artist
TREVISO - Continua la stagione teatrale del Teatro Comunale "Mario Del Monaco" di Treviso, che il 28 gennaio proporrà Il turco in Italia di Gioachino Rossini (repliche il 30 gennaio e l’1 febbraio). L’opera verrà presentata in una nuova co-produzione dei teatri di Treviso e Ferrara, dell’Opéra-Théâtre de Metz Métropole e del Teatro Municipale di Piacenza: la regia di questa nuova produzione sarà di Federico Bartolani, mentre la direzione d’orchestra sarà affidata alla bacchetta di Franceso Ommassini. Protagoniste saranno le voci di David Alegret (Don Narciso), Marko Mimica (Selim), Cinzia Forte (Donna Fiorilla) e Giulio Mastrototaro (Don Geronio).

  L’impegno italiano arriva per il tenore barcellonese Alegret dopo una serie di importanti successi con due opere rossiniane, Mosè in Egitto per la Welsh National Opera (Inghilterra) e con l’Orquestra della BBC e Il Turco in Italia a Lussemburgo. Inoltre ha interpretato il Requiem di Mozart a Madrid diretto da Ivor Bolton. Prossimamente il tenore sarà protagonista di un recital di Lied nel Palau de la Música Catalana di Barcellona accompagnato al pianoforte da Rubén Fernandez Aguirre, con un programma che includerà il Dichterliebe, di Schumann, e una selezione di canzoni di Eduard Toldrà. In seguito tornerà sul palcoscenico del Gran Teatre del Liceu con Così fan tutte, interpreterà Das Lieberverbot, di Wagner, nel Teatro Real di Madrid e Il Barbiere di Siviglia per ABAO-OLBE di Bilbao, Semiramide all’Ópera di Marsiglia e ritornerà al Palau de la Musica della capitale catalana per l’oratorio La Creazione, di Haydn.

Dopo Treviso, Alegret sarà nuovamente Narciso nella stessa produzione che andrà in scena al Teatro Comunale di Ferrara (6 e 8 febbraio).

Info:
http://www.teatrocomunaleferrara.it/navigations/view/1/3/2416/Il-turco-in-italia.html

BOLOGNA / A febbraio la terza giornata italiana della ricerca artistica musicale RAMI

 
BOLOGNA - Il 6 febbraio 2015, presso il Conservatorio “G.B. Martini” di Bologna, si terrà la Terza giornata italiana della ricerca artistica musicale, a cura dell’Associazione RAMI, con l’obiettivo di incrementare il dibattito sui temi della ricerca nel campo delle attività musicali in sintonia con i più aggiornati orientamenti europei, secondo i propositi dell’Associazione che vi contribuisce in maniera mirata con la propria attività, anche attraverso l’organizzazione delle precedenti prime due giornate, svoltesi al Conservatorio di Firenze nel 2013 e all’Accademia della Scala, a Milano, nel 2014.
L’iniziativa che si svolgerà a Bologna, porrà nuovamente l’accento sulla ricerca musicale intesa nella sua accezione più ampia di indagine a vocazione multidisciplinare, poliforme e variamente orientata intendendo, in particolare, stimolare i musicisti e gli studiosi di musica italiani a volgere il proprio interesse e la propria riflessione verso la conoscenza della ricerca artistica musicale. La manifestazione sarà suddivisa in due parti e comprenderà al mattino una tavola rotonda sui temi della ricerca musicale; al pomeriggio una serie di relazioni selezionate da un comitato di peer reviewers e indirizzate ai temi specifici della giornata, quali creatività, performance, didattica, comunicazione, performing arts (aree prioritarie già riconosciute a livello internazionale come gli ambiti privilegiati della ricerca artistica musicale). La sessione pomeridiana sarà arricchita da esecuzioni musicali a cura degli studenti del Conservatorio di Bologna.

Programma

ore 10:30 Saluti
Donatella Pieri, Direttore del Conservatorio di Bologna
Maurizio Pisati, Conservatorio di Bologna

ore 11:00 Tavola rotonda (moderatore: Oreste Bossini, Radio3)
Lo sviluppo della ricerca artistica tra formazione e produzione
con Peter Dejans (Orpheus Institut, Ghent), Francesco Giomi (Tempo Reale), Guido Salvetti (SEdM), Nicola Sani (Teatro Comunale di Bologna), Federico Tiezzi (Compagnia Lombardi-Tiezzi)

ore 12:30 keynote
Federica Riva, presidente di IAML-Italia
Biblioteche e ricerca nei Conservatori italiani

ore 14:15 prima sessione (moderatore: Francesco Torrigiani, Conservatorio di Firenze)
Maria Teresa Arfini, Musica da vedere e immagini da ascoltare
Emiliano Battistini, Ground to Sea in Sound Collective: music in local landscape
Ernesto Pulignano, Korrepetition, collaboration, accompanying, coaching: la didattica dell’accompagnamento pianistico nei trattati stranieri.

ore 16:15
Pseudospazio di Ilaria Tramannoni, live performance, Centro Studi & Ricerche – Conservatorio di Bologna.

ore 16:45 seconda sessione
Luca Marconi, Didattica della storia della popular music e della storia del jazz nei conservatori italiani: prospettive di ricerca.
Rosella Fanelli, La danza Katakh come tecnica di sperimentazione interpretativa.
Gabriele Manca: chiusura dei lavori

RAMI
RAMI (Ricerca Artistica Musicale in Italia) è un’associazione indipendente e no profit che si propone come piattaforma italiana dedicata ai temi critici della ricerca artistica musicale. Obiettivo principale è contribuire alla riflessione, promozione e divulgazione in area italiana del tema della ricerca artistica in generale e, in particolare, della sua messa a regime nel sistema della ricerca istituzionalizzata – strutturata e sostenibile – caratteristica dell'ambito dell'Istruzione Superiore cui i Conservatori, con Accademie e Università, appartengono a titolo di legge ormai dal 1999. Concepita per accogliere nel proprio seno soci sia individuali sia istituzionali, RAMI è stata fondata da un gruppo di Istituzioni dell'Alta Formazione Artistica significativamente rappresentativo sia per l'elevato profilo, sia dal punto di vista della loro distribuzione territoriale. I Conservatori Soci Fondatori sono rappresentati dai Direttori Enrico Pisa (Vicenza), Donatella Pieri (Bologna), Flora Gagliardi (Firenze), Claudio Proietti (Genova), Alessandro Melchiorre (Milano), Albino Mattei (Pesaro), Massimo Magri (Pescara). Il primo Consiglio Direttivo in carica è composto da cinque membri: Presidente Leonella Grasso Caprioli (Conservatorio di Vicenza), Vice Presidente Anna Maria Ioannoni Fiore (Conservatorio di Pescara), Segretario Francesco Torrigiani (Conservatorio di Firenze), Consiglieri Gabriele Manca (Conservatorio di Milano) e Carlo Fiore (Conservatorio di Palermo). Per gli scopi dell'Associazione, relativi alle implicazioni connesse alla messa a punto del Terzo Ciclo nelle Istituzioni AFAM, si fa riferimento al processo di Riforma dell'Istruzione Superiore avviato a livello europeo a partire dalla Dichiarazione di Bologna (1999), alle successive Conferenze dei Ministri Europei (in particolare Berlino 2003, Dublino 2004, Bergen 2005, Bucarest 2012), alla L. 21 dicembre 1999 n. 508 e al D.P.R 8 luglio 2005 n. 212. In virtù della riforma, anche in Italia i Conservatori e le Accademie italiane sono stati riconosciuti Istituzioni di Alta Formazione rispetto all'ambito specifico dell'arte, a pari livello quindi delle Università cui competono per tradizione i settori della formazione superiore e della ricerca scientifica. In questo quadro, le istituzioni AFAM sono chiamate ad esprimere non solo una capacità didattica di eccellenza ma, in prospettiva, anche una visibile e quantificabile attività di ricerca di livello, elemento ritenuto essenziale per il loro stesso posizionamento nello Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore. La principale finalità di RAMI è quella di stimolare un dibattito ampio e condiviso sul tema, mirando ad evidenziare e valorizzare le specificità e la capacità di interazione della ricerca artistica musicale rispetto alla ricerca scientifica ed umanistica.

Per informazioni, l’Associazione Rami ha sede legale presso il Conservatorio di musica di Vicenza
Contrà San Domenico 33 - 36100 - Vicenza
Referente: Leonella Grasso Caprioli (presidente@associazionerami.org)

martedì 13 gennaio 2015

LUTTO / Morto il tenore Carlo Scibelli, aveva 50 anni


NEW YORK - Addio al tenore Carlo Scibelli.  Il cantante è deceduto all'età di 50 anni venerdì 9 febbraio in seguito a una crisi respiratoria. Poco tempo fa gli era stata diagnosticata una pancreatite ed era stato sottoposto a intervento chirurgico al St.Luke Hospital di New York dove avea subìto la rimozione di calcoli biliari.
In carriera si è esibito nei teatri di Los Angeles e San Francisco in California, a Londra, alla Deutsche Opera di Berlino e al Teatro Colon di Buenos Aires in Argentina. Tra i suoi ruoli più noti, sicuramente quello di Manrico nel Trovatore verdiano.

BIOGRAFIA: http://www.wolfartists.com/artists/tenori/carloscibelli.aspx






FONTE: SLIPPED DISC
http://slippedisc.com/2015/01/tragic-death-of-international-tenor-aged-50/

lunedì 12 gennaio 2015

Addio a Elena Obraztsova, mezzosoprano russo

La star russa e sovietica della lirica, il mezzosoprano Elena Obraztsova, è morta in Germania a 75 anni. Nella sua lunga carriera ha interpretato molti ruoli sotto la direzione anche di maestri italiani come Claudio Abbado, con cui aprì la 200/a stagione della Scala nel 1977.     Insignita del premio Lenin, si era esibita con Pavarotti e aveva lavorato con Zeffirelli. Lo scorso anno aveva sottoscritto la lettera di sostegno alla politica di Putin in Ucraina, dopo l'annessione alla Crimea.


La cantante è stata ricordata in una nota anche dal Teatro alla Scala, che ha appreso "con commozione" la notizia della scomparsa di "un’artista che ha legato il suo nome a una stagione irripetibile nella storia del melodramma attraverso una serie di memorabili interpretazioni di un repertorio che spaziava da Verdi al Verismo, dall’opera francese a quella russa". La sua attività a Milano è legata soprattutto ad alcune leggendarie produzioni dirette da Claudio Abbado e Georges Prêtre negli anni ’70 e ’80, ma il pubblico scaligero ha avuto modo di abbracciarla ancora in occasione de Il giocatore nel 1995 e della Dama di Picche nel 2005.
Elena Obraztsova giunge alla Scala nel 1964 insieme alla compagnia del Teatro Bol’soj, impegnata in una grande tournée: canta la parte della governante in una Dama di picche di Čajkovskij la cui protagonista è Galina Višnevskaja e in Guerra e pace di Prokof’ev diretta da Rodzestvenskij. Torna nel 1973, sempre con il Bol’soj, per Chovanščina di Mussorgskij e Semjon Kotko di Prokof’ev. La consacrazione avviene nel 1976 come Charlotte in Werther, accanto ad Alfredo Kraus e con Georges Prêtre sul podio: un successo personale che le assicura il ritorno il 7 dicembre 1977 come principessa Eboli nel Don Carlo di Verdi diretto da Claudio Abbado con la regia di Luca Ronconi. In scena con lei Mirella Freni, José Carreras, Nicolai Ghiaurov. Poche settimane dopo è Ulrica nel Ballo in maschera ancora con la direzione di Abbado, in uno spettacolo di Franco Zeffirelli in cui cantano Shirley Verrett e Piero Cappuccilli; il 6 gennaio 1978 canta il Requiem verdiano in San Marco con Abbado, Gandolfi, Freni, Pavarotti e Ghiaurov. Dopo la ripresa di Don Carlo e diversi Requiem Abbado torna a dirigerla nel 1980 in un Oedipus Rex di Stravinskij con regia di De Lullo e scene di Pizzi. L’anno seguente Georges Prêtre la vuole come Santuzza in una Cavalleria rusticana con Plácido Domingo, spettacolo di Zeffirelli. Nel 1982 affronta uno dei suoi rari ruoli belcantistici: Anna Bolena di Donizetti a fianco di Montserrat Caballé nella messa in scena di Luchino Visconti diretta da Giuseppe Patané. Elena Obraztsova torna alla Scala nel 1996 ne Il giocatore di Prokof’ev diretto da Valery Gergiev con la regia di Temur Tchekeidze e, per l’ultima volta, nel 2005 come Contessa nella Dama di Picche diretta da Yuri Temirkanov nello spettacolo di Stephen Medcalf: l’opera in cui aveva debuttato al Piermarini 41 anni prima.  

FONTI: ANSA e TEATRO ALLA SCALA 







venerdì 9 gennaio 2015

TORINO / Al Regio l'inedito dittico Puccini & Granados: due atti unici del Novecento riuniti per la prima volta in una nuova produzione


Giovedì 15 gennaio il Teatro Regio presenta un inedito dittico formato dalle opere Goyescas, di Enrique Granados, e Suor Angelica, di Giacomo Puccini. Entrambi i titoli sono presentati in un nuovo allestimento, coprodotto con il Maggio Musicale Fiorentino e il Teatro San Carlo di Napoli, con la regia e le scene di Andrea De Rosa e la direzione di Donato Renzetti. Goyescas e Suor Angelica saranno in scena il 15, 20 e 23 gennaio alle ore 20 e il 18 e 25 gennaio alle 15.
In Goyescas: Giuseppina Piunti sarà Rosario, Andeka Gorrotxategui interpreterà Fernando, Fabián Veloz sarà Paquiro.
In Suor Angelica, protagonista sarà il soprano Amarilli Nizza, Anna Maria Chiuri sarà zia Principessa, Valeria Tornatore sarà la suora infermiera, Silvia Beltrami la suora zelatrice, Damiana Mizzi Suor Genovieffa e Claudia Marchila maestra delle novizie.
L’Orchestra del Teatro Regio sarà diretta da Donato Renzetti. Regia e scene del nuovo allestimento sono di Andrea De Rosa e i costumi di Alessandro Ciammarughi; Michela Lucenti firma le coreografie di Goyescas e i movimenti scenici di Suor Angelica; le luci sono di Pasquale Mari. Il Coro del Teatro Regio e il Coro di voci bianche del Regio e del Conservatorio “G. Verdi”, quest’ultimo presente in Suor Angelica, sono istruiti da Claudio Fenoglio. Entrambe le opere vedranno la presenza della compagnia Balletto Civile, impegnata nelle coreografie e nei movimenti scenici.
Goyescas e Suor Angelica verranno trasmesse in diretta su Rai-Radio3 il 15 gennaio alle ore 20, serata inserita anche all’interno del circuito Euroradio.
Al Piccolo Regio Puccini, per gli Incontri con l’Opera, il dittico sarà presentato al pubblico dalla giornalista Susanna Franchi, mercoledì 14 gennaio alle ore 17.30; ingresso libero. Per i melomani o i curiosi che amano scoprire le regole della messa in scena, sabato 10 gennaio alle ore 15 appuntamento con Sabato all’Opera, in cui verranno presentate le opere; si potrà, inoltrre, assistere a parte di una prova e visitare il teatro. Prenotazioni all’Ufficio Attività Scuola - Tel. 011.8815.209.
Dopo la copertura del Teatro Regio Torino Rossini Tour, Paola Giunti tornerà nel backstage del teatro per scoprire divertenti curiosità sugli interpreti e sul nuovo allestimento con le Pillole di Passione, visibili sul sito del Regiowww.teatroregio.torino.it e sul nostro canale YouTube.com/TeatroRegioTorino.
Biglietti in vendita presso la Biglietteria del Teatro Regio, piazza Castello 215 - Tel. 011.8815.241/242, presso Infopiemonte-Torinocultura, alla Biglietteria del Teatro Stabile, on line su www.vivaticket.it e telefonicamente con carta di credito al n. 011.8815.270. Info: tel. 011.8815.557.
Grazie agli Amici del Regio, per gli under 30 e gli over 65 i biglietti costano solo 18 euro. L’offerta è valida per tutte le recite e fino a esaurimento dei posti disponibili. Biglietti in vendita esclusivamente alla Biglietteria delTeatro Regio e telefonicamente al n. 011.8815.270.

I Teatri milanesi esprimono solidarietà a Charlie Hebdo

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO, CONDIVIDENDO OGNI PAROLA


Di fronte alla inaudita barbarie, all’odio insensato, al vile omicidio, rivendichiamo con la forza della cultura la libertà, il confronto critico d’idee, tutti i valori che sono una conquista della nostra civiltà e che debbono essere difesi ogni giorno con determinazione e fermezza.

Ferdinando Bruni, Elio De Capitani, Fiorenzo Grassi, Teatro Elfo Puccini
Massimo Collarini, Presidente Fondazione I Pomeriggi Musicali
Luigi Corbani, Direttore de laVERDI di Milano
Sergio Escobar, Direttore del Piccolo Teatro di Milano/Teatro d’Europa
Alexander Pereira, Sovrintendente del Teatro alla Scala di Milano
Ernesto Schiavi, Direttore Artistico della Filarmonica della Scala
Andrée Ruth Shammah, Direttore del Teatro Franco Parenti