Dopo il successo del Così fan tutte di Mozart, Michele Mariotti è nuovamente impegnato da domani, mercoledì 8 ottobre, nella stagione del Teatro Comunale di Bologna con il Guillaume Tell, grande titolo rossiniano che lo ha già visto protagonista lo scorso anno al Rossini Opera Festival. L'opera, su libretto di Victor Joseph Étienne de Jouy e Hippolyte Louis Florent Bis tratto dal dramma omonimo di Friedrich Schiller, è l'ultima composta dal pesarese e torna a Bologna dove mancava dal 1957, sul podio allora il grande Francesco Molinari Pradelli. Rispetto all'allestimento del Festival, però, sono annunciate interessanti novità concepite dal regista Graham Vick apposta per gli spazi e l'architettura del palcoscenico bolognese del Bibiena. Lo spettacolo avrà le scene e i costumi di Paul Brown e le coreografie di Ron Howell.
"Guglielmo Tell è un eroe che a me piace definire schubertiano – dice il maestro, freschissimo di nomina da direttore principale a direttore musicale del Teatro bolognese, carica che ricoprirà dal 1° gennaio 2015 - perché l’eroismo di Schubert è meno magniloquente, meno fisico: un eroismo del quotidiano, quello delle persone normali, che gli eventi cambiano in eroi. È un padre di famiglia che viene “costretto” a trasformarsi per difendere i suoi affetti. Dirigo per la prima volta quest’opera e ho scelto la versione in francese perché è stata scritta in questa lingua, e la traduzione italiana modifica la musicalità originaria".
Il cast vede Carlos Alvarez nei panni del protagonista, Michael Spyres come Arnold Melchtal, Marina Rebeka è Mathilde, Simon Orfila sarà Walter Furst, Giorgio Misseri canta il ruolo del Pêcheur, Mariangela Sicilia è Jemmy, Simone Alberghini sarà Melchtal e Luca Tittoto interpreta Gessler.
L’opera è replicata a Bologna l'11, 14, 16 e 18 ottobre.
Dopo il Guillaume Tell Michele Mariotti sarà impegnato in altri due titoli rossiniani: Il barbiere di Siviglia e La donna del lago al Metropolitan di New York.
Info e biglietti: www.tcbo.it
(elena percivaldi)
Rassegna di Musica - Recensioni, presentazioni, interviste, anticipazioni dal mondo della musica classica, antica e lirica
Musica
martedì 7 ottobre 2014
Milano Musica, una stagione nel segno di Romitelli. A dieci anni dalla morte, l'omaggio al visionario compositore goriziano
Sono passati dieci anni dalla prematura
scomparsa di Fausto Romitelli, compositore di origine goriziana
morto giovanissimo a Milano, a soli 41 anni, per un male incurabile.
Musicista visionario, anzi come qualcuno ha scritto un vero e proprio
“scultore di suoni”, Romitelli scriveva musica materica,
elettonica, violenta, estremamente contemporanea. Nelle sue partiture
erano presenti contaminazioni tra generi diversi, dal rock al prog,
dal classico alla musica psichedelica. La sua genialità,
ampiamente riconosciuta – ha vinto anche, nel 2004, il Premio
Abbiati assegnato dall'Associazione Nazionali Critici Musicali per la
sua video-opera “An Index of Metals” - torna a far riflettere in
questi giorni in occasione del Festival di Milano Musica in
un'edizione interamente a lui dedicata. La rassegna, realizzata in
collaborazione con il Teatro alla Scala e Intesa Sanpaolo e giunta alla 23° edizione, proporrà
fino al 15 novembre – in 10 concerti e 12 approfondimenti – opere
e compositori per lo più sconosciuti al grande pubblico
nell’esecuzione dei migliori interpreti internazionali: ben 10
prime assolute, di cui 5 commissioni.
L’inaugurazione, domani giovedì 9
ottobre all 20.30, sarà all’Alcatraz proprio con la video-opera
“An Index of Metals” (2003), nell’esecuzione dell’Ictus
Ensemble, diretto da Georges-Elie Octors, interpreti storici della
musica di Romitelli, con video di Paolo Pachini e Leonardo Romoli. I
testi di Kenka Lekovich sono ispirati da una tela di pop art dipinta
nel 1963 da Roy Lichtenstein, Drowning Girl, raffigurante una giovane
donna in lacrime mentre sta annegando. L’elettronica è
protagonista in seconda serata (ore 22) con Sincronie, Otolab e Mika
Vainio per An Electronic Tribute to Fausto Romitelli.
Tra i tanti appuntamenti, segnaliamo in
coproduzione con l’Orchestra Sinfonica di Milano G. Verdi, diretta
da Gaetano d’Espinosa, venerdì 10 ottobre (ore 20) e domenica 12
ottobre (ore 16) la prima esecuzione assoluta del brano giovanile
“Meridiana”, significativamente accostato alla Sinfonia n. 4 di
Brahms e ai Frammenti sinfonici da Moby Dick di Gentilucci. Seguirà
un focus sulla produzione cameristica di Romitelli con i concerti
che vedono protagonisti il Quartetto Prometeo, che venerdì 17
ottobre (ore 20.30) all’Auditorium San Fedele eseguirà l’unico
quartetto composto da Romitelli, “Natura morta con fiamme”,
insieme a musiche di Georg Friedrich Haas, Kaija Saariaho e György
Kurtág; e i solisti Flavio Virzì e Simone Beneventi, venerdì 24
ottobre (ore 20.30) all’Auditorium San Fedele, con brani per
chitarra elettrica e percussioni, due prime assolute commissionate a
Giovanni Mancuso e Mauro Montalbetti, e brani di Dufourt e Murail.
Centrali i due appuntamenti al Teatro
alla Scala. Domenica 26 ottobre (ore 20) il concerto della
Filarmonica della Scala, diretta da Pierre-André Valade presenta
Dead City Radio. Audiodrome accostato a Lontano di Ligeti e La mer di
Debussy. All’Ensemble intercontemporain, diretto da Matthias
Pintscher, e a Monica Bacelli, il 3 novembre 2014 (ore 20) sono
affidati Mediterraneo I e II (1992-1993) e Cupio Dissolvi, in dialogo
con Introduction et Allegro e Trois poèmes de Stéphane Mallarmé di
Ravel. Presenti anche concerti a ingresso libero, un nuovo
documentario dedicato a Romitelli, incontri con compositori,
realizzati in collaborazione con alcune tra le realtà milanesi di
spicco. Due anche gli appuntamenti nell’ambito della stagione San
Fedele Musica 2014/2015 del Centro Culturale San Fedele: gli
spettacoli multimediali in prima assoluta, per il ciclo Creazione &
spazi interiori. Itinerari di ascolto acustici e multimediali: lunedì
13 ottobre (ore 21) Cercles – Ex nihilo nihil fit, ispirato alla
rappresentazione dell’Universo con Ictus Ensemble; lunedì 27
ottobre (ore 21) Opticks, basato sui principi della luce di Isaac
Newton, con l’Ensemble intercontemporain.
I concerti, che sono preceduti da
incontri e dibattiti, saranno trasmessi in diretta o in differita da
RAI Radio3.
Informazioni, programma completo e
biglietti: www.milanomusica.org
(Elena Percivaldi)
In memoria di Ettore. L'11 ottobre Verona ricorda Bastianini
E' stato, senza ombra di dubbio, uno dei più grandi baritoni della storia dell'opera. E si è spento troppo presto, il 25 gennaio 1967, a soli quarantacinque anni. Ettore Bastianini sarà ricordato dall'Associazione che porta il suo nome in un evento che si terrà a Verona l'11 ottobre prossimo. A partire dalle ore 16, un incontro presso la Sala Maffeiana del Teatro Filarmonico, ripercorrerà la vita e i fasti di una voce "di bronzo e di velluto", che tanti trionfi ha mietuto non solo all'Arena ma in tutti i teatri del mondo. Indimenticabili, ad esempio, il suo Conte di Luna nel Trovatore verdiano alla Scala nel '62 (con Antonietta Stella e Franco Corelli, sul podio Gianandrea Gavazzeni), il suo Rigoletto del 1960 con la Scotto e Kraus (sul podio ancora Gavazzeni), La Forza del Destino con Corelli al San Carlo di Napoli (1958) e ancora con Corelli (e la Callas) il leggendario Poliuto scaligero del 1960. Ma la lista potrebbe continuare a lungo...La giornata di studio, intitolata "Ettore Bastianini all'Arena di Verona. 1956-1961" vedrà la presenza di Piero Mioli e Giovanni Villani, che alterneranno i loro interventi ad alcuni ascolti mirati di grandi interpretazioni del baritono senese. In chiusura, Villani intervisterà Adriana Lazzarini, Adriana Maliponte, Daniele Barioni, Bonaldo Giaiotti e Giuseppe Riva.
Per informazioni e programma: http://www.associazioneettorebastianini.org
(elena percivaldi)
PARMA / Festival Verdi al via con "La Forza del Destino"
Sarà "La Forza del Destino" a inaugurare, venerdì 10 ottobre alle ore 19.30 al Teatro Regio di Parma, il Festival Verdi 2014 (repliche il 16, 19, 23, 28 ottobre). L’opera di Giuseppe Verdi va in scena nell’allestimento realizzato per il Teatro Regio da Stefano Poda, che firma regia, scene, costumi, coreografia e luci dello spettacolo.
Jader Bignamini affronta per la prima volta la partitura sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Salvo Sgrò, e guida il cast composto da Simon Lim (Il marchese di Calatrava), Virginia Tola (al debutto nel ruolo di Donna Leonora), Luca Salsi (Don Carlo di Vargas), Roberto Aronica (Don Alvaro), Chiara Amarù (per la prima volta al Regio e al debutto nel ruolo di Preziosilla), Michele Pertusi (al debutto nel ruolo di Padre guardiano), Roberto De Candia (Fra’ Melitone), Raffaella Lupinacci (Curra), Andrea Giovannini (Mastro Trabuco), Daniele Cusari (Un alcade), Gianluca Monti (Un chirurgo).
Nell’ambito del Progetto di promozione culturale, mercoledì 8 ottobre alle ore 15.30 avrà luogo la prova generale dell’opera, dedicata al pubblico delle associazioni. I biglietti riservati a coloro che non hanno aderito al progetto saranno in vendita sabato 4 ottobre presso la Biglietteria del Teatro Regio a partire dalle ore 10.30 (posto unico €10,00).
Con il progetto Giovani al Festival, realizzato grazie al sostegno di Fondazione Cariparma, speciale riduzione del 75% sul prezzo di abbonamenti e biglietti per gli spettatori da 16 a 30 anni.
Per informazioni: Biglietteria del Teatro Regio di Parma tel. 0521 203999 biglietteria@teatroregioparma.org
www.teatroregioparma.it
Roma / Viola da gamba protagonista a "L'Orecchio di Giano"
![]() |
| la violista da gamba finlandese Varpu Haavisto |
Nel concerto il “passato” si presenta con opere tratte da famose raccolte per viola da gamba scritte dallo spagnolo Diego Ortiz e dall ́inglese Christopher Simpson, cui si affiancano alcuni brani dai Musical Humors (1605) di Tobias Hume, musicista, compositore e avventuriero.
Di Monsieur de Sainte-Colombe - insegnante della maggior parte dei suonatori dell’epoca d ́oro della viola da gamba in Francia - verranno eseguiti alcuni brani provenienti da un manoscritto ritrovato nel 1992 nella piccola città di Tournus.
Di Monsieur de Sainte-Colombe “le fils”, figura totalmente sconosciuta alle fonti storiche finora note, verranno presentati alcuni brani tratti da un manoscritto trovato negli anni Cinquanta nella biblioteca della Cattedrale di Durham in Inghilterra.
PRENOTAZIONE tel. +39.328.6294500 info@musicaimmagine.it
PROGRAMMA
I concerti dell’Ensemble Seicentonovecento direttore artistico e musicale Flavio Colusso
L’ORECCHIO DI GIANO®
“Dialoghi della Antica & Moderna Musica”
Villa Lante al Gianicolo – Passeggiata del Gianicolo, 10 - Roma
TREDICESIMA EDIZIONE
www.orecchiodigiano.net
mercoledì 15 ottobre 2014, ore 19:00
VIOLA DA GAMBA
musiche antiche di Monsieur de Sainte Colombe - padre e figlio, Tobias Hume, Diego Ortiz, Christopher Simpson
e nuove composizioni di Varpu Haavisto, Eero Järvilehto (1972), Olli Kortekangas (1955) e Olli Virtaperko (1973)
VARPU HAAVISTO viola da gamba
sabato 4 ottobre 2014
Alla Scala con Chailly un Requiem rigorista e trionfale
Alla Scala con Chailly un Requiem rigorista e trionfale
Straordinaria esecuzione del capolavoro verdiano in memoria di Abbado: 15 minuti di applausi
Di Elena Percivaldi
Quindici minuti di applausi, un trionfo assoluto, e per Milano una serata che non temiamo di definire storica. Sì, perché il Requiem di Giuseppe Verdi che si è ascoltato ieri sera al Teatro alla Scala nel primo di due concerti fuori abbonamento (il secondo stasera, ore 20) grazie alla bacchetta di Riccardo Chailly e alla grandiosa performance di coro, orchestra e solisti è uno di quelli che non si dimenticheranno tanto facilmente. La serata era tutta in ricordo di Claudio Abbado, che al Piermarini fu direttore musicale dal 1968 al 1986: e nessun omaggio è stato tanto sentito e vibrante.
Chailly aveva annunciato nei giorni scorsi un'esecuzione del capolavoro verdiano, da lui già ripetutamente diretto in varie occasioni, all'insegna del massimo rigore formale e interpretativo, in linea con le letture di Toscanini e dello stesso Abbado. E infatti la partitura è stata seguita con impeccabile piglio filologico, in ogni luogo e in ogni dettaglio, dai pianissimi appena sussurrati ai fortissimi e oltre dei momenti di maggior pathos drammatico. Tutto è risultato, questo Requiem, tranne che un lavoro “teatrale”, come vorrebbero invece molte letture affatto superficiali: i sussurri del coro, le grida delle trombe, la drammatica frenesia degli archi, l'olimpica calma dei pianissimi, sono tutti elementi che hanno esaltato di questa monumentale opera la profondità sconcertante, la titanica spiritualità, la ricerca dell'Assoluto da parte dell'uomo che si incarna, prende forma e si trasfigura nel suono
Perfetto, ai limiti del miracoloso, l'equilibrio raggiunto tra orchestra e coro, diretti in sinergia assoluta grazie a un'evidente comunione di intenti raggiunta da Chailly e con il maestro Bruno Casoni. Il simbolo di ciò si è incarnato nello stesso Chailly che, sul podio, quasi trasfigurato, ha diretto l'orchestra sillabando nel contempo il testo parola per parola, controllando perfettamente un suono che più verdiano di così non si può. Degna di grande lode anche la prova dei solisti, Anja Harteros, Elīna Garanča, Matthew Polenzani (che ha sostituito all'ultimo momento l'indisposto Jonas Kaufmann) e Ildebrando D’Arcangelo: tutti e quattro hanno saputo esaltare al massimo l'espressività del testo in tutte le «intenzioni su cui bisogna pensare» volute (e son parole sue) da Verdi, dando vita a una prova vocalmente perfetta ed equilibratissima sia individualmente che nei momenti di insieme. Era evidente che lo spirito del genio bussetano ieri sera aleggiava sul Piermarini, e speriamo non sia intenzionato a lasciarlo tanto presto.
Così, allo spegnersi dell’ultima nota, dopo quaranta lunghissimi secondi di silenzio concentrato il pubblico è esploso in quindici minuti di applausi e chiamate. Chailly, che rientrando alle ovazioni non è mai salito sul podio ma è rimasto assieme a solisti, orchestra e coro a sottolineare il lavoro di insieme fatto per questa occasione, entrerà ufficialmente, dal primo gennaio 2015, nella carica di direttore principale del teatro. Ma ieri sera con l'abbraccio virtuale della sua Milano per quest'opera concepita e scritta da Verdi a Milano, eseguita per la prima volta sotto la Madonnina (in San Marco per ricordare Alessandro Manzoni), in memoria di un altro grande milanese recentemente scomparso, il “milanesissimo” maestro ha ricevuto la più solenne, commossa e convinta delle investiture.
(sabato 4 ottobre 2014)
Etichette:
Casoni,
Chailly,
Claudio Abbado,
Giuseppe Verdi,
milano,
musica,
recensioni,
Requiem,
Teatro alla Scala
mercoledì 1 ottobre 2014
«Un Requiem per Abbado e per Milano»
«Un Requiem per Abbado e per Milano»
Torna il capolavoro verdiano, sul podio Chailly. L'esecuzione in memoria del maestro scomparso. Sarà un appuntamento fisso ogni ottobre
di Elena Percivaldi
Se il buongiorno si vede dal mattino, c'è poco da stare allegri: problemi di salute, furti di documenti, cantanti contattati che danno l'ok e poi subito dopo forfait... L'attesa per il Requiem di Verdi che andrà in scena alla Scala venerdì 3 e sabato 4 ottobre, diretto da Riccardo Chailly in memoria di Claudio Abbado, non è iniziata certo sotto i migliori auspici. Ma non importa: alla presentazione di mercoledì al Piermarini, il sovrintendente Alexander Pereira, il maestro Chailly e lo storico direttore del coro scaligero, Bruno Casoni, hanno fatto di tutto per scongiurare la sfortuna e portare un vento positivo: e per conto nostro, ce l'hanno fatta.
La “pars dextruens” è illustrata in tutta onestà da Pereira, che non nasconde nulla. Primo, la defezione diell'attesissima superstar Jonas Kaufmann, il bel tenore dalla voce scura che abbiamo ammirato nel Lohengrin all'apertura di (quasi) tre stagioni fa. «Kaufmann – dice – ci ha comunicato, l'altroieri alle 20, di aver preso una laringite dopo aver cantato a Boston, e ci ha detto che non ce l'avrebbe fatta. Ci siamo messi subito alla ricerca di un sostituto e lo avevamo pure trovato. Ma anche lui, alle tre di notte, ha rinunciato. Alla fine ieri pomeriggio (martedì, per chi legge) siamo riusciti ad avere la conferma della presenza di Matthew Polenzani, determinante l'intervento del Covent Garden. Sarà lui a cantare al “Requiem”. Al momento è impegnato a Londra nell’“Idomeneo” di Mozart. Lo ringraziamo per la disponibilità. A ciò si aggiunge la disavventura occorsa al soprano Anja Harteros, che ha perso le carte di credito e il passaporto, è dovuta tornare indietro e arriverà appena in tempo per le due ultime prove di oggi (mercoledì, ndr). Ma ce l'abbiamo fatta lo stesso, e nonostante tutto, vedrete che andrà tutto bene».
Alla presentazione stampa mancavano, in solidarietà con i colleghi impossibilitati a partecipare, anche gli altri due solisti scritturati per l'esecuzione, Elīna Garanča e Ildebrando D’Arcangelo. C'era però, e in gran forma, il maestro Chailly, che è parso olimpicamente sereno ma anche emozionato per questa sua ennesima edizione del capolavoro verdiano («Lo avrò diretto 15 o 16 volte...»): un'esecuzione che lo vedrà infatti sul pezzo come futuro direttore principale della Scala (la carica ufficiale partirà per lui il primo gennaio 2015), lui milanese doc a dirigere un lavoro concepito e scritto a Milano, eseguito per la prima volta sotto la Madonnina (in San Marco per ricordare Alessandro Manzoni), in memoria di un altro grande milanese recentemente scomparso, il grande Claudio Abbado...
Qual è la cifra, per Chailly, di questo “Requiem” sotto il segno del divino Claudio? Semplice: il rigore formale e interpretativo che riusciva a mettere in luce l'equilibrio neoclassico della sublime composizione del grande bussetano. E per lui, che di Abbado è stato allievo e assistente negli anni Sessanta, e amico per tutta la vita, la lezione del maestro è stata fondamentale. «Abbado – chiosa – lo ha diretto 26 volte alla Scala. Esemplare il rapporto di stretta comunione che riuscì a stabilire con l'allora maestro del coro Romano Gandolfi, e che ha avuto come risultato la creazione di un dialogo sonoro che è per me un punto di riferimento imprescindibile. Cosa che ho cercato di fare con Casoni, con risultati che mi aspetto davvero importanti. Certo, nel tempo del “Requiem” sono state fatte molte letture, da Toscanini a De Sabata, per arrivare fino a Muti. Ma per me i punti fermi sono i Toscanini del 1938 e del 1951».
La sua, annuncia, sarà una lettura tutt'altro che teatrale. «Si legge spesso – chiosa Chailly – che il Requiem è un lavoro tutto teatrale e per nulla spirituale. Bene, io non sono affatto d'accordo. Certo, Verdi non era un uomo “religioso” in senso convenzionale, e i suoi conflitti con la morale e con la religione sono ben noti. Ma basta leggere la partitura per rendersi conto della profondità della meditazione che egli pose nel confrontarsi con l'Assoluto, con il “dopo”, con la fine di tutto. Ciò che c'è dopo la morte, il senso del destino dell'uomo, non è per lui una certezza di fede ma una ricerca continua, che io credo vada tradotta nel suono. Quella di Verdi è una musica non teatrale ma umana, incarna l'uomo che guarda verso l'Alto alla ricerca di risposte». Il “succo” della religione, altroché. E della musica universale.
E proprio il “Requiem” verdiano diventerà per Milano una vera e propria tradizione culturale. Le esecuzioni, e tante, ci sono già. Ma ora, promette Chailly, ogni ottobre qui sarà appuntamento fisso. E sarà, come in questo caso, “fuori abbonamento”: un modo, sostiene all'unisono con Pereira, di divulgare la musica e di far sì che anche il pubblico non usuale possa avvicinarsi e apprezzare. Cosa chè è già stata abbondantemente fatta di recente con l'orchestra della Scala in piazza Duomo a eseguire Gershwin, davanti a migliaia di persone. E ancora una volta, la lezione di Abbado grande formatore anche di giovani musicisti non manca di farsi sentire.
La notizia della giornata è anche che la Scala, grazie al decreto varato dal governo, ha finalmente ottenuto la tanto sospirata autonomia. Ora però, è l'opinione di Pereira, dovrà meritarsela. Si tratta di una grande responsabilità. Promette il sovrintendente: «Dobbiamo esserne degni. Dobbiamo spingerci verso frontiere mai valicate prima». Anche se ciò significa, magari trovare strade nuove. In questi ultimi tempi di vacche magre, con gli enti lirici in gravissima sofferenza, direttori che lasciano (vedi Muti a Roma) e teatri che rischiano la chiusura, l'imperativo è avvicinare il pubblico con iniziative di richiamo ma anche di qualità. «Dobbiamo – avverte Chailly – salvaguardare la nostra identità culturale. Il segnale è allarmante. Sento dire che se ci sono difficoltà è meglio chiudere un teatro e poi riaprirlo. Ma quando mai qualcosa che è stato chiuso ha mai riaperto? Basti pensare alle orchestre Rai». Rincara la dose Pereira: «Preferisco allora trovare altre strade, magari di compromesso, anche difficili. Chiudere un teatro significa decretarne la morte. E noi la morte, dei teatri come della cultura, non la vogliamo».
(mercoledì 1 ottobre 2014)
Giuseppe Verdi, Messa da Requiem
Venerdì 3 e sabato 4 ottobre 2014 – ore 20
Teatro alla Scala
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Riccardo Chailly
Maestro del Coro Bruno Casoni
Solisti Anja Harteros, Elīna Garanča, Matthew Polenzani, Ildebrando D’Arcangelo
Etichette:
Casoni,
Chailly,
Claudio Abbado,
Giuseppe Verdi,
incontri,
milano,
musica,
Requiem,
Teatro alla Scala
Iscriviti a:
Post (Atom)



